Ho iniziato a scrivere a otto anni, a scuola, e a dire il vero in quei primi anni più che scrivere amavo leggere. Una divoratrice di libri, fumetti, enciclopedie riguardanti paesi e popoli, teatro.
L’amore per la scrittura è venuto su piano piano, quando mi sono resa conto che quello che scrivevo, soprattutto i raccontini fantastici, piacevano.
Alternavo scritti di tipo giornalistico a scritti fantasiosi e, più in là negli anni, emozionali.
C’era un limite bello grosso: scrivevo solo quando mi prendeva la voglia, quando “avevo l’ispirazione”.
Mi sentivo un’artista ma con seri dubbi sulla qualità della mia arte, e questo levava spontaneità alla mia passione.
Inoltre, non ero capace di scrivere per il teatro, o romanzi, o racconti.
Che artista del cavolo.
Così ho smesso di provarci, rinviando il tutto ad un più felice e risolto futuro.
La mia creatività l’ho usata per progettare interventi a favore delle fasce svantaggiate, a favore di territori, usando il mio essere visionaria.
Non nel senso di stramba pazzoide, ma nel senso che immaginavo , “vedevo” le potenzialità di un territorio o di un gruppo di persone e costruivo sopra un progetto.
Avvolgi veloce, arriviamo ad un recente passato.
Era il 2017, ero in una crisi profonda, la più brutta che abbia mai vissuto, e avevo perso il contatto con me stessa.
Fu allora che il mio inconscio mi mandò un messaggio. Una voce mi risuonò nella mente dicendo “Nulla dura per sempre”.
Poco tempo dopo lessi un articolo in cui si evidenziava l’importanza delle parole nel dialogo interiore.
Una mattina mi resi conto che con me stessa ero piena di dubbi e quasi disprezzo.
Così iniziai a ripetermi “Io posso, io sono capace” fino a sentire dentro di me la dissoluzione della negatività.
Mi misi al pc e iniziai a scrivere.
Sentivo l’urgenza di dire tutto quello che avevo imparato nel corso della mia esperienza umana e professionale di sociologa e criminologa.
Giorno dopo giorno, mi ripetevo quel mantra che nessuno mi aveva insegnato fino a sentirmi libera e continuavo a scrivere.
Nel giro di due mesi avevo scritto la prima bozza del mio primo libro, che, da perfetta ignorante di marketing e strategie, nominai “Manuale di sopravvivenza per genitori. Crescere figli protetti da bulli e pedofili”.
La prima bozza si è poi evoluta, con infinite correzioni, ampliamenti, arricchimenti teorici.
Di recente, dopo un paio d’anni di nuova oscurità e silenzio interiore, ho ritrovato la voglia di scrivere e ho ripreso.
Questa volta sono un fiume in piena, sto scrivendo ogni giorno e oltre ad una revisione del mio primo libro, ne ho scritti altri due che sto rivedendo.
Ma dato che tutto cambia, non riesco a scrivere al pc.
I miei contenuti oggi sono come pepite da estrarre da una miniera, un lavoro duro, a tratti doloroso, in cui mi scopro e mi dico mille volte quanto ho sbagliato io e quanto hanno sbagliato gli altri con me.
L’argomento? Le relazioni fondamentali, a partire da quella con sé stessi.
Riempio quaderni, dopo decenni di scrittura al pc, perché la mia voce, quella profonda e vera, esce solo dalla penna sul foglio.
E niente, era solo per dirvelo.