Sembra la scena di uno spin-off distopico del World Economic Forum, la pace ridotta a brand di lusso da lanciare sul mercato globale. E infatti a Davos 2026 il presidente Donald Trump ha inaugurato un sedicente “Board of Peace”, un organo internazionale privato guidato da lui stesso, mentre suo genero Jared Kushner - immobiliarista prestato alla geopolitica - presentava il “Master Plan” per Gaza. Nelle slide proiettate scorrevano immagini di grattacieli, resort sul mare e porti ultramoderni, la visione di una “New Gaza” futuristica che richiederebbe almeno 25 miliardi di dollari di investimenti. Il tutto veniva illustrato davanti ai sorrisi compiaciuti dei CEO dell’industria bellica, come se si trattasse di lanciare l’ultimo prodotto finanziario di alta gamma e non di discutere il futuro di un popolo di cui si vuole cancellare l'identità.
In questa visione patinata, bulldozer e ruspe spianano le macerie, e la memoria storica di un territorio, per cancellare tutto e ridisegnare da zero quartieri e infrastrutture. Non città abitate da palestinesi, ma resort e opportunità economiche pensati a tavolino. Nessuno ha chiesto ai gazawi che cosa ne pensino. Nessun processo di autodeterminazione, solo investimenti imposti dall’alto. Del resto, nella carta istitutiva del Board of Peace non compaiono affatto parole come “Palestina” o “diritto all’autodeterminazione”. La cosiddetta pace viene trattata come un prodotto finanziario, mentre la morte e la distruzione diventano opportunità di business. Si parla con disinvoltura di miliardi da investire e profitti futuri, sorvolando sul fatto che a Gaza centinaia di migliaia di persone lottano per sopravvivere in tendopoli senza cibo né riparo. Mentre Kushner promette di ricostruire tutto in due o tre anni, le Nazioni Unite stimano che ci vorranno oltre sette anni solo per rimuovere le 60 milioni di tonnellate di macerie dai bombardamenti.
Questa visione è talmente cinica da risultare quasi onesta nella sua brutalità, e proprio per questo non sembra nemmeno scandalizzare più nessuno. La parola “pace” viene svuotata per far posto ai profitti, mentre molti leader e media occidentali trattano il piano come fosse l'esito di un normale trattato di pace, nel silenzio complice delle nostre democrazie. Nel XXI secolo siamo di fronte a una riedizione del colonialismo, un consiglio d’occupazione costituito dai promotori stessi del conflitto, un club di predatori coloniali assetati di potere e profitto.
La creazione di questo organo apre nuove prospettive su scala globale. Un consesso extra-statale di miliardari e autocrati annulla l'azione politica attraverso l'uso della forza e del denaro che sostituiscono il diritto e la sovranità dei popoli. Siamo di fronte alla distruzione definitiva del sistema di regole internazionali nato dopo il 1945, per imporne uno nuovo su misura del più forte. Il Board of Peace ne è l’emblema. Trump è “chairman for life” (presidente a vita) con poteri monarchici di veto, insostituibile se non per unanime volontà dei membri, e attorno a lui siedono solo quei paesi (o investitori privati) disposti a comprare un seggio al prezzo di un miliardo di dollari l’uno. Non c’è alcuna legittimazione popolare né controllo democratico in questa struttura, che di fatto rimpiazza il ruolo dell’ONU e del diritto internazionale con un club oligarchico a partecipazione plutocratica. Oggi tocca a Gaza, accettato questo precedente, quale sarà la prossima regione trasformata in “business plan” post-bellico?
Alla base di tutto c’è il capitalismo nella sua fase più manifesta e gloriosa, quella in cui solo dalla guerra può nascere una pace redditizia per chi ambisce a governare il mondo. È la pace del più forte, non la pace dei popoli. Una pace intesa non come fine delle ostilità e ricerca di giustizia, ma come consolidamento di interessi privati e stabilizzazione dei mercati. Siamo di fronte a dinamiche antiche quanto la storia umana, che tornano a ripetersi. I “corsi e ricorsi” di un’umanità che sembra non voler imparare. Ancora una volta, il lato più oscuro dell’essere umano si manifesta nella sua forma più compiuta. E, tra plausi entusiasti e silenzi complici, si prepara già il terreno per la prossima “opportunità” bellica da “fermare”. Un Nobel attende un candidato, perché in questo nuovo sistema generato dal capitalismo finanziario e tecnoindustriale, pare che solo dalla guerra possa nascere una pace disegnata su misura dalle élite.
Di fronte a questo scenario distopico, sta a tutti noi riconoscere i rischi del nuovo ordine mondiale che si profila e trovare il coraggio di reagire prima che sia troppo tardi per tutti.
La presentazione di Jared Kushner del 'Master Plan' for New Gaza al World Economic Forum, Davos 2026