Un articolo originariamente pubblicato sul mio BLOG laviniacapognawriter
"Qualcosa in questo universo è complice di coloro i quali amano soltanto il bene” ha scritto Simone Weil.
Insieme a Edith Stein è considerata una delle grandi mistiche del Novecento. Fu anche saggista, filosofa ed insegnante.
Simone Weil fu una giovane donna lontana da ogni schema ed etichetta. Ancora oggi in alcuni ambienti cattolici integralisti questa ragazza ebrea che negli ultimi anni di una breve vita avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo è guardata con sospetto.
Simone Weil nacque a Parigi il 3 febbraio 1909 da due simpatici genitori, il dottor Bernard Weil e sua moglie Selma, nata in Russia. Il padre era agnostico e proveniva da un’agiata famiglia, la madre a tre anni era diventata suddita belga e proveniva da una ancor più benestante famiglia di commercianti. La madre ricordava che in Russia aveva abitato in una villa con ben diciassette domestici e che in famiglia vi erano poeti e musicisti.
La famiglia Weil era aperta e progressista. Il figlio André, nato nel 1906, manifestò ben presto un notevole talento matematico, Simone fu una bambina buona, insofferente alle regole, maldestra e timida.
Per via di alcune malattie allora diffuse ed incurabili come la tubercolosi Selma involontariamente instillò nei figli una fobia dei microbi che portò Simone a non voler essere più abbracciata.
Sembra, ma non è certo, che, questa ragazza che avrebbe sfidato benpensanti e borghesi, non abbia vissuto da adulta una storia d'amore o perlomeno nessuno dei suoi amici ne era a conoscenza.
Lei, che amava l’umanità e soffriva per le sue sofferenze, forse non ebbe un compagno o una compagna che potesse confortarla.
Nei suoi quaderni pieni di riflessioni di filosofia, di matematica, di testi in greco antico vi è solo un accenno a B. che fa pensare ad un innamoramento.
Ma chi era B. ?
All’università Simone frequentò lezioni di filosofia e il suo docente fu l'intelligente filosofo Alain. Egli restò colpito da questa ragazza intensa. Lei era noncurante verso ogni cosa materiale, le interessava solo la politica, era comunista. Partecipava a manifestazioni, firmava appelli e pianse per una carestia in Cina.
Simone De Beauvoir, sua coetanea e anche lei studentessa di filosofia, la volle conoscere. Ma nonostante gli ideali in comune erano troppo diverse di carattere per diventare amiche.
Simone fece invece amicizia con un’altra studentessa, che si chiamava anche lei Simone, e che decenni dopo avrebbe scritto una splendida biografia su di lei, Simone Pétrement.
Dopo la laurea ottenne un incarico di docente in un liceo in una cittadina retriva e bigotta nel cuore della Francia in cui scandalizzò i borghesi frequentando gli operai, fumando in pubblico (una cosa considerata allora disdicevole per una donna) e conquistò la stima delle sue allieve. Le invitava ad esprimere loro stesse al di là dei vetusti testi scolastici.
Ma da tempo Simone aveva un sogno che non era quello di proseguire la carriera scolastica ma bensì quello di diventare operaia e che riuscì a realizzare a 25 anni nel 1934.
Da quando i teorici del socialismo e del comunismo scrivevano testi sulla classe operaia nessuno di loro era diventato operaio. Anche Simone aveva scritto degli interessanti saggi politici ma voleva essere un’operaia, non solo una teorica cioè ma condividere la durissima vita degli operai, i loro sogni, le loro aspirazioni, le loro lotte.
La vita in fabbrica alla Renault, dove riuscì ad essere assunta, le farà conoscere la crudeltà della catena di montaggio e dei caporioni che controllavano gli operai ma anche la solidarietà, i semplici desideri di alcune ragazze come andare ad un ballo popolare o scambiare un bacio con un ragazzo sul lungo senna.
Fisicamente l’ex insegnante uscì distrutta da questa esperienza ma arricchita di vita reale, concreta.
Nel 1936 Simone Weil raggiunse un gruppo di anarchici nell'infuriare della guerra di Spagna. Era l’unica donna del gruppo comandato dal mitico Bonaventura Derruti.
Non combatté ma svolse alcuni compiti di supporto come cucinare.
Un grave incidente la costrinse a tornare in Francia e una settimana dopo un gruppo di franchisti sterminò barbaramente gli anarchici.
Sfuggita ad una morte atroce Simone, dopo una lunga convalescenza, fece un viaggio in
Italia soprattutto per vedere Firenze ma quando visitò Assisi accadde un episodio singolare. Nella città di S.Francesco e S.Chiara sentì un qualcosa di particolare, un’energia, per cui, lei che era atea, si "dovette" inginocchiare.
"Dio si sente" scrisse Blaise Pascal, filosofo e matematico del 1600, altro cristiano fuori dagli schemi.
Nel 1938 Simone scrisse una commedia rimasta in parte incompiuta: "Venezia salva". La trama si basava su una storia vera.
Nel 1618 alcuni spagnoli avevano progettato la distruzione di Venezia ma uno di loro Jaffier, pentito, aveva rivelato il complotto al Consiglio dei Dieci, che insieme al Doge, comandavano la Repubblica di Venezia. Jaffier aveva chiesto in cambio che i suoi amici fossero salvati dalla pena di morte ma i Dieci invece avevano arrestato i cospiratori spagnoli e li avevano condannati.
Questo fatto storico aveva già attratto vari scrittori tra cui Goethe che avevano rielaborato la vicenda ed immaginato che Jaffier avesse tradito i suoi amici e salvato Venezia a causa dell'amore per una gentildonna.
Questa ipotesi era, tutto sommato, scontata e Simone ne aveva formulata un'altra ben più attraente: Jaffier aveva tradito i suoi compagni e salvato Venezia perché aveva avuto compassione della città e dei suoi abitanti.
La compassione, nell’alto significato che questa parola ha per un vero cristiano, era una qualità di Simone: lei sentiva su di sè la sofferenza delle altre persone.
Dalla fine degli anni '30 Simone lesse attentamente molti testi sacri tra cui quelli induisti, buddisti e cristiani. Ebbe alcune esperienze mistiche ed elaborò una concezione di Dio che qui posso tentare solo, molto sommariamente, di spiegare: Dio per dare libertà alle sue creature è assente dal mondo, a parte in casi particolari, in un volontario esilio. Sono le persone che possono invece scegliere liberamente e che sono sempre responsabili delle loro scelte.
La fede di Simone creò sconcerto: i fascisti la detestavano perché marxista, ebrea e ora cristiana anche se non sarà battezzata dopo lunghi colloqui con un prete nel 1940 a Marsiglia.
I comunisti, in parte, restarono delusi dalla sua fede.
Simone era sempre più incurante di sé: mangiava pochissimo, vestiva abiti trasandati, nulla di terreno le interessava eccetto la politica e le sigarette.
Insieme ai genitori raggiunse New York. In Europa infuriava ormai la Seconda guerra mondiale ma volle a tutti i costi tornare in Europa, a Londra per lottare nella Resistenza francese, capeggiata dal generale Charles De Gaulle nella organizzazione France libre (Francia libera) a cui si iscrisse.
Una volta raggiunta Londra chiese di essere mandata nella Francia occupata dai tedeschi ma De Gaulle stesso glielo impedì.
Simone venne incaricata di scrivere un libro sui diritti e lei, oltre ai diritti umani e civili, vi inserì anche "le necessità dell'anima".
Poco dopo, fisicamente stremata, venne ricoverata in un sanatorio ad Ashford nel Kent.
Aveva una forma non grave di tubercolosi.
La ragazza che tanti operai ed intellettuali avevano amata ed ammirata conquistò con la sua dolce tenerezza le infermiere e i medici.
Scriveva affettuose lettere ai genitori a New York in cui celava il suo ricovero.
Il 24 agosto 1943, a soli 34 anni, Simone morì serenamente nel sonno. Di che cosa? Secondo i medici di denutrizione.
Simone Weil riposa da allora nel verde Kent. Ma chi era veramente questa ragazza francese inclassificabile ? Una ragazza ricca, una ribelle, una filosofa, una professoressa, una scrittrice, un’operaia, una marxista, un’atea, un’ebrea, una cristiana ?
Nel dopoguerra lo scrittore e filosofo esistenzialista Albert Camus, affascinato da lei, farà pubblicare tutte le sue opere che parlano di rivoluzione, di Catari e di necessità dell’anima.
Elsa Morante nel suo libro “Il mondo salvato dai ragazzini” la mise tra i Felici Pochi, spiriti, liberi e ribelli.
Susan Sontag pubblicò un articolo perplesso su di lei.
Lo psichiatra Eugenio Borgna le ha dedicato un commosso libro.
Intervistata negli anni '50 l’anziana madre, Selma Weil, quando le parlarono delle qualità della figlia rispose in un modo umanissimo che non può che turbare:
"Avrei preferito che fosse stata felice".
Nota: oltre ai libri scritti da Simone Weil sono belli i saggi :
Gabriella Fiori "Simone Weil biografia di un pensiero"
Simone Pétrement "Simone Weil" (biografia)
Eugenio Borgna "L'indicibile tenerezza: in cammino con Simone Weil"
ed altri.