Ho passato oltre vent’anni nelle sale di montaggio della televisione italiana. Per anni ho montato programmi per la TV italiana. Rai, Sky, Mediaset, Discovery. Quiz, reality, factual, inchieste, documentari. In quel mondo non esistono scorciatoie. Devi tenere il ritmo, costruire la tensione, far ridere o piangere lo spettatore. E devi farlo con decine di ore di girato, deadline serrate e una catena di comando che non perdona errori tecnici. Ogni taglio è una decisione. Cosa resta. Cosa scompare. Cosa significa quando un’immagine incontra un’altra. Poi è arrivata l’AI generativa. Per la prima volta non devono più venire dal mondo reale. Possono emergere dal nulla. Il montaggio non riguarda più solo il modo in cui le immagini si collegano. Riguarda il modo in cui possono esistere.
La fine del privilegio del falso
Per milioni di persone l'esperienza mentale della giornata somiglia a una timeline gigantesca: un nastro continuo su cui scorrono notizie, clip, reazioni, virali, pubblicità, opinioni, accostate come in un montaggio di cui non sei al banco. L'ordine non lo decidi tu. Lo combinano l'algoritmo, il ranking, le notifiche, l'urgenza mediatica, la spirale del commento. Il flusso è costruito per non fermarsi mentre resti nell'interfaccia: puoi mettere in pausa un video, non la catena che ti propina il successivo.