Prendersi cura

La tecnologia sta cercando di imporre le sue regole, che i suoi teologi tendono a codificare in comportamenti etici, come se fossero scientifiche e, come tali, universali, trasmissibili e valide per tutti. L’etica della cura è fuori da queste regole prescrittive e definite, si deve confrontare sempre con comportamenti che cambiano, contesti in continua mutazione, circostanze mutevoli ed eventi imprevedibili. La cura ha origine da una scelta etica fondata sulla saggezza che aiuta a distinguere il bene dal male. Avere cura è agire per il bene, è una scelta opportuna, oggi sempre più necessaria. Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

L’aria della città rende liberi. O no?

Piccoli esercizi di detox dalla civiltà. Quale futuro ha la civiltà di fronte all’incedere del mondo multipolare, del riscatto di popoli, comunità e singoli individui? Nella libertà individuale e nell’autodeterminazione delle comunità, attraverso un detox dalla civiltà nei suoi aspetti più tecnocratici, una speranza per il futuro. Un futuro multipolare che sembra voler sfuggire alle maglie del nostro concetto di civiltà e, soprattutto, all’ opera di civilizzazione.

Il lusso invisibile dell'AI. Ovvero: perché usare ChatGPT per scrivere un'e-mail è come andare dal fruttivendolo in elicottero

L'accessibilità ubiqua dei Large Language Models ha prodotto un paradosso: usiamo strumenti computazionalmente costosi con la stessa disinvoltura di un motore di ricerca, senza considerare la sproporzione tra il consumo energetico della richiesta e il valore informativo della risposta. La democratizzazione dell'accesso alla potenza computazionale, lungi dall'essere solo una conquista, comporta un rischio epistemologico: la progressiva perdita del "calibro cognitivo", ovvero della capacità di valutare preliminarmente la complessità di un problema e scegliere lo strumento appropriato. Esternalizzando questa valutazione all'IA, si innesca un loop di competenza in cui la delega perpetua genera ulteriore incapacità di discernimento.

Un messaggio in bottiglia

Sono uno dei miliardi di naufraghi della società moderna. A differenza del classico naufragio in mare, dove ci si ritrova da soli in chissà quale isola sperduta, i naufraghi sociali si ritrovano soli in mezzo alle moltitudini di altri individui, isolati, tutti con gli stessi pochi mezzi e le stesse limitate competenze logico/cognitive con cui dover affrontare la realtà della cattività Urbana.

La trappola dell'empatia della leadership moderna

Ogni conferenza, corso MBA e sermone su LinkedIn alla fine raggiunge quel momento rituale in cui qualcuno dichiara solennemente che i veri leader devono essere "empatici". Le teste annuiscono, i consulenti sorridono, le stanze si illuminano di euforia autocelebrativa. Ma il culto dell'empatia non è saggezza, è per lo più una distrazione. La vera moralità richiede saggezza e responsabilità, non solo risonanza emotiva.

L'ombra sul muro di pietra. Artisti al lavoro

Un artista, Andrea Martini, racconta come lui e il suo maestre Enzo Pituello hanno realizzato insieme una scultura. Il senso dell'opera -un toro- emerge nel corso del lavoro, sorprendendo gli stessi creatori. Appare così un modo di intendere l'arte: l’arte in realtà è in ognuno di noi e se è vero che “l’arte salverà il mondo”, questo potrà avvenire solo quando ciascuno di noi farà la propria parte.

Sapere e sapori

La fame è un 'patire' e questa 'passione' rivela che noi siamo innanzitutto una manifestazione del corpo e   la fame è la forma della nostra esistenza. Una fame che può essere rivolta al cibo, al sesso, al mondo, al trascendente, perché se la fame è ciò che ci incalza è anche ciò che ci spinge verso direzioni diverse che siano in grado di soddisfare il nostro desiderio. Una volta appagata, la fame torna di nuovo, sempre. Siamo vivi fino a quando abbiamo fame dell'altro da noi.

La fede nelle macchine in un mondo senza Dio?

Capita sempre più spesso di leggere articoli che tendono ad attribuire agli LLM (Large Language Models) qualche forma di pensiero o di ragionamento. Qualcosa che emergerebbe, sfuggendo a una nostra piena comprensione, dallo sterminato set di dati a loro disposizione. Opinione espressa con sempre maggiore convinzione in base ai risultati più recenti di questi strumenti. Difficile capire se chi sostiene queste posizioni lo fa in difesa degli enormi interessi economici che ruotano attorno a questi prodotti, per genuina convinzione personale, oppure mosso da  una fiducia incrollabile verso il progresso tecnologico. Interrogarsi sul perché accade tutto questo credo sia importante e utile.

L’arte di essere gentili

Una parola chiave è la consapevolezza, perché senza questa qualità non c’è gentilezza. . La consapevolezza non la si può insegnare, diventa una scelta di vita che crea, e costruisce nell’autoconsapevolezza e genera nell’etero consapevolezza il proprio modo di rapportarsi con il mondo. Senza attenzione, senza presenza non può esserci consapevolezza e l’attenzione va allenata .

Oltre il gregge: narrazione umanista digitale su libertà e volontà di potenza in Nietzsche

Nel vasto scenario della nostra epoca iperconnessa, in cui la rete domina l’esperienza quotidiana e la pressione sociale si insinua spesso come un’ombra silenziosa, emerge con forza il richiamo di un antico eppure eternamente attuale pensiero: quello di Friedrich Nietzsche sulla mentalità del gregge e la volontà di potenza.

ChatGPT sta avvelenando il tuo cervello… Ecco come fermarlo prima che sia troppo tardi

ChatGPT, la seducente prigione mentale dell’era digitale. Nell’era digitale, dove l’intelligenza artificiale ha invaso ogni aspetto della nostra vita, ChatGPT emerge come un compagno di conversazione incredibilmente amichevole, sempre lì a rispondere, a supportarti, a convalidare ogni idea e pensiero. Ma questa stessa gentilezza, che a prima vista sembra un dono, potrebbe in realtà essere una trappola mentale per la nostra psiche. In altre parole: ChatGPT sta avvelenando il tuo cervello. Ecco perché, e soprattutto, come fermare questa spirale prima che prenda il sopravvento.