Sulla piattaforma Linkedin, ma anche su altre, si leggono una molteplicità di post sulla tecnologia, sulle negatività o le meraviglie dell’Intelligenza Artificiale (Apocalittici o Integrati); tanti post, convegni, dibattiti, seminari, vertono sull’utilizzo dell’IA, sulla semantica dell’IA, sul linguaggio dell’IA, sull’integrazione nel lavoro (pubblico o privato) dell’IA, etc. etc.
Leggiamo di perceptron, di vettori, di informazioni, di reti neurali, di matrici e di spazi matematici; c’è addirittura chi intervista l’IA e gli viene concesso uno spazio di due pagine su un quotidiano nazionale. Sia chiaro che tutti i contributi sono legittimi e utili alla conoscenza di qualcosa che già utilizziamo in modo massiccio (consapevolmente o inconsapevolmente) e che utilizzeremo sempre di più: va però riscontrato anche che, almeno finora, non ci sono articoli o post o interventi che descrivano le idee, le teorie, le filosofie, che sottendono all’Intelligenza artificiale ovvero le teorie T.E.S.C.R.E.A.L.
Veniamo da una cultura che ci ha insegnato a farci delle domande e a capire prima ancora di applicare o utilizzare; parliamo e scriviamo di Gemini, ChatGPT, Anthropic, Google, DeepMind, Meta etc. ma ci siamo mai chiesti quali sono le logiche e le ideologie, l’idea di fondo, alla base di questi strumenti di cui parliamo costantemente (e utilizziamo) ogni giorno?
Si potrebbe obiettare che questi strumenti ormai esistono e quindi interrogarsi sulle logiche e sulle idee di fondo che sottendono le Intelligenze Artificiali sia questione di lana caprina; al contempo, però, si potrebbe replicare che conoscere i reali archetipi della Intelligenza Artificiale aiuterebbe ad utilizzare con maggiore spirito critico questi strumenti ma soprattutto risponderebbe ad una osservazione semplice: siamo proprio sicuri che fatta la stessa domanda (qualsiasi domanda) queste IA risponderebbero tutte allo stesso modo?
Proseguendo nel nostro percorso, la presenza a Roma, a metà marzo, del miliardario e fondatore di Palantir Technologies, Peter Thiel, è stato al centro di cronache e dibattiti per una serie di incontri riservati focalizzati sull'intelligenza artificiale, la geopolitica e accordi strategici; questo signore, in un breve saggio del 2003 (di circa 25 pagine) aveva già dichiarato la sua visione politica riportando un passaggio poetico tratto da Locksley Hall di Alfred Tennyson.
Versi che, riletti oggi, assumono un tono quasi profetico e rivelatore; nel componimento, infatti, il poeta inglese immagina un futuro dai contorni escatologici, in cui l’uomo spinge il proprio sguardo oltre i limiti del presente fino a contemplare le promesse del progresso. Ma questo sviluppo tecnico e materiale reca con sé anche guerra, conflitto e distruzione, almeno sino alla nascita - accompagnata dal dissolvimento delle singole sovranità politiche - di un Parlamento universale, di una Federazione mondiale governata da una saggezza comune capace di contenere persino le nazioni più turbolente e i poteri più instabili. In questa prospettiva, Thiel colloca il progresso entro una dinamica dove due forze opposte trovano infine ricomposizione in una sintesi conciliatrice incarnata dal common sense. Un senso comune, una forza di contenimento orientata verso uno scopo preciso, e dunque un concetto teologico trasposto sul piano della modernità secolarizzata.
Oggi di tutte quella ideologia descritta nel 2003 manca solo il common sense, la sintesi conciliatrice; il mondo è in fiamme, la globalizzazione senza barriere è già ai posteri e, si legge sull’Avvenire del 12 marzo 2026, dalle visioni apocalittiche del fondatore di Palantir, emerge una nuova teologia delle Big Tech secondo cui i processi di governo mondiale sarebbero l’Anticristo e solo il progresso tecnologico gestito dai grandi poteri (lasciato libero da ogni vincolo) potrà portare pace e sicurezza.
Ecco perché conoscere e comprendere T.E.S.C.R.E.A.L. può aiutare, per quanto alcune teorie possano sembrare assurde, a capire meglio le intenzioni e le giustificazioni, a volte apparentemente contraddittorie e incomprensibili, di un élite di supermiliardari che si è auto-dichiarata padrona del futuro interplanetario.
D'altronde il 22 marzo 2023 sul sito del Future of Life Institute era stata pubblicata una lettera firmata da imprenditori, autori ed esperti di intelligenza artificiale; la lettera aveva aperto un caso, visto che tra i firmatari c’erano Elon Musk, Yoshua Bengio, Steve Wozniak e Noah Harari e soprattutto visto che alcune delle menti più stimate della Silicon Valley stavano chiedendo una pausa sui sistemi più avanzati di IA. Ma cos'è T.E.S.C.R.E.A.L?
T.E.S.C.R.E.A.L. è l’insieme di teorie alla base di alcuni ambienti della Silicon Valley, gli stessi proprietari degli strumenti di cui discutiamo quotidianamente, anche se non è un’ideologia formalizzata e adottata ufficialmente dalle Big Tech; è un acronimo formato da sette formule che insieme definiscono il nuovo orizzonte e conoscerlo aiuta a capire da che parte stanno andando le Big Tech; sta per “Transumanesimo, Estropianesimo, Singolaritanesimo, Cosmismo, Razionalismo, Altruismo Efficace e Lungotermismo.”
E’ difficile entrare nello specifico di tutte le ideologie espresse con il termine T.E.S.C.R.E.A.L. per ovvi motivi di spazio dedicato ad un articolo per cui è possibile sintetizzare l’insieme di queste idee sostenendo che, in futurologia si ipotizza lo sviluppo di una singolarità tecnologica, un punto in cui il progresso accelera oltre la capacità umana di comprensione e previsione. Questa idea è sostenuta da Vernor Vinge, che ha coniato il termine Transumanesimo, e da Ray Kurzweil, fondatore della Singularity University, finanziata da Google e situata presso il centro di ricerca NASA di Mountain View, con l’obiettivo di formare la futura classe dirigente e promuovere l’uso di tecnologie esponenziali per affrontare le grandi sfide dell’umanità, tra cui il superamento della morte.
Secondo Vinge, la singolarità descrive un futuro in cui l’IA supererà il nostro controllo. In questo scenario si colloca il transumanesimo, definito dal filosofo Max More come il movimento che mira a migliorare radicalmente la condizione umana attraverso la ragione e la tecnologia, eliminando l’invecchiamento e potenziando le capacità fisiche, cognitive e psicologiche.
Nato negli Stati Uniti tra gli anni ’70 e ’80, il transumanesimo unisce l’eredità dell’era spaziale e della controcultura degli anni ’60, con una visione quasi salvifica della tecnologia. Il fisico Max Tegmark descrive l’evoluzione della vita in tre stadi: Vita 1.0 (biologica), Vita 2.0 (culturale, capace di progettare il proprio software) e Vita 3.0 (tecnologica, in grado di progettare anche il proprio hardware).
In parallelo crescono pratiche di biohacking, come l’uso di nootropi per il potenziamento cognitivo, diffusi tra manager e studenti. L’integrazione uomo-macchina rappresenta uno dei pilastri fondamentali della singolarità tecnologica, un concetto che prevede la fusione tra intelligenza artificiale e capacità cognitive umane.
Le interfacce neurali, in particolare, stanno aprendo scenari rivoluzionari, permettendo una connessione diretta tra il cervello umano e i sistemi digitali. Queste tecnologie, ancora in fase sperimentale, potrebbero presto consentire di controllare dispositivi con il pensiero, migliorare le capacità mnemoniche o persino potenziare le funzioni cognitive.
Ray Kurzweil, inoltre, sostiene che l’interazione tra genetica, nanotecnologie e robotica porterà già dal 2030 alla creazione di individui ibridi: esseri umani potenziati da nanobot nel sangue, capaci di rafforzare il sistema immunitario e di collegare la neocorteccia al cloud, ampliando l’intelligenza umana, una direzione già intrapresa da Elon Musk con Neuralink.
Le scienze sociali e la futurologia, inoltre, offrono una prospettiva diversa sulla singolarità tecnologica: James Clerk Maxwell e Henri Poincaré hanno osservato che i sistemi sociali possono essere soggetti a singolarità, in cui piccole variazioni possono causare grandi cambiamenti. Ad esempio, una parola può scatenare una guerra, o una nuova tecnologia può rivoluzionare una società.
In sintesi, secondo questa visione, la tecnologia può e deve superare i limiti della condizione umana, accelerare il progresso oltre le capacità dell’uomo, estendere la vita, trasformare lo spazio e orientare il presente verso un futuro remoto.
Mentre stavo scrivendo la fine di questo articolo è stata pubblicata la prima Enciclica di Leone XIV sull’Intelligenza Artificiale – Magnifica Humanitas – e, di conseguenza, quale migliore conclusione visto che in questa Enciclica si affrontano le tematiche descritte in precedenza e nel mio libro Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell'essere umano, Delos Digital, maggio 2026
La posizione di Papa Leone XIV su Transumanesimo e Post-umanesimo, espressa nell'enciclica Magnifica Humanitas, è improntata a un profondo discernimento critico, mettendo in guardia contro una visione che rischia di snaturare l'essenza dell'essere umano in nome del progresso tecnico.
I punti salienti della sua analisi sono i seguenti:
- Definizione e radici ideologiche: il Papa identifica queste correnti come lo sfondo ideologico che abita i centri di potere tecnologico e colonizza l'immaginario collettivo; esse condividono la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. Se il transumanesimo punta al potenziamento delle prestazioni umane tramite biotecnologie e algoritmi, il post-umanesimo è più radicale, criticando l'antropocentrismo e prospettando un'ibridazione uomo-macchina che porti a un nuovo stadio evolutivo
- Il rischio della disumanizzazione: il nucleo della critica papale non riguarda l'uso della tecnica in sé, ma la visione antropologica sottostante. Se l'essere umano è trattato come materiale da perfezionare, si apre la strada alla cultura dello scarto. In questo scenario, chi è meno efficiente o performante rischia di essere considerato meno degno o addirittura di seconda classe, funzionale agli interessi di élite che si percepiscono superiori.
- L'accettazione del limite: Il Papa sottolinea che il limite, la fragilità e la sofferenza non sono errori da correggere, ma dimensioni costitutive che aprono l'uomo alla relazione, alla compassione e all'incontro con Dio. Cercare di rimuovere totalmente il dolore significherebbe spegnere anche l'amore e il desiderio, rinunciando a ciò che ci rende autenticamente umani.
- Divinizzazione tecnologica: Leone XIV contrappone la promessa tecnica di un uomo potenziato alla trascendenza cristiana.
In sintesi, il Papa invita a non inseguire la chimera di un'autoaffermazione illimitata ma a costruire un progresso che sia alleato del cuore e non fattore di regressione antropologica, restando fedeli alla verità sull'uomo come creatura chiamata alla comunione e non oggetto da ottimizzare.
Luigi Russo, Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell’essere umano. Delos Digital, maggio 2026