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Intervista a Silvio Raffo, poeta, traduttore, saggista e drammaturgo


Giovedì 14 maggio 2026 ho avuto il privilegio di dialogare con Silvio Raffo, in occasione della presentazione del suo romanzo “L’ombra gemella” (Elliot Editore, Roma, 2026, 186 pagg.) a Villa Brunati, sede della Biblioteca civica di Desenzano del Garda.

Un incontro intenso, in cui Raffo non ha soltanto parlato della sua ultima fatica, ma ha offerto al numeroso pubblico presente in sala elementi di riflessione legati alla sua poetica ed al suo stile letterario. Autore raffinato e voce riconoscibile della narrativa e della poesia contemporanea, Silvio Raffo attraversa generi e linguaggi con uno stile intenso e personale. In questa intervista esploriamo il suo mondo creativo, il rapporto con la traduzione, il ruolo della letteratura oggi e le nuove frontiere aperte dall’intelligenza artificiale, senza dimenticare uno sguardo alla sua ultima fatica. Intervista di Simone De Clementi a Silvio Raffo, all'anagrafe Silvio della Porta Raffo, è poeta, traduttore, saggista e drammaturgo. Ha scritto più di dieci romanzi, tra cui La voce della pietra (già finalista al Premio Strega nel 1997, ora Elliot, 2018) da cui è stato tratto il film omonimo di Eric Howell con Emilia Clarke; con Elliot ha pubblicato anche i romanzi Il segreto di Marie-Belle (2019), vincitore del Premio Lord Byron, Lo specchio attento (2020), Gli angeli della casa (2021, Premio Grottammare 2023), L’ultimo poeta (2023) e I tuoi occhi nel buio (2024), “L’ombra gemella” (2026). Ha curato L’amore che non osa (2018), Natura, la più dolce delle madri (2021) e Amore e anima (2024). È autore della biografia Io sono nessuno. Vita e poesia di Emily Dickinson (Elliot, 2022), poetessa della quale ha tra dotto più di 1.500 poesie, per I Meridiani Mondadori e in varie antologie. Vive a Varese, città in cui ha insegnato per anni presso il Liceo Classico “Ernesto Cairoli” e dove dirige il centro di cultura creativa "La Piccola Fenice", fondato nel 1986.

Professore, nei suoi lavori si percepisce spesso un dialogo profondo tra vita e letteratura: quanto c’è di autobiografico nella sua scrittura e quanto invece nasce da pura immaginazione? 

Nel mio caso vita e letteratura sono fittamente intrecciate. Non c'è quasi nessuna esperienza che io viva che non mi riporti a qualcosa che ho letto o scritto, e non mi suggerisca qualcosa da scrivere. Vivere e scrivere giungono quasi a identificarsi. Un dolore, ma anche un piacere, diventa più interessante se si trasforma in parola. Per quanto riguarda i romanzi la rispondenza fra realtà e scrittura è testimoniata dal fatto che i miei scritti scaturiscono sempre da qualcosa che mi è accaduto o mi hanno raccontato, passando ovviamente attraverso una sorta di trasmutazione, ossia aggiungendo all'esperienza vissuta o alla storia ascoltata qualcosa di inventato. Sono queste modifiche a rendere la vicenda più interessante. Insomma da uno spunto fornito dalla cosiddetta realtà si passa alla creazione fantastica in cui l'invenzione ha la forza maggiore. La realtà viene “ri-creata” secondo il desiderio dell’autore, che si pone come Dio alla creazione del mondo (con la differenza che Dio crea ex nihilo e lo scrittore da una sua esperienza o da fantasmi del suo vissuto).

Lei ha tradotto autori importanti: in che modo il lavoro di traduzione ha influenzato il suo stile narrativo e poetico? 

Non credo che l’attività di traduttore mi abbia influenzato più di tanto in ciò che scrivo. In parte e solamente in poesia, poiché ovviamente un traduttore trovandosi per tanto tempo a contatto con lemmi e sintagmi di un’altra lingua è inevitabile che trovi spunti per qualcosa che prenderà forma nella propria operazione artistica, o in certe specifiche espressioni. Un esempio concreto: trovandosi a contatto con schemi metrici della lingua greca, come la strofa saffica, può accadere che il traduttore, se è un poeta (come ci si augura sia sempre) venga ispirato a comporre una strofa saffica nella propria lingua, avendo fatto propria e per così dire “interiorizzato” più o meno consciamente la cadenza, nonché il ritmo, dell’originale. È quanto è capitato al Carducci delle “Odi barbare”.

Nei suoi romanzi e nelle sue poesie emergono spesso figure femminili intense e complesse. Da dove nasce questa attenzione e cosa rappresentano per lei? 

La prevalenza di personaggi femminili dominanti è una caratteristica basilare di quasi tutta la mia produzione narrativa. In primis la figura materna, o quella di una educatrice, o matrigna, o infermiera, in sintesi una figura “accudente” che si prende cura di un personaggio bisognoso, un giovane il più delle volte problematico e “difficile”. Può darsi che questa mia predilezione sia collegata a figure dominanti della mia infanzia e puerizia che hanno particolarmente inciso sulla mia crescita: mia madre, personaggio molto estroso e fortemente intrusivo, mia zia e la mia tata molto delicate e pazienti, la mia insegnante di ginnasio, geniale e imperativa, dotata di una personalità socratica. Anche in questo caso vita e letteratura di identificano, giacché mie ispiratrici furono non solo figure femminili reali, ma anche figure letterarie. A quattordici anni l’incontro fatale con Emily Dickinson fu una sorta d' investitura. Sfogliando l’antologia d'inglese trovai questo nome, la sua immagine e questo testo: To make a Prairie it takes a Clover and One Bee One Clover and a Bee - And Revery - The Revery Alone will do If Bees are few – Perché questi pochi versi mi sconvolsero? Erano i mitici anni ‘60, e nessuno tranne me sembrava interessato a cose del genere. Ma io si! Cercai tutte le notizie che riguardavano la poetessa e verificai che in Italia era stata tradotta solo una piccola parte dei suoi 1775 testi poetici e decisi che avrei tradotto io le poesie non tradotte. Intuivo oscuramente che sarei diventato da adulto il traduttore italiano dell’opera omnia di Emily? Forse sì, forse no, Ma Dio, o il Destino, aveva di fatto già deciso.

Viviamo in un’epoca veloce e digitale: che ruolo può avere oggi la poesia nella vita quotidiana delle persone? 

Vedi, in tempi come i nostri, governati dalla banalità e dall’improvvisazione, spogliati di qualsiasi sacralità e resi ottusi da orde di luoghi comuni, dagli “stridori e fonemi della Logosfera”, ossia del bla bla bla delle masse e dei media, la Poesia dovrebbe svolgere più che mai la salvifica missione di mantenere nei cuori umani l'amore per la Bellezza e l’attitudine alla ricerca dei veri valori dell’esistenza. L’effetto di una boccata d’aria pura o di un sorso d’acqua di fonte in un'atmosfera quasi totalmente inquinata dai miasmi della galoppante disumanizzazione del genere umano (la “dissipatio humani generis” di morselliana memoria).

Il suo ultimo romanzo, “L’ombra gemella”, affronta temi profondi legati all’identità e al doppio: cosa l’ha ispirata nella sua genesi e cosa vorrebbe restasse al lettore dopo la lettura? 

“L’ombra gemella” nasce da una mia visita al villaggio di Nemi dove ho saputo di antiche vicende aventi a che fare con Diana Nemorensis e il sacrificio del re ucciso dal suo successore, ma non solo da questo, anche da una seduta di ipnotismo regressivo (al grembo materno) da cui ho appreso di aver fagocitato in me un gemello. Naturalmente la vicenda doveva essere corredata anche da molti altri particolari, in primis un delitto e un rito sacrificale collegato a quello del mito. Nei miei romanzi c'è quasi sempre un mosaico da ricomporre. Ciò che vorrei restasse nel lettore è la sensazione che la nostra esistenza è governata da un destino a cui non possiamo sfuggire, da un disegno occulto. Ritengo inutile un romanzo che non inquieti il lettore lasciandolo in uno status di conoscenza identico a quello in cui si trovava prima di iniziare la lettura, secondo me la vera preziosità della narrativa è quella di illuminare le zone oscure, di provocare un proficuo risveglio in quella che Margherita Guidacci chiama "la foresta equatoriale dell’Anima".

Che cosa pensa un poeta e uno scrittore come lei dell’Intelligenza Artificiale? 

Devo dire che è un argomento che mi risulta ostico, poiché non avendo molta fiducia nell'intelligenza dell’uomo medio temo che gli strumenti tecnologici e le scoperte più evolute possano danneggiare gravemente la cultura e l’educazione anche scolastica. Non credo che al potere ci siano le persone migliori (né le più intelligenti) e dato che a decidere “le magnifiche sorti e progressive” non sono loro ma i più interessati ad arricchirsi e/o a favorire il male (io temo che esista come entità misteriosamente nemica del Bene) ho il presentimento che anziché giovare possa nuocere. Pensiamo solo alla narrativa, che è già oggi prossima a ridursi a prodotto seriale ad opera dell’IA.

Se dovesse individuare un “filo rosso” che attraversa tutta la sua produzione, quale sarebbe? 

Il “fil rouge” della mia produzione narrativa credo sia la misteriosa e affascinante ambiguità delle affinità elettive, o meglio la natura dei rapporti fra accudente e accudito, tra vittima e carnefice, nonché tra i cosiddetti vivi e i cosiddetti morti. Insomma, il fantasma del doppio e l’impossibile felicità in una relazione d’amore. Tutto ciò in un contesto narrativamente avvolto nel mistero, con tinte a volte gotiche, se non (allusivamente o esplicitamente) da giallo thriller, non contaminato mai dai luoghi comuni del poliziesco contemporaneo, con le banali figure rassicuranti di commissari e detective. C’è sempre o quasi un 'atmosfera perturbante, un mosaico nascosto di cui vengono ricomposte una per una le tessere, poiché, pur nel mio amore genuino per il dark, io amo profondamente la clartè. I contenuti sono “oscuri” ma la forma deve essere di una limpida chiarezza.

Che consiglio darebbe a chi oggi desidera scrivere, ma fatica a trovare una propria voce autentica? 

A un giovane desideroso di dedicarsi alla scrittura consiglierei in primis di guardare sempre più profondamente in se stesso e analizzare i fantasmi del proprio vissuto, cercando di realizzare in ciò che scrive una sorta di “ricreazione” di quel vissuto in forme mai influenzate da qualsivoglia moda o tendenza ma sempre rispondenti a una genuina esigenza personale. Lo stile non può e non deve mai essere la ripetizione passiva di un modello, ma sempre e solo una scelta d’elezione, l’unica in grado di appagare il bisogno primario dello scrittore, quello di una trasfigurazione fantastica unica e irripetibile.


Note

1. Le Odi barbare di Giosuè Carducci sono una raccolta di cinquanta poesie scritte tra il 1877 e il 1879. Il libro rappresenta il tentativo da parte di Carducci di riprodurre la metrica quantitativa dei Greci e dei Latini con quella accentuativa italiana.

2. Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni. Silvio Raffo ha tradotto in italiano gran parte della sua opera ed è uno dei maggiori studiosi a livello mondiale della poetessa.

3. Il termine "logosfera" si riferisce generalmente all'universo delle parole, del linguaggio e della comunicazione concettuale.

4. Dissipatio H.G. (dove H.G. sta per humani generis, "del genere umano") è l'ultimo, profetico romanzo dello scrittore italiano Guido Morselli, pubblicato postumo nel 1977. L'espressione latina, ripresa dal filosofo neoplatonico Giamblico, può essere tradotta come "la dissoluzione" o "evaporazione" del genere umano.

5. Nemi è un incantevole borgo medievale dei Castelli Romani, a picco sull'omonimo lago vulcanico. È celebre per la sua storica produzione di fragoline di bosco e per la leggenda delle navi romane dell'imperatore Caligola.

6. Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992) è stata una poetessa e traduttrice italiana. Tra le sue maggiori raccolte poetiche: La sabbia e l’Angelo (1946); Morte del ricco: un oratorio (1954); Neurosuite (1970); L’altare di Isenheim (1980); Inno alla gioia (1983); Il buio e lo splendore (1989); Anelli del tempo (postumo, 1993).

Bibliografia

Silvio Raffo, “L’estasi insicura”, Interno Libri Edizioni, 2024

Silvio Raffo, Saffo. Antologia lirica, Nomos Edizioni, 2013

 (a cura di) Silvio Raffo, “Muse del disincanto. Poesia italiana del Novecento. Un'antologia critica”, Castelvecchi, 2019

Silvio Raffo, “Il verso è tutto. I nuovi lirici”, Croce Libreria, 2024

Silvio Raffo, “Io sono Nessuno” (vita di Emily Dickinson), Le Lettere, 2011

Emily Dickinson, Tutte le poesie, Meridiani Arnoldo Mondadori Editore, 1998 (traduzione a cura di Silvio Raffo)

Silvio Raffo, “La voce della pietra”, Il Saggiatore, 1996; poi Elliot Edizioni, 2018

Silvio Raffo, “L'ultimo poeta”, Elliot Edizioni, 2023

Silvio Raffo, “I tuoi occhi nel buio”, Elliot Edizioni, 2024

Silvio Raffo, “L’ombra gemella”, Elliot Edizioni, 2026

Guido Morselli, “Dissipatio H. G.”, Milano, Adelphi, 1977.

Guido Morselli, “Roma senza papa. Cronache romane di fine secolo ventesimo”, Milano, Adelphi, 1974.

Giosuè Carducci, “Odi barbare”, Bologna, Zanichelli, 1877 (seconda edizione con prefazione di Giuseppe Chiarini, ivi, 1878; terza edizione, ivi, 1880; quarta edizione, ivi, 1883; quinta edizione, ivi, 1887).

Simone De Clementi, “L’IO nell’era dell’IA, 2026

Pubblicato il 15 giugno 2026

Simone De Clementi

Simone De Clementi / Filosofo della scienza, scrittore e formatore. Esperto in BDC e orientamento.

http://www.cronacheinattuali.wordpress.com