Giorni fa avevo scritto a proposito del libro “Hypnocracy” di un sedicente “Jianwei Xun”, nome che ho deciso di indicare sempre tra virgolette dati i molti dubbi sulla sua identità e perfino sulla sua esistenza come essere umano. Se li hai persi, leggi i precedenti articoli su questo tema (qui, qui e qui).
Tra algoritmi, bolle percettive, viralità e overload cognitivo, il libro suggerisce che siamo già oltre la disinformazione: stiamo vivendo in sistemi di realtà molteplici, ciascuno con le sue logiche, i suoi fatti, i suoi linguaggi. La metafora non è più quella della “filter bubble”, ma della “reality bubble”. In questo scenario, resistere non significa combattere una verità falsa con una verità più vera, ma imparare a navigare consapevolmente tra realtà concorrenti mantenendo una sorta di lucidità nella trance.
Sottolineavo che a rendere il libro ancora più intrigante è il mistero che lo circonda. Infatti è legittimo chiedersi: chi è realmente “Jianwei Xun”?
Ora mi ricollego proprio ad un gruppo di fact checker italiani che aveva sollevato dubbi sulla sua identità, sottolineando che pochi lo avevano fatto prima. Non so se sia vero che nessuno se ne fosse accorto prima. Vero è che ne è stato scritto un post, circolato su LinkedIn, corredato da un’analisi minuziosa del libro. Nel post si ipotizza che “Jianwei Xun” sia in realtà un artefatto costruito ad arte, che l’operazione sia in bilico tra la burla e il complotto, e forse dietro ci sarebbe una AI addestrata per impersonare un ricercatore orientale, col fine malvagio di manipolare le nostre menti.
Come promesso, ecco la mia personale indagine su “Jianwei Xun”, un lavoro da profiler a caccia del killer, che racconto qui in due tappe. Risulterà anche un’operazione di debunking di un certo fact checking, accettando la sfida lanciata dal libro Hypnocracy, e dimostrando che il fact checking si può fare, se però esso stesso non è affetto da bias. Infatti l’esame dei fact checker non è privo di allucinazioni, errori e valutazioni sommarie, ma proposte come verità, tanto che sono state espresse con un certo dileggio per chi non le riconosce come tali.
Ho esitato qualche giorno nel proporre le mie supposizioni, non solo per evitare di cadere nell’errore di spacciare la Verità come se la detenessi solo io, ma anche perché consapevole che avrebbero compromesso un gioco/esperimento in corso. La seconda tappa, dopo un’importante rivelazione pubblica, mi ha fatto sciogliere ogni riserva.
Prima parte: “Jianwei Xun” è chiaramente uno pseudonimo
Nella prima parte spiego come ho affrontato l’arcano intorno al libro “Hypnocracy”, convincendomi che “Jianwei Xun” è chiaramente uno pseudonimo, scelta che viene fatta spesso in letteratura senza che significhi necessariamente un’intenzione malvagia o una truffa ai danni dei lettori.
Infatti, cosa sappiamo di “Jianwei Xun”? Certamente qualcuno ha pubblicato un libro con questo pseudonimo, e questo (o questi) non può non essere uno studioso che si occupa effettivamente di sociologia, o di filosofia, o di intelligenza artificiale, o di innovazione tecnologica e futurologia, o di media digitali… o di tutte queste cose insieme.
Fact Checking debunked
I fact checker hanno scoperto diverse tracce, che però hanno male interpretato. Se fossero un’intelligenza artificiale, di loro si direbbe che hanno avuto delle allucinazioni [A], mostrato bias [B], commesso errori [E].
[E] Il fantomatico Institute for Critical Digital Studies
I fact checker hanno verificato se sul sito Academia.edu ci fosse una eventuale traccia del lavoro del ricercatore, e, trovata, hanno scaricato l’unico paper pubblicato su quel sito. In testa al paper si fa riferimento all’ Institute for Critical Digital Studies, Berlin(*), che a una facile verifica hanno scoperto essere inesistente.
>>> Invece
nel paper viene indicato in testa, che l’Institute for Critical Digital Studies è a Berlino, e a piè di pagina che è a Dublino. Del resto, nella brevissima nota autobiografica sul sito dell’autore, si dice chiaramente che ha un “background in political philosophy and media studies at Dublin University”. Ciò detto, non esiste alcun istituto con quel nome nemmeno a Dublino.
Qui l’indizio da cogliere è un clamoroso errore sulla sede dell’università, all’interno di un paper ufficialmente pubblicato facendo riferimento all’Università medesima.
[E] Il sito personale di “Jianwei Xun”
I fact checker hanno poi trovato che “Jianwei Xun” possiede anche un sito personale, jianweixun.com, oltre all’account su Academia.edu . Hanno notato che la foto del profilo su Academia.edu ritrae una persona molto giovane, mentre quella sul libro sembra essere di un’altra persona, sospettando (e poi verificando) che siano foto generate da un’intelligenza artificiale
>>> Invece
qui il primo indizio da cogliere è che il sito ospita pochissimi contenuti, e quasi tutti riguardanti il libro e non l’autore. Per quanto relativamente giovane, e alla sua prima pubblicazione di un libro, l’autore avrebbe dovuto raccogliere le principali tappe del proprio percorso di ricerca e professionale, per accreditarsi autorevolezza. Invece mancano innanzitutto il curriculum e qualche link a circoli accademici e riviste scientifiche.
Un secondo indizio da cogliere è che nel sito sono presenti il bottone per ordinare il libro in versione originale, e quello in lingua italiana. Nessun’altra traduzione disponibile. Inoltre, il dominio è stato registrato con Aruba, e il sito sviluppato con Aruba Supersite da italiani.
Per quanto riguarda le foto, il confronto tra quella sul sito e quella su Academia.edu è difficile, a causa della vistosa differenza di età, e della nostra incapacità di riconoscere i tratti somatici asiatici.
Qui un altro indizio da cogliere è che il traduttore del libro in italiano, e autore della nota in apertura del libro (Andrea Colamedici), scrive che Jianwei Xun è giovanissimo, come effettivamente appare nella foto su Academia.edu, in contrasto con la foto sul sito personale ripresa dall’editore Tlon su Facebook. Nemmeno si può pensare che Jianwei Xun abbia aperto il profilo su Academia.edu molti anni prima, perché sembra invece aperto in occasione della pubblicazione del paper, cioè nel 2024.
Ciò detto, le foto recenti di “Jianwei Xun” sembrano essere invece di Jianwei Li, pure lui ricercatore, ma chimico, presso la University of Turku, Finlandia. Qui forse mi sto sbagliando io, ma questo suggerirebbe che sono state generate con l’intelligenza artificiale a partire da quel modello.
Infine un altro indizio da cogliere è che la persona indicata sul sito di “Jianwei Xun”, da contattare per comunicare con l’autore, tale Sarah Horowitz, non esiste, nel senso che non ha lasciato alcuna traccia in rete con questo nome.
[B] La relazione di “Jianwei Xun” e Byung-Chul Han
I fact checker hanno letto la nota del traduttore, Andrea Colamedici, presente in apertura del libro, dove si dice che Jianwei Xun “è considerato da alcuni l’erede di Jean Baudrillard e da altri quello di Byung-Chul Han”. Hanno quindi verificato che Byung-Chul Han esiste ed è conosciuto, ha una propria pagina su wikipedia, e soprattutto conduce i suoi studi all’Universität der Künste di Berlino. Hanno quindi notato una coincidenza su Berlino ma senza ricavarne nulla, preferendo ritenere che “tale Andrea Colamedici docente di Social Media allo IULM” avesse esagerato col suo eloquio.
>>> Invece
qui l’indizio da cogliere è il riferimento da parte di Andrea Colamedici al legame maestro-discepolo tra Byung-Chul Han e Jianwei Xun. Non si capisce da dove emergerebbe se l’unico paper di Jianwei Xun, pubblicato in rete, menziona Jean Baudrillard tra le fonti ma non Byung-Chul Han.
Infatti l’unica citazione di Jianwei Xun sul web (in base a una mia ricerca con Google) è presente nella pagina wikipedia di Byung-Chul Han (!). Il suo nome è inserito in un elenco di prestigiosi analisti e filosofi che avrebbero ispirato gli studi sulla topologia della violenza di Byung-Chul Han. Questi sono del calibro di Sigmund Freud, Walter Benjamin, Carl Schmitt, Richard Sennett, René Girard, Giorgio Agamben, Gilles Deleuze e Félix Guattari, Michel Foucault, Michel Serres, Pierre Bourdieu e Martin Heidegger. Difficile credere che il “giovanissimo” Jianwei Xun sia stato meritevole di comparire tra quelli che hanno ispirato il suo stesso maestro.
Ancora, il legame tra Byung-Chul Han e Jianwei Xun, che già non è del tutto chiaro, non lascia Andrea Colamedici in posizione di semplice osservatore. Dalla rete (ricerche fatte con Google) si viene a sapere che Andrea Colamedici e Byung-Chul Han si sono incontrati nel 2021 a Roma. In seguito Colamedici ha avuto motivo di scrivere articoli sul successo riscontrato da Byung-Chul Han in Italia.
[E] Le schede del libro Hypnocracy su Amazon
I fact checker hanno anche cercato la scheda del libro e dell’autore su Amazon, in inglese, e da questa non sono stati in grado di risalire ad un editore, trovando la cosa sospetta.
>>> Invece
su Amazon sono presenti ancora la scheda della prima edizione da indipendente, in inglese, a dicembre 2024 (disponibile in formato kindle con ASIN: B0DND5C9TY), quella di una seconda edizione in italiano, tradotta da Andrea Colamedici per l’editore Tlon (Collana Hronir), a gennaio 2025 (disponibile in formato paperback con ISBN-13: 979–1255541035, ASIN: B0DP1JD4XD), e kindle (ASIN: B0DQYR7ZBR), e infine quella di una seconda edizione da indipendente (Publisher: Independently published), in inglese, a febbraio 2025 (disponibile in formato paperback con ISBN-13: 979–8311502627, ASIN: B0DY1JK3CK).
Qui l’indizio da cogliere è che “Jianwei Xun” opera sempre come indipendente: il suo profilo su Academia.edu è nella sezione indipendenti, la sua prima pubblicazione su Amazon è solo in formato kindle, e la sua seconda pubblicazione in inglese è autoprodotta. Solo l’edizione in italiano ha visto l’intervento di un editore (Tlon). L’altro indizio da cogliere è che Tlon è una casa editrice fondata da Andrea Colamedici nel 2015.
[A] L’esperimento di Berlino
I fact checker, anche quando arrivano vicini alla soluzione dell’arcano sono tentati dal dare spiegazioni maligne. In questo caso, hanno sospettato che l’artefice della macchinazione (quasi) svelata sia l’editore Tlon, per un esperimento sociale non meglio identificato, e si sono affrettati a ipotizzare anche un’operazione commerciale un po’ furba, basata sulla vendita di “un’opera scritta dall’#AI proprio a noi #beoti #ipnotizzati, abituati a berci tutto e il contrario di tutto”, “un bell’esperimento di presa per i fondelli”.
>>> Invece
c’è un elefante nella stanza: il libro “Hypnocracy” è stato scritto proprio sul tema della manipolazione dell’informazione e sull’impossibilità di verificarne la veridicità. Anzi, è un libro che contiene moltissime interessanti considerazioni su questo tema, tant’è che molte recensioni sono positive, dal momento che toccano corde che vibrano nell’intimo di noi tutti.
Non solo, ma il libro cita proprio un significativo esperimento di Berlino (l’elefante), che avrebbe dovuto essere rivelatore. Riporto l’estratto originale dal libro, con l’aggiunta delle mie osservazioni:
Nel dicembre 2023 un gruppo di ricercatori della Freie Universität Berlin [1] ha condotto quello che è diventato uno degli esperimenti più significativi sulla costruzione della realtà nell’era digitale. Il progetto, guidato da Marcus Heidemann [2], consisteva nella creazione e diffusione controllata di una narrativa complessa attraverso diversi strati della società tedesca.
L’esperimento coinvolse la pubblicazione di un libro filosofico fittizio, Die digitale Dämmerzustand (“Lo stato crepuscolare digitale”), attribuito a un accademico giapponese inesistente, Hiroshi Tanaka. [2] Il libro, che analizzava i meccanismi della manipolazione mediatica contemporanea, fu scritto collettivamente dal team di ricerca utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale per generare parti del contenuto. [3]
Il team reclutò trenta “osservatori partecipanti” attraverso una call pubblica per un non specificato “esperimento sociale”. Questi partecipanti, divisi in gruppi di “osservatori” e “amplificatori”, furono incaricati di documentare la narrativa e in alcuni casi facilitarne la diffusione, senza rivelare la natura dell’esperimento. [4]
I risultati furono sorprendenti. Nel corso di sei mesi la storia si diffuse organicamente attraverso circoli accademici e culturali; diversi critici pubblicarono recensioni del libro “scoperto” ed emersero dibattiti spontanei sulla figura dell’autore. [5]
[1] L’esperimento di Berlino, sarebbe stato condotto da dicembre 2023 e nei sei mesi successivi. “Jianwei Xun” ha pubblicato un primo paper sul tema Hypnocracy nel corso del 2024, e ha pubblicato su Amazon Kindle il libro in inglese a dicembre 2024.
[2] Nell’esperimento non esiste alcun libro sulla decadenza della società digitale, né il suo autore giapponese, Hiroshi Tanaka, e nemmeno alcun ricercatore Marcus Heidemann. Del resto anche di “Jianwei Xun” non abbiamo prove della sua esistenza. E nel libro “Hypnocracy” non vengono fornite fonti riguardanti questo esperimento.
[3] Il libro citato nell’esperimento, “Die digitale Dämmerzustand”, avrebbe dovuto trattare i meccanismi della manipolazione mediatica contemporanea, vale a dire lo stesso tema del libro “Hypnocracy” (!). In quell’esperimento, li libro sarebbe stato scritto collettivamente dal team di ricerca utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale per generare parti del contenuto. Non sarà forse così che è stato scritto anche il libro “Hypnocracy”? Sembra proprio di si. E allora, non sarebbe anche il libro “Hypnocracy” un elemento — questa volta reale — di un esperimento? magari proprio del vero “esperimento di Berlino” che in realtà sarebbe tuttora in corso? E “Jianwei Xun” non sarebbe l’elemento chiave di questo reale esperimento, e cioè l’elemento falso di cui non è facile stabilire la non-verità?
[5] Ancora si sostiene nel libro che l’esperimento di Berlino avrebbe portato a risultati sorprendenti, che la storia fasulla oggetto dell’esperimento si sarebbe diffusa organicamente attraverso circoli accademici e culturali, che diversi critici ne pubblicarono recensioni, e che, una volta “scoperto”, sarebbero emersi dibattiti spontanei sulla figura dell’autore. Non è forse quello che stiamo facendo ora a proposito del libro “Hypnocracy” e del suo fantomatico autore? Non stiamo forse partecipando inconsapevolmente al vero “esperimento di Berlino”?
[A] L’arcano svelato ma non compreso
I fact checker, arrivando effettivamente molto vicini allo svelamento completo dell’arcano, ne hanno tratto questo monito: “leggetelo pure, ma con la mente ben aperta ad accogliere prodotti artificiali ben confezionati come quelli che l’#AI generativa è ormai in grado di fare meglio, ahinoi, del genio umano”. A dimostrazione di non aver ben compreso di quale operazione si tratti, il monito va proprio fuori tema.
>>> Invece
sembra che il libro “Hypnocracy” suggerisca implicitamente proprio la chiave per sciogliere l’arcano intorno ad esso, e predica perfino la modalità con cui noi stessi stiamo discutendo del libro e del suo autore, rendendoci partecipi inconsapevoli dell’esperimento.
La congettura alla fine della prima tappa
Da tutte le osservazioni riepilogate qui sopra, la mia personale congettura è che il libro “Hypnocracy” sarebbe esso stesso un elemento dell’esperimento di Berlino, o comunque ispirato da quello. Il primo paper (su Academia.edu, 2024), la prima edizione kindle (dicembre 2024), e la seconda edizione in inglese (marzo 2025) potrebbero essere un’iniziativa diretta del team di ricerca di Berlino che fa capo a Byung-Chul Han, mentre l’edizione italiana (editore Tlon) e il sito jianweixun.com sarebbero stati gestiti da Andrea Colamedici, contando sulla relazione datata con Byung-Chul Han. L’idea di creare un personaggio fittizio, “Jianwei Xun”, sarebbe nata all’interno del team di ricerca. Andrea Colamedici potrebbe essere solo uno degli “amplificatori” previsti dal progetto, e su questo solo lui può fare chiarezza (forse il 4 Aprile?).
Seconda parte: The Author as Hypothesis
Mentre stavo ultimando la rifinitura di questo articolo, che mi riservavo di pubblicare qualche giorno dopo i precedenti sullo stesso tema, ho scoperto che il sito personale di “Jianwei Xun” è stato aggiornato. Ora è possibile accedere a una nuova pagina, “The Author as Hypothesis”, che aggiunge una chiave di lettura del libro. La prova che fino a qualche giorno fa questa pagina non era accessibile, me la da Wayback Machine.
Non so se hanno deciso di pubblicarla proprio in conseguenza del dibattito che si è acceso intorno al libro col post dei fact checker, che chiamava in causa diverse persone compreso Andrea Colamedici, e al mio che preannunciava la rottura del giocattolo di qualcuno (qui).
Anche senza scoprire tutte le carte, il webmaster del sito illustra la ratio dell’esperimento che consiste nel pubblicare il libro senza che sia chiaro chi ne sia l’autore. Riepilogo di seguito i concetti chiave, che trovo illuminanti pur tenendo conto della loro radicalità.
Sintesi della pagina sulla nuova autorialità
Nell’epoca ipnocratica, anche l’idea di autore entra in crisi. Non è più una figura unica e originaria, ma una configurazione emergente, frutto di reti di intelligenze, mediazioni algoritmiche e riconoscimenti sociali. L’autore diventa un effetto del pensiero, non la sua causa.
Con questa trasformazione, le nozioni classiche di autenticità e autorità perdono presa. Conta meno “chi scrive” e più “che cosa rende possibile questo pensiero”. Non l’origine individuale, ma la risonanza collettiva diventa misura di valore. Ogni testo, in fondo, è sempre stato una co-creazione: con chi ci ha preceduti, con i lettori, con gli strumenti che usiamo.
La scrittura può allora diventare un gesto di trasparenza ricorsiva, che include nel testo anche il processo con cui è stato generato. Non si cerca più un’origine stabile, ma si esplorano le condizioni che rendono pensabile un certo pensiero, riconoscendo l’identità stessa come un’ipotesi aperta.
In questo quadro, l’autore — come il gatto di Schrödinger — esiste e non esiste: prende forma solo nell’atto dell’osservazione, come una configurazione tra le tante possibili. L’autorialità non è più un fatto da verificare, ma un esperimento da condurre.
La conferma della congettura
Anche se la pagina “The Author as Hypothesis” non lo rivela esplicitamente, mi sembra evidente che confermi implicitamente la non esistenza di “Jianwei Xun”. Lascia intendere che dietro al testo, e a tutto l’esperimento, ci sia un gruppo di ricercatori e studiosi. Tra questi dovrebbero esserci almeno Byung-Chul Han e Andrea Colamedici, e forse altre persone.
Infatti, in base all’ultimo indizio trovato proprio in questa nuova pagina, l’errore di inserire la parola “Ipnocracy”, nel testo in inglese, rivela secondo me che a scriverla è stato un italiano, probabilmente Andrea Colamedici.
Potrebbe essere una congettura affetta ancora da allucinazioni e bias da parte mia. Però resta confermato che il libro “Hynocracy” è esso stesso un esperimento, e il suo tema principale è la manipolazione dell’informazione e della frantumazione della realtà. Un problema particolarmente serio, oggi più che mai, perché si intreccia a dinamiche di potere sempre più riconoscibili.
Conclusione
Coi miei articoli ho cercato di amplificare le tesi dell’esperimento, portando contemporaneamente una dimostrazione che non è ancora tutto perduto, e un buon esercizio di pensiero critico e lucida analisi (altro che trance, semmai reality literacy) può ancora rivelare certe operazioni, per quanto ben orchestrate.
Fonti
- Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality, Jianwei Xun, (2025) — Amazon
- Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Jianwei Xun, trad. Andrea Colamedici, (2024) — Amazon
- Perché soltanto in Italia si leggono così tanto i libri del filosofo Byung-Chul Han, Andrea Colamedici, (2024) — Domani
- Trump + Musk = ?, Gigi Cogo, (2025) — LinkedIn
- The Author as Hypothesis: Identity Fragmentation and the Collaborative Construction of Thought, Jianwei Xun, (2025) — jianweixun.com