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Il mio libro 𝗧𝗘𝗖𝗡𝗢𝗖𝗢𝗡𝗦𝗔𝗣𝗘𝗩𝗢𝗟𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗧𝗔' 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗘𝗟𝗧𝗔 condiviso per intero sulla Stultiferanavis. Nell'introduzione del libro qui presentata, sottolineo l’importanza di agire da attore imprevedibile della vita (un cane sciolto), in realtà diventate tecnologiche che tendono a trasformare tutti in semplici automi e protesi meccaniche, al servizio di altri, di élite minoritarie che si sono elette a uniche detentrici del libero arbitrio. Queste élite hanno costruito una narrazione simbolica e semantica della realtà che esalta il regno delle nuove libertà tecnologiche, anche quando esse sono in realtà assenti o manipolate Abituati a queste libertà gratuite molti hanno smesso di interrogarsi sui loro presupposti e le loro conseguenze, senza riuscire comunque a cancellare il bisogno di una riflessione critica. A loro, soprattutto ai più giovani, il libro che ho scritto prova a offrire alcuni spunti utili a cogliere i pericoli che si nascondono dentro un’era dominata dalla tecnologia, a cambiare punto di vista, a riflettere sullo stato di salute della libertà di scelta individuale.


Nell’universo binario, tutto ruota sulle scelte binarie. Il medium si rivela incline verso una certa arbitrarietà. Spesso ciò lascia fuori le cose che non abbiamo deciso di notare o di catalogare, e in altri casi impone scelte di cui non c’è alcun bisogno.” - Programma o sarai programmato di Douglas Rushkoff

 

La libertà fondamentale dell’uomo è la sua libertà di scegliere come si comporterà in ciascuna situazione!” -  Victor Frankl


Ai lettori di questo testo alcune delle argomentazioni sulla libertà di scelta e sulla facoltà del giudizio potranno apparire come pretenziose. Al suo autore appare denso di potenziali trabocchetti, ma anche un modo per testimoniare l’importanza di agire da attore imprevedibile della vita (un cane sciolto), in una realtà tecnologica che tende a trasformare tutti in semplici automi e protesi meccaniche, al servizio di altri, élite minoritarie che si sono elette a uniche detentrici del libero arbitrio. 

Queste élite hanno costruito una narrazione simbolica e semantica della realtà che esalta il regno delle nuove libertà tecnologiche, anche quando esse sono in realtà assenti o manipolate (“il mercato del lavoro non è precarizzato ma lo spazio perfetto per esprimere liberamente la propria capacità imprenditoriale!”). Abituati a queste libertà gratuite molti hanno smesso di interrogarsi sui loro presupposti e le loro conseguenze, senza riuscire comunque a cancellare il bisogno di una riflessione critica. A loro, soprattutto ai più giovani, vorrei provare a offrire alcuni spunti utili a cogliere i pericoli che si nascondono dentro un’era dominata dalla tecnologia, a cambiare punto di vista, a riflettere sullo stato di salute della libertà di scelta individuale. 

spunti do riflesione per pensare con la propria testa, utili a cogliere i pericoli che si nascondono dentro un’era dominata dalla tecnologia, a cambiare punto di vista, a riflettere sullo stato di salute della libertà di scelta individuale. 

Un appello per scelte non binarie 

Tutti i pensatori e i filosofi si sono prima o poi cimentati con un tema che non interessa solo teologi, psicologi cognitivisti, filosofi morali e della mente, ma anche (neuro)scienziati e semplici persone. Di libero arbitrio si parla da sempre, è un tema filosofico ma anche vivo, percepito come sensato da ognuno perché imposto dalle cose stesse e dalla nostra costante ricerca esistenziale su chi siamo, cosa ci facciamo qui e sulla nostra responsabilità nel mondo. Parlarne oggi ha un valore più grande. Permette di ragionare su quanto, nell’era tecnologica attuale, siamo diventati prevedibili, misurabili, ottimizzabili, manipolabili e su quali siano i confini all’interno dei quali qualcuno vorrebbe circoscrivere e delimitare le nostre scelte individuali, decidendo per noi quali abbiano un peso e quali no. 

Appellarsi alla libertà di scelta individuale non ha nulla dell’eroismo, è un modo intelligente per contrastare la forza della tecnologia, il suo ricatto sottile e costante, i suoi inganni e le sue promesse riappropriandosi della cabina di regia, che oggi è sempre più nelle mani di pochi. Dispensatori di libertà gratuite e di molteplici forme di intrattenimento, il cui obiettivo primario è di mantenere il controllo e il potere acquisito, quello secondario, a supporto del primo, è di rendere gli individui sempre meno autonomi, attivi, liberi e capaci di pensiero critico, anche nell’esercizio della loro libertà di scelta. 

Le risposte che ci diamo sono strettamente collegate al grado di libertà che pensiamo di avere, a come la esercitiamo in termini di volontà, responsabilità, comportamenti etici e morali, ricerca della verità. Semplice illusione o oggetto di fede, oggi il libero arbitrio torna al centro dell’attenzione sia per la sua capacità di alimentare sogni e utopie sia per avere assunto, nella percezione di molti, le sembianze di un semplice algoritmo, usato da entità altre per facilitare, velocizzare scelte e decisioni, costruire potenziali distopie. Un algoritmo totem e divinità, a cui molti hanno delegato il loro destino, la loro probabile felicità e incerta salvezza. L’ennesima variante di un bisogno molto umano che deriva dalla percezione di insufficienza e imperfezione e dalla ricerca di qualcuno (Dio, Dei) o qualcosa (magia, tecnologia) a cui abbandonarsi perché ritenuti eleggibili a fare da maestri e da guide. 

Il tema del libero arbitrio è diventato tanto più importante quanto più alcune scoperte scientifiche stanno evidenziando la possibile somiglianza dell’Homo Sapiens a una macchina (lo pensava già Cartesio), suggerendo una possibile similitudine tra cervello umano e computer. Un cervello assimilabile a quello elettronico, sempre più digitalizzato e cognitivamente modificato, capace di fare da piattaforma hardware alla mente, come uno smartphone la fa al suo sistema operativo. Una macchina neuronale, oggi spiegata grazie ai computer e alle tecnologie computazionali che ha prodotto. Fortunatamente ancora in grado di capire sia quanto assomigli a esse, sia quanto da esse sia diversa e separata. 

Intelligenze artificiali e umane 

Contrariamente ai racconti delle narrazioni mediali correnti, le intelligenze artificiali odierne si dimostrano più efficienti del cervello umano nel compiere attività specializzate, ma non lo sono ancora in termini di intelligenza generale. 

Per molti tecno-scettici la realizzazione di un’intelligenza artificiale superumana è così difficile che probabilmente ancora per molti decenni non sarà possibile realizzarne alcuna. La super-intelligenza[1] (ultra-intelligenza) che alcuni vedono già all’orizzonte (2029) e altri come Rodney Brooks (MIT) spostano in là nel tempo di almeno 180 anni, prima o poi arriverà. Al momento non ci resta che constatare che l’aggiornamento del nostro sistema neuronale non avviene attraverso semplici download dal Cloud[2] ma è opera di un’evoluzione complessa durata millenni (miliardi se riferita a quella dell’universo), che trae vantaggio dalle tante mutazioni avvenute nel corso del tempo e continueranno a susseguirsi anche in futuro. Comprese quelle oggi determinate da tecnologie che stanno producendo cambiamenti cerebrali, epigenetici e forse anche genetici capaci, a loro volta, di condizionare l’evoluzione umana in corso.

Nel frattempo, le macchine non sembrano disporre ancora, pur nella loro continua evoluzione intelligente, della creatività che caratterizza l’ingegno umano nella sua capacità di trovare risposte diverse agli stimoli ricevuti. Neppure della capacità di provare emozioni, costruire relazioni e comunicazioni di tipo empatico e provare sentimenti. E poco importa se film come Her[3] abbiano cercato di comunicare una verità diversa. Con i segnali di coda del film se ne va anche la protagonista digitale con la sua rappresentazione visuale di Samantha che la rendeva simile a un essere umano. Senza corpo e senza immagine, di essa non rimane che un ricordo. 

Le tante analogie tra cervello e hardware o tra mente e programmi software (algoritmi e conoscenze che usiamo per elaborare informazioni) servono alla produzione di sempre nuove macchine intelligenti, capaci di svolgere al posto nostro un numero crescente di attività. Ma “[…] ciò non vuol dire che quelle stesse cose non si possano fare altro che così o che noi le facciamo proprio così[4]. In altri termini l’analogia tra la macchina e il cervello umano finisce là dove la prima non fa altro che svolgere le sue attività (sempre più all’interno di algoritmi capaci di apprendimento) fino a quando non si esaurisca una batteria, qualcuno non stacchi la spina elettrica o pigi un interruttore, mentre il secondo può sbizzarrirsi in una infinità di altri programmi e detiene ancora il potere di riattaccare la spina degli strumenti che utilizza. Questo non significa che si possa scartare l’ipotesi futura di scoprire che la varietà di programmi concessaci sia a sua volta determinata da un programma a monte (Dio? In futuro Google, Facebook o una IA del futuro?). Se questa ipotesi fosse vera non ci impedirebbe comunque di ricorrere alla nostra capacità razionale, di usare la capacità critica del nostro pensiero, fare delle riflessioni e porci delle domande, come se questo fosse uno scenario futuro solo immaginario e impossibile. 

Libertà di scelta come possibilità 

In questa diversità, per alcuni solo temporanea fino all’avvento della singolarità delle macchine (Raymond Kurzweil), vorrei provare a collocare la riflessione sulla libertà di scelta come possibilità (il tema non è se siamo o meno liberi ma quanto lo siamo) e strumento per esercitare la propria individualità, consapevolezza, con l’obiettivo della maggiore conoscenza e saggezza. Entrambe intese come possibilità di praticare lo spirito critico e il ragionamento, utili antidoti alla stupidità, all’ignoranza e al conformismo dilaganti. Strumenti di analisi attiva della realtà, per cominciare a pensare fuori dal coro rifuggendo ogni forma di gregarietà, per interrogarsi sulla validità di ogni tipo di informazione o affermazione, comprese quelle digitali e online, per riflettere sulle proprie convinzioni personali e teorie, per andare oltre ai pregiudizi e agli schemi mentali. Tutto questo nel tentativo, probabilmente velleitario, di riuscire a cogliere le sottigliezze dei fatti e la complessità della realtà, così da valutare con maggiore accuratezza ogni situazione e le sue possibili conseguenze, infine per acquisire le conoscenze utili a stabilire collegamenti, fare delle scelte e prendere delle decisioni[5] finalizzate a modificare e trasformare la realtà. Favorendo una condotta consapevole e accorta, che dovrebbe diventare arte di vivere, da coltivare anche per i benefici e i vantaggi che potrebbe regalare. 

invito a tutti a prestare maggiore attenzione ai bisogni inconsci emergenti, alle proprie percezioni e sensazioni sia consce sia inconsce,

Da questa mia riflessione faccio discendere un invito a tutti a prestare maggiore attenzione ai bisogni inconsci emergenti, alle proprie percezioni e sensazioni sia consce sia inconsce, impegnandosi nell’accumulare maggiore conoscenza sulle tante realtà vissute e nello sviluppare nuove capacità di orientamento nei numerosi universi paralleli frequentati. Una capacità in grado di aggiustamenti continui, come quelli a cui sono oggi obbligati i sistemi geostazionari di cui tutti ci serviamo, che devono tenere conto dello spostamento continuo e accelerato del polo magnetico della Terra. La maggiore conoscenza serve a non accettare passivamente valori, concetti e dogmi imposti da chi oggi detiene un potere immenso, coercitivo e manipolativo grazie ai mezzi tecnologici e finanziari di cui dispone. Aiuta a impadronirsi di quello che serve per tutti gli aggiustamenti (umani) necessari, a dotarsi degli strumenti utili alla comprensione della realtà, ai processi decisionali, alla scelta e all’azione. 

Homo Sapiens: una evoluzione a rischio 

La specie Homo Sapiens, per come la conosciamo, non è forse mai stata tanto in pericolo come oggi, anche se la sua destinazione finale si manifestasse nella forma dell’Homo Deus (Harari), il frutto di una tecnologia che ha pervaso il mondo intero trasformandolo in un sistema cosmico di elaborazione dati e potente quanto Dio, o nella forma di Homo Premium (Massimo Gaggi), un essere umano fortunato per vivere più a lungo e in modo aumentato grazie a manipolazioni genetiche e protesi tecnologiche varie. 

Il pericolo incombente nasce da una evoluzione futura dell’Homo Sapiens che sembra essere indirizzata verso una fase di Homo Ludens, interessato solo al divertimento e alle gratificazioni che ne derivano, o di Homo Stupidus Stupidus (Vittorino Andreoli), di Homo Insipiens (Gianfranco Pacchioni e Davide Tarizzo) o Insapiens (il riferimento va a Stamina, al Terrapiattismo e ai NoVax). Per un numero crescente di pensatori tutti noi rischiamo di essere gli ultimi di una specie in via di estinzione, rimpiazzata e sostituita forse da una nuova specie futura composta da macchine intelligenti capaci di adattarsi, apprendere ed espressione di una Vita 3.0, o da umani ibridati tecnologicamente (cyborg e simbionti vari). Macchine così potenti e pervasive da operare sul cervello fino a modificarlo in profondità e forse in modo duraturo agendo biologicamente sulla sua evoluzione futura. 

I pericoli non sono solo tecnologici ma legati alla fase attuale di evoluzione del genere umano sulla Terra e dei modelli di civiltà esistenti. Sono identificabili nel cambiamento climatico dovuto all’innalzamento delle temperature (smettiamo di parlare di cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati, focalizziamoci sul riscaldamento!), nel rischio ritornato attuale di possibili guerre nucleari, nella crisi del sistema tecno-capitalistico o tecno-finanziario nella sua fase corrente, nell’incertezza crescente che è vissuta socialmente come situazione di allarme continuo e politicamente alimenta populismi (risposte semplificatorie a problemi complessi), nazionalismi, sovranismi e autoritarismi vari. Una situazione di criticità cadenzata da milioni di cinguettii, slogan e battute che evidenziano una fuga dalla realtà, una difficoltà nel comprendere e valutare la gravità della crisi attuale e le sue potenziali conseguenze, anche in termini di libertà. 

Ruolo e criticità della tecnologia 

Un elemento di criticità lo sta diventando anche la tecnologia che ha smesso di essere neutrale e si sta trasformando in potente strumento di potere, di controllo e di dominio, non soltanto sociale, economico e governativo, ma anche comportamentale e cognitivo, della psiche e mentale. Un potere declinato in tante singole tecnologie tra di esse sempre più connesse e integrate, che forniscono, a chi le ha create, l’enorme potere di conoscere tutto di tutto, su ogni singolo individuo e ogni sua relazione. Un potere che usa le numerose conoscenze acquisite, grazie ai dati e alle informazioni raccolte, per condizionare i comportamenti, le scelte e le vite delle persone. Anche grazie all’aumentata conoscenza biologica e neurologica dei meccanismi fisiologici che avvengono all’interno del corpo umano e del suo cervello. 

la tecnologia ha smesso di essere neutrale, si sta trasformando in potente strumento di potere, di controllo e di dominio, 

Contrastare questo potere è ritenuta da molti una missione impossibile, dai più non è neppure sentita come un’azione necessaria. Proprio per questo motivo esiste oggi un’urgenza etica ad occuparsene, avendo “il coraggio di servirsi della propria intelligenza[6], di rinunciare alla pigrizia che rende vili, servili e sudditi: per scegliere di diventare adulti e abbandonare la comodità di essere perennemente minorenni, sotto tutoraggio di qualcosa o qualcuno; per evitare l’insipienza futura della nostra specie e distopie future, come quelle descritte in molti libri dallo scrittore inglese di fantascienza Ballard, ma anche rappresentate in film come Blade Runner, Brasil e molti altri; per continuare a tenere aperta la possibilità di un libero arbitrio fatto di scelte individuali che permettano di dare senso alla propria vita e al proprio destino, difendendo spazi di autonomia e di libertà, oggi messi a rischio dalla pervasività della tecnologia, dalla ricerca e volontà di potere di chi la produce. 

Il libero arbitrio a cui faccio riferimento è ciò che caratterizza l’unicità del genere umano come specie animale. La distinzione tra noi e le scimmie, tra noi e le macchine attuali, è la capacità di esercitare la propria autorità morale e politica attraverso delle scelte, siano esse razionali, emotive o entrambe. Questo libero arbitrio non è un mito a cui aggrapparsi per sentirsi liberi e diversi da un animale che forse, alla luce di quanto ho scritto prima, non è poi così tanto libero. Non può esserlo perché quasi tutto ciò che siamo è in qualche modo condizionato biologicamente o socialmente. Forse anche quando, prima di attraversare una strada, ci fermiamo per un attimo a guardare a destra e a sinistra prima di immetterci sulle strisce pedonali (citazione da Stephen Hawking) o quando un tassista generoso ferma la sua macchina (imperativo morale? libera scelta? scelta irrazionale di suicidio?) per soccorrere due fidanzati vittime di un incidente venendo investito e ucciso. 

Anche se non siamo incondizionatamente liberi siamo condannati a essere liberi. Siamo responsabili delle nostre azioni e di come abbiamo deciso di vivere, anche quando riteniamo di essere vittime delle circostanze o di altre entità esterne. Lo diceva Sartre sottolineando al contempo la fatica e le difficoltà che questa condizione comporta. Ritenersi liberi abilita la progettazione e la possibilità di scegliere tra le varie opportunità offerte dalla vita. Insistere nel ritenere di possedere il libero arbitrio è utile per continuare a ritenersi umani, per contrastare i potenti di turno impegnati a limitare libertà e possibilità e a trasformare libertà in schiavitù, per conoscere meglio sé stessi e soprattutto per cercare di comprendere in che modo la propria libertà, indipendenza, individualità e autonomia siano oggi messe a rischio. 

Non tanto dalla tecnologia ma dell’uso che ne viene fatto, da parte di nuovi poteri[7] e di nuove élite emergenti che, anche grazie al sapiente uso degli strumenti digitali disponibili e del Web, sono in grado di manipolare la mente delle persone con narrazioni semplificatorie, utili ai loro fini e al mantenimento del loro potere nel tempo. La manipolazione delle nuove élite è sottile perché sta tutta dentro una narrazione visionaria costruita ad arte e con maestria marketing che celebra, con una retorica libertariana[8], ugualitaria e partecipazionista, la tecnologia come portatrice di libertà individuali. Al tempo stesso queste élite tecnocratiche tendono a nascondere i continui investimenti in soluzioni, interfacce, intelligenze artificiali sempre più ibridabili, anche attraverso di interventi di implantologia, con gli esseri umani con l’obiettivo di guidarli, manipolarli e controllarli meglio, grazie all’enorme quantità di dati che sono in grado di raccogliere, aggregare e analizzare. Questa narrazione assume la forma di una favola, tende a semplificare la realtà metaforizzandola, ne nasconde la complessità problematica sottostante, esalta l’esperienza utente soggettiva, libera e personalizzata, anche quando essa è in realtà sempre più tecno-determinata, supervisionata e indirizzata. 

Costruire narrazioni diverse 

Il primo passo da compiere per agire in libertà consiste nel demistificare la sostanziale falsità di una narrazione che tende a renderci ciechi nei confronti degli effetti di ogni innovazione tecnologica. Effetti che si manifestano in una sostanziale ignoranza dei processi tecnologici nei quali siamo coinvolti, in un crescente controllo sulle vite di ognuno da parte di entità terze, agenzie statali segrete (non esiste solo la NSA) e realtà multinazionali private. 

Esercitare la libertà di pensiero può servire a comprendere come il problema di Facebook non stia tanto nel suo essere così abitato e frequentato ma nei fini oscuri, non detti di chi possiede e gestisce quella piattaforma per scopi privati, di potere e di guadagno. Questi fini non saranno mai favorevoli all’esercizio di una libertà capace di sbugiardare notizie e narrazioni farlocche, traducibile in azioni concrete capaci di ristabilire la verità dei fatti, di dare fiato a nuove narrazioni e alimentare la critica ai modelli correnti. 

La critica non può che nascere dall’attenzione e dallo studio, dall’esercizio del dubbio metodico, dello smascheramento delle false opinioni, del pensiero libero e della riflessione personale, per poi tradurre i risultati ottenuti in azione politica, in difesa dei diritti acquisiti, della libertà e dei beni comuni, in rivendicazioni per una più equa redistribuzione della ricchezza, in lotte e movimenti capaci di ottenerla. 

La critica non può che nascere dall’attenzione e dallo studio, dall’esercizio del dubbio metodico, dello smascheramento delle false opinioni, del pensiero libero e della riflessione personale,

Nel contesto altamente tecnologico e iperconnesso attuale, la riflessione critica non può non partire dai mondi digitali. Il tema su cui riflettere non sono le piattaforme ma la loro abbondanza di informazioni sulla quale è stata idealizzata la democrazia digitale, su come i dati in esse prodotti sono usati e a cosa potrebbero servire se fossero usati in modo diverso. 

Non si deve staccare la spina ma usare la propria intelligenza per capire sempre meglio come funziona la tecnologia, per comprendere cosa fare per piegarla all’interesse dei molti, limitando il potere dei pochi che, con spirito monopolistico, hanno deciso di sfruttare la volontà di potenza della tecnologia per alimentare la propria. Non bisogna affidarsi all’intelligenza del cosiddetto The Game descritto da Alessandro Baricco, ma cercare di carpirne i segreti, smontarne i meccanismi di potere e di controllo, smascherare i numerosi ciarlatani digitali che cavalcano disinformazione e apatia dei loro seguaci, creando nuove forme di intelligenza alternative, idonee a svelare il tentativo di trasformarci tutti in merce e di allevarci in batterie di polli come semplici consumatori. Come ha scritto Mariana Mazzuccato nel suo libro Il valore del tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae (edizioni Laterza, 2018), la vera sfida è riconquistare la propria cittadinanza politica ed esistenziale, ridiventare cittadini, esercitandone la funzione in ogni universo sperimentato, sia esso virtuale o reale (attuale). 

Il rischio che deriva dal non farlo o nel non provarci, esercitando la prerogativa individuale del pensare criticamente, è quello descritto nelle sue opere e nei suoi articoli da Yuval Noha Harari. L’autore del libro best-seller Sapiens, da animali a Dei, parla di hacheraggio della mente, reso possibile da nuove tecnologie che “stanno facendo a stracci il vecchio libero arbitrio” e lo stanno facendo grazie alla quantità di dati di cui entrano in possesso, regalando a pochi potentati il potere immenso di fare ciò che in passato nessun KGB, CIA (NSA), Inquisizione o fantascientifica Spectre aveva mai potuto realizzare. Queste entità, più ignote che note, si fanno carico di interpretare i dati fornendoci le loro interpretazioni come se fossero veritiere, assolute e immodificabili. Facendoci trovare “la pappa pronta”, la soluzione interpretativa utile finale, puntano alla nostra pigrizia mentale per convincerci dell’inutilità di ogni interpretazione alternativa da sperimentare attraverso l’elaborazione di pensiero critico individuale. Vinta questa battaglia “I fatti, o meglio coloro che a vario titolo sono in grado di controllarli, esercitano allora un’influenza assoluta ed esclusiva sulla realtà (sociale, politica, culturale, economica), poiché la ragione umana risulta privata di ogni possibilità di interpretarli, mediarli e modificarli.”[9] 

Menti "hackerate" e azioni da intraprendere 

Per Harari l’hackeraggio della mente mette a rischio le società democratiche, le loro istituzioni e i sistemi politici che hanno garantito fin qui lo sviluppo delle libertà personali. Più che focalizzarsi sulle novità emergenti in termini di populismo e autoritarismo, bisogna capire che il pericolo viene dal nostro interno. Come esseri umani siamo hackerabili per definizione. Per la pervasività della tecnologia, oggi lo siamo in modo esponenziale, soprattutto perché è cresciuta esponenzialmente la capacità di trarre vantaggio dalle nostre debolezze e vulnerabilità, per impossessarsi dei nostri averi ma anche della nostra mente e dei nostri sentimenti (vedi le tante campagne d’odio implementate per motivi politici e che puntano sulle paure e i pregiudizi delle persone). 

Non rimane che prenderne atto. Dopo averlo fatto, bisogna cercare di approfondire la conoscenza di sé stessi e del ruolo che si sta giocando nelle realtà multiple frequentate. La conoscenza e le conoscenze che da essa derivano sono l’antidoto necessario per non farsi hackerare o per capire se ciò sia già avvenuto, contribuiscono a prevenire le azioni messe in campo da altri per instillarci nella mente un simulacro di quello che siamo veramente[10], servono infine a farci sentire ancora umani. Un obiettivo complicato solo se, nel frattempo, si è deciso di schierarsi politicamente con quelle forze emergenti che predicano il sovranismo, le società chiuse con l’innalzamento di muri e barriere, a prescindere dalle conseguenze umanitarie. 

Con il mio libro Tecnoconsapevolezza e libertà di scelta provo a dare un contributo di conoscenza fornendo alcuni spunti che mi auguro trovino tante menti aperte, in grado di accettarli come elementi non ideologici, ma utili per l’esercizio del libero pensiero e del confronto gentile, dialogico e democratico di semplici opinioni. Il testo si pone nella scia degli altri e-book da me scritti. Tutti nati dalla volontà di fornire un contributo personale a coloro che sono impegnati in una riflessione critica sulla tecnologia basata sull’esercizio libero e responsabile di decisioni e azioni, nell’illusione di scegliere e agire liberamente. Rivolto a quanti sono ancora interessati a distinguere tra false notizie e verità, pensato per contribuire all’informazione e all’educazione sugli usi e gli abusi delle nuove tecnologie in modo da alimentare conoscenza e pratica della cittadinanza (anche della Rete), finalizzato a suggerire il ripensamento critico dei valori emergenti per recuperarne altri, più attenti all’accoglienza, alla gentilezza, alla comunicazione empatica, alla comunità (da non fraintendere con le comunità o i gruppi online di Facebook o Google Plus) di persone libere, autonome e pensanti, piuttosto che alla chiusura, al semplice consumismo, alla brutalità e alla violenza del linguaggio. 

Guidato dalla speranza di sfuggire al determinismo[11] che per molti sembra oggi diventata la legge universale dell’era tecnologica che viviamo, più che provare a cimentarmi con una riflessione sul libero arbitrio ho provato a esercitare l’illusione (pur sempre fondamento della realtà come suggeriva Schopenhauer) di essere libero, un’illusione forse errata ma che fa comunque sentire meglio. Libero di poter agire sulla base delle informazioni buone disponibili (mai numerose come quelle fasulle, ingannevoli, spesso messe in giro ad arte) e delle conoscenze da esse derivate, scegliendo le alternative migliori a disposizione. 

Rifiutando di essere una semplice palla da biliardo, mossa a piacimento da giocatori professionisti dotati di stecche super-tecnologiche, ho cercato di ragionare sulla realtà attuale mettendo in discussione ciò che non mi piace ma anche ciò che penso debba essere posto sotto una lente di ingrandimento personale, in particolare ciò che vede coinvolti tutti nei numerosi processi decisionali che caratterizzano la vita di ognuno. Al centro focale di questa lente c’è la tecnologia, con la sua propria volontà di potenza ma soprattutto con gli effetti che il suo utilizzo sta oggi determinando. 

Mi piace immaginare che, dotati di un microscopio elettronico di ultima generazione, tutti possano acquisire le conoscenze che permettano loro di illudersi di poter mettere le tecnologie al servizio del bene comune, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva, delle persone e dei cittadini. Con queste conoscenze sarà possibile fare due cose: alimentare il dubbio, percorrere le strade impervie della ricerca personale, indugiare e soffermarsi a pensare sulla realtà di ogni esperienza, ma soprattutto imparare a programmare/(si) per evitare di essere programmati[12].

E questo è l’augurio che faccio a tutti coloro che hanno deciso di leggere questo mio e-book e che … arrivati fin qui decideranno di proseguire nella lettura!


 

Indice del libro

Premessa

  • Osare pensare
  • Una riflessione sulla tecnologia è necessaria
  • In viaggio
  • Qualcosa non funziona più
  • Andare oltre la tecnologia 

Introduzione

  • Un appello per scelte non binarie
  • Intelligenze artificiali e umane
  • Libertà di scelta come possibilità
  • Homo Sapiens: una evoluzione a rischio
  • Ruolo e criticità della tecnologia
  • Costruire narrazioni diverse
  • Menti hackerate e azioni da intraprendere

Tempi Moderni

  • Tempi irreali e mondi paralleli
  • Mondi virtuali, memi virali e contagiosi
  • Il ruolo che dobbiamo esercitare
  • In culo alle moltitudini 

Tempi tecnologici

  • πάντα ῥεῖ, tutto scorre
  • Il dominio delle macchine
  • Media digitali e dimensione umana
  • Leggerezza virtuale e pesantezza del reale
  • La realtà come gioco
  • Il grande inganno
  • Mettersi in cammino

Velocità e senso dell’urgenza

  • Il tempo tecnologico è viscoso e agitato
  • L’illusione del tempo presente
  • Immediatezza come registrazione
  • Il recupero della lentezza
  • Deleghe in bianco e scelte fuori dal coro
  • Potenza, vitalità e velocità delle immagini
  • Il tempo dimenticato

Immersi in realtà multiverso

  • Reale e virtuale convivono
  • Finzioni digitali e realtà
  • Multiverso lento
  • Via dalla pazza folla
  • Il ruolo delle emozioni 

Libertà di scelta ed emozioni

  • Emozioni chimiche digitali
  • Emozioni algoritmiche
  • Macchine intelligenti e assistenti personali
  • Emozioni e sofferenza

Siamo scimmie intelligenti?

  • Tecnologia strumento di libertà
  • Trasformazioni cognitive
  • Interazioni uomo-macchina
  • Esseri umani o burattini
  • Scimmie allevate per consumare 

Sentirsi liberi

  • Internet da spazio libero a mondo chiuso
  • Libertà perdute, libertà simulate
  • Libertà illusorie
  • Scelte binarie e libertà illimitata
  • La libertà non fa regali
  • Sapere di non sapere

Gli strumenti che servono

  • Strade accidentate e coraggio
  • Coltivare gli orti del pensiero
  • Pratica del silenzio e tempi lenti
  • Metterci la faccia 

Alimentare il dubbio

  • Dubitare ora dubitare sempre
  • Per dubitare serve una pausa

Gatti, asini e canarini, voliere, acquari e gabbie di vetro

  • Comportiamoci da gatti
  • Pesci in acquario
  • Le voliere di Twitter
  • La gabbia è di vetro ma riscaldata
  • Cambiare aria
  • Mura ciclopiche, barriere e porti chiusi
  • La metafora dell’asino

Attraversare la cornice del display

  • Oltre la cornice dello schermo
  • Contestualizzare la tecnologia
  • La potenza delle immagini che ci guardano
  • Perdere la vista

Interrogarsi sulla solitudine

Isolati nella realtà, soli online
Costretti a stare soli
Voglia di comunità e social networking
Consapevolezza e responsabilità
Solitudine e impegno

Il potere degli algoritmi

  • Attenzione distratta
  • Algoritmo maggiordomo ruffiano
  • Algoritmo invisibile ma non trasparente
  • Un algoritmo fintamente autonomo
  • L’algoritmo calcolatore
  • Ribellarsi all’algoritmo

Poteri forti e monopolistici

  • Poteri totalitari ma sorridenti
  • Fedeltà vado cercando
  • Tecnocrazie nichiliste alla ricerca di delega
  • Libertà, lavoro e diritti
  • Preoccuparsi è meglio che non farlo
  • L’esercizio politico della critica
  • Le chiese della Silicon Valley
  • La politica cinguettante
  • Fake news e analisi dei fatti

Le domande da porsi

  • Domande, domande, domande
  • Dipendenze e rinunce alle dosi quotidiane
  • Esercitare l’arte delle domande
  • Un elenco di domande possibili

Scegliere è difficile

  • Le opzioni della scelta
  • Difficoltà esistenziale della scelta
  • Scelte lenti e consapevoli
  • La libertà di scelta online
  • Scegliere la gentilezza 

Addestramento alla gentilezza

  • C’è bisogno di amicizia e solidarietà
  • Reti di contatti e reti amicali

Alcune considerazioni finali

Webgrafia/Bibliografia


Note

[1] Nel 1965 il matematico inglese Irving Good scriveva: “Definiamo ultra-intelligente una macchina che possa superare di gran lunga qualsiasi essere umano, per quanto intelligente, in tutte le attività intellettuali. Poiché la progettazione di macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultra-intelligente potrà progettare macchine ancora migliori [… ] l’intelligenza dell’uomo rimarrebbe allora molto indietro. La prima macchina ultra-intelligente è l’ultima invenzione che l’uomo dovrà fare, purché quella macchina sia abbastanza docile da dirci come tenerla sotto controllo.” 

[2] Macchine e memorie che compongono il Cloud Computing.

[3] Lei (Her) è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze, con protagonista.  Il film descrive un futuro prossimo, non troppo lontano, nel quale i computer hanno un ruolo di primissimo piano nella vita delle persone. Her è un assistente personale dotato di intelligenza artificiale che cambia la vita al protagonista per la sua capacità di interpretare, apprendere, elaborare e dimostrare emozioni. Her è un prototipo anticipazione di come potrebbe evolvere la tecnologia e di quanto potrebbero cambiare le nostre relazioni e interazioni con essa.

[4]Edoardo Boncinelli nel libro scritto con Giulio Giorello, Lo Scimmione intelligente

[5] Da un punto di vista fenomenologico la decisione è l’atto che attiva la connessione causale tra un’azione e le motivazioni che l’hanno scatenata, rafforzale in modo da uscire dall’indecisione tra possibili opzioni diverse e fare una scelta. L’atto che esprime l’iniziativa del soggetto e la sua scelta. Quanto poi questa decisione sia libera o meno riporta alla sua valenza ontologica che richiama la causalità e il dibattito infinito sul determinismo. (De Monticelli)

[6] Il concetto è del filosofo Kant Inserito nel suo testo del 1784 Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo? Avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza (Sapere Aude, Orazio) e di praticare l’autonomia morale è la risposta. Una risposta tipica del pensiero illuminista, valida anche oggi! Ma non da tutti condivisa! 

[7] Sul tema suggerisco la lettura del libero di Franklin Foer: I nuovi poteri forti. Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi 

[8] La narrazione libertaria dovrebbe richiamare maggiore attenzione da parte di tutti, soprattutto per la grande confusione concettuale sui termini utilizzati per illustrare visioni e strategie dei potenti di turno. I libertariani o anarco-capitalisti fanno sognare futuri gloriosi di democrazia e libertà. In realtà puntano al controllo totale e all’alienazione dell’umano. Una descrizione esauriente della dottrina economica e politica del libertarismo la si trova nel libro La rete è libera e democratica, Falso di Ippolita (pag. 80) riassumibile in: libertà declinata solo in termini economici e monetari, individui considerati attori liberi in natura, deregolamentazione assoluta del mercato, proprietà come diritto naturale, accumulo di beni come fine stesso del concetto di libertà, delega tecnocratica alle tecnologie, buone per natura.

[9] Paolo Ercolani: Figlio di un Io minore – Dalla società aperta alla società ottusa, Marsilio Editore, 2019, Prefazione di Luciano Canfora 

[10] Yuval Noha Harari, da un articolo pubblicato sul giornale la Repubblica il 13 gennaio 2019: “Mentre leggete queste righe, governi e grandi imprese si stanno facendo in quattro per hackerarvi; e se arriveranno al punto di conoscervi meglio di quanto vi conosciate voi, potranno vendervi qualsiasi cosa, prodotto o politicante che sia.” 

[11]L’idea che i fatti in un dato istante determinino ciò che accade nell’istante successivo, e così via in eterno,” ( Daniel Dennet, 2018) 

[12] Il riferimento è al libro di Douglas Rushkoff: Programma o sarai programmato. Dieci istruzioni per sopravvivere all’era digitale. Il decalogo proposto recita in questo modo: Evitare di essere sempre online, vivere di persona, si può sempre scegliere di non scegliere, non si ha sempre pienamente ragione, una misura unica non va bene per tutti, rimanere sé stessi, non svendere gli amici, dire la verità, condividere senza turbare, programmare o essere programmati.

StultiferaBiblio

Pubblicato il 25 gennaio 2025

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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