Uomini e donne, mostri, esseri divini e tanta fantasia, sono gli elementi che caratterizzano gli antichi miti greci e ciò non può non appassionare i bambini e le bambine appagandone la loro naturale curiosità e il loro modo di ragionare fantastico.
Caratteristica speciale del periodo dell’infanzia è, infatti, la meravigliosa libertà di creare mondi nuovi dove agiscono personaggi creati dalla fanciullesca fantasia in situazioni spesso irreali che coinvolgono bambine e bambini in un gioco che non può definirsi soltanto tale, ma che rappresenta un vero e proprio momento di crescita e contribuisce alla formazione della loro personalità, del carattere e del pensiero creativo.
I bambini e le bambine amano immaginare e “fare finta” e per questo motivo amano le storie. Fiabe e favole, quindi, possono essere d’aiuto per sviluppare la capacità di comprendere sé stessi e gli altri riconoscendo le proprie e altrui emozioni e migliorando la capacità di relazionarsi e di affrontare le difficoltà.
In queste storie, infatti, sono spesso presenti conflitti e sfide che trovano, poi, una risoluzione. Esse sono piene di emozioni diverse come la paura, la tristezza, la rabbia, la felicità e danno la possibilità, ai bambini e alle bambine, di esplorarle e comprendere il modo giusto di affrontarle.
Gli antichi miti greci parlano di un mondo magico che, però, è sbagliato definire “lontano dalla realtà”, poichè attraverso queste affascinanti storie, le culture antiche volevano dare una spiegazione ad eventi, situazioni e comportamenti e sentimenti che, con le conoscenze di quel tempo, non riuscivano a darsi.
Come bambini e bambine, erano in cerca di risposte ai loro innumerevoli perché e, come loro, si inventavano un mondo e delle storie che potessero fornirgliele.
Nei miti non mancano scene d’azione, colpi di scena, trasformazioni, finali a sorpresa che suscitano nei bambini e nelle bambine grande interesse facilitando lo sviluppo della loro capacità di ascolto e di attenzione.
I personaggi mitologici sono i primi “supereroi e supereroine” della storia e per questo piaceranno ai bambini e alle bambine. Anche se i miti, di certo, non nascono per loro, è un bene che li conoscano attraverso una narrazione che, facendo uso di un linguaggio più semplice e adatto a loro, ne faciliti la comprensione ed eviti tutti quei particolari più crudi e violenti.
IL MITO DELLA CREAZIONE
di Germana Bruno
C’era una volta uno spazio infinito
che da niente e nessuno era riempito:
faceva paura per quanto era oscuro e profondo,
ma a chi non so, dato che non c’era il mondo.
Non c’erano i pianeti, le stelle, la luna,
ma c’era solo il Caos senza forma alcuna,
un disordine senza alcun significato
che, per avere senso, andava ordinato.
All’improvviso da quella voragine oscura,
comparve Gea, la Terra, la prima creatura,
poi Eros, l’Amore, che diede vita a ogni cosa,
Urano, il cielo stellato, e Ponto, l’acqua preziosa.
Urano e Gea, sin dal primo momento uniti,
ebbero tantissimi figli presenti in tanti miti:
i tre Ciclopi con un occhio in fronte, i Titani,
e i tre Centimani, con tante teste, braccia e mani.
Questi figli, così mostruosi, enormi e forzuti,
da Urano furono disprezzati e assai temuti
tanto che, nel Tartaro, abisso profondo e oscuro,
li imprigionò tutti quanti per sentirsi più al sicuro.
Urano era un’entità autoritaria e prepotente
e il solo pensiero di sopportarlo eternamente,
tormentava Gea che a quei figli chiese aiuto
per liberarla da quel tiranno opprimente e bruto.
Soltanto Crono, però, la sfida con coraggio accettò
e con un falcetto invisibile dalla madre lo separò:
fu così che il Cielo si staccò per sempre dalla Terra
e tra le generazioni divine fu quella la prima guerra.
Crono divenne per questo la più grande divinità,
ma, come il padre, mostrò la sua malvagità:
divorò ogni suo figlio non appena fosse nato
per paura che un dì lo avrebbero spodestato.
Rea, sua moglie, quando in grembo Zeus portava,
pensò di salvare quella creatura che già amava
e, con l’aiuto di Gea, partorì quell’essere divino
sull’isola di Creta per cambiare il suo destino.
Avvolta in fasce una pietra di grande dimensione,
la consegnò a Crono che ne fece un sol boccone,
così quel bimbo, il futuro padre di tutte le divinità,
poté crescere in segreto in tutta tranquillità.
Quando Zeus diventò grande, sano e forte,
volle salvare i suoi fratelli da quella brutta sorte:
offrì da bere a Crono un intruglio preparato
per fargli vomitare ogni figlio che aveva divorato.
Poi scese nel Tartaro e i Ciclopi andò a liberare
e loro con lui del favore si vollero sdebitare
donandogli dei fulmini che avrebbe scagliato
contro chiunque essergli nemico avrebbe osato.
E di nemici Zeus se ne era fatti davvero tanti,
quindi, aiutato dai Ciclopi e da altri giganti,
diede inizio ad una guerra, che lo vide vincitore,
su Crono e i Titani e degli dei divenne il signore.
La sua casa era l’Olimpo, monte alto fino al cielo,
che aveva sulla cima di nuvole un fitto velo
e a nessun comune mortale era concesso
in quel luogo accedere senza divino permesso.
Sulla punta del monte Zeus sedeva sul suo trono
e teneva nelle mani il destino di ogni donna o uomo,
lui era il re della giustizia sempre molto benevolente
con chi amava la natura e si mostrava accogliente.
Sull’Olimpo, insieme a lui, c’erano altre divinità
che avevano il dono di potenza e immortalità,
ma che spesso assumevano sembianze e gesti
che avevano gli uomini e le donne terrestri.