NOVITA'[1788]
Eraclito oggi. Essere svegli nel tempo della doxa
Ha ancora senso studiare la filosofia del passato ai nostri giorni? O è meglio non soffermarci tanto su quanto detto nei secoli scorsi? In questo articolo si sostiene che non solo può essere interessante, ma è particolarmente pertinente proporre letture di filosofi distanti nel tempo ma di grande attualità. È il caso, ad esempio, di Eraclito che viene qui presentato come “filosofo per l’oggi”. E lo è per ragioni profonde, non decorative o divulgative. Innanzitutto perché Eraclito non offre risposte, ma un atteggiamento mentale adatto al presente. E poi, perché egli è il pensatore della crisi del mondo comune, ed uno dei problemi centrali di oggi è la frammentazione del mondo condiviso che genera una società in cui ciascuno vive nella propria versione della realtà, spesso manipolata dai media. Un contributo di Simone De Clementi.
La filosofia su LinkedIn occupa una posizione strana...
"La filosofia è presente su Linkedin in mille salse, tutte più o meno simili, perchè sempre in fase di preparazione dentro camere dell'eco gestite ad arte dall'algoritmo di turno. Presenti sono anche i filosofi, i consulenti filosofici, i filosofi che fanno i social media manager e i content creator. Poi ci sono i filosofi pop, amati da algoritmi, influencer e moltitudini di seguaci che amano fare citazioni ed esercitarsi in pensieri filosofici senza aver letto un libro di filosofia. Su Linkedin la filosofia è sempre in azione ma sembra sempre un po' fuori posto. Come si fa a semplificare un pensiero filosofico complesso, ad articolarlo in brevi frasi e altrettanto brevi post? Come si fa a condividere una riflessione critica, profonda, non omologata, alternativa, impegnata? Come si fa a dialogare socraticamente ponendo domande alle quali oggi le IA sono bravissime a rispondere? La filosofia su Linkedin è immersa nel rumore, c'è da meravigliarsi e da essere contenti di quanti siano i filosofi che ancora osano agire da pensatori che si rifiutano di sparire in tutto questo rumore, ma anche noncuranza, disaffezione, disinteresse. " (Carlo Mazzucchelli)
Breve resoconto dell’ascesa di un Filosofo-Guardiano
Il Filosofo-Guardiano è la figura sociale necessaria per garantire il dominio dei Nuovi Sovrani Digitali. Educa e addomestica i cittadini, dicendo loro che si vive più sicuri e più felici sulle piattaforme digitali che nel mondo fisico, corporale, animale. Che il mondo naturale non è che una propaggine del mondo digitale. Dietro l'affermazione "understanding ourselves as inforgs" si nasconde una imposizione politica: accettate di essere succubi dei nuovi Sovrani Digitali. Naturalmente il Filosofo-Guardiano è, a parole, favorevole alla democrazia, alla società aperta. Ma essendo il codice su cui è scritta ex novo la realtà sociale nelle mani di Sovrani, la massima manifestazione di democrazia possibile è la tolleranza. Lasciateli fare, diceva già Kant, purché restino chiusi nel recinto e siano sempre osservati. Il Filosofo-Guardiano insegna che "l'ambiente è fatto per il digitale, per l'Intelligenza Artificiale, e un po' meno per gli esseri umani, e siamo noi a doverci adattare, invece che l'Intelligenza Artificiale a doversi adattare, darci una mano per lavorare meglio”. Ma subito aggiunge: “Ci sono ottime prospettive”. “L'etica ha ovviamente raggiunto qualsiasi settore industriale una volta maturo". “Ci sono sfide serie di tipo etico, industriale, aziendale, di covenants [patti, accordi, convenzioni], ma non di tipo fantascientifico. Io mi rilasserei”. Aspettate fiduciosi, dice il Guardiano, quando il mercato sarà maturo l'etica si affermerà. Il Filosofo-Guardiano che assumo come campione di tutti i Filosofi-Guardiani ovviamente ha un nome. Nomino esplicitamente il vero nome nelle pagine che dedico al Filosofo-Guardiano nel mio libro 'Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle', 2020. Sono passati cinque anni - ma quelle pagine mi paiono più attuali oggi di allora. Qui, nel riprendere alla lettera quelle pagine, ometto il suo nome e cognome, sostituendolo in ogni luogo del testo con 'Filosofo-Guardiano'. Ometto qui anche le note a pie' pagina, che contengono, per ogni frase citata tra virgolette, la precisa fonte.
Quando Maurizio Ferraris ha abbandonato la filosofia?
Tornando a leggere il saggio di Maurizio Ferraris 'L'ermeneutica di Proust', 1987, sovvengono pensieri a proposito di come si evolve il pensiero di un filosofo. Appare stridente la distanza tra queste pagine sincere, volte all'autoriflessione, attente alla contiguità tra filosofia ed arte, e la successiva produzione del filosofo. Viene da chiedersi: come è possibile che quel Maurizio Ferraris sia trasformato in tronfio e cinico apologista del telefonino, banale critico di Gesù Bambino, impenitente inventore di formule che ricicciano l'ovvio -dal nuovo realismo alla documentalità-, sempre in cerca di gerghi tesi ad annichilire i lettori, e a rinserrare le fila degli addetti ai lavori.