Nel terzo viaggio narrato da Jonathan Swift, Gulliver approda sull’isola volante di Laputa, un isola abitata da scienziati e intellettuali ossessionati da calcoli, esperimenti e teorie spesso prive di applicazione concreta. È una satira brillante che anticipa con incredibile lucidità una tensione ancora oggi attuale: quella tra progresso scientifico e responsabilità sociale.
Laputa: genio senza scopo
Laputa incarna il paradosso della tecnica fine a sé stessa. Gli abitanti dedicano tempo a progetti assurdi - come estrarre raggi solari dai cetrioli - ignorando i bisogni reali delle persone sulla terraferma. Il sapere diventa un esercizio autoreferenziale, scollegato dalla realtà, incapace di generare valore condiviso.
Questa visione critica anticipa una domanda che oggi le aziende si pongono quotidianamente: a cosa serve l’innovazione, se non migliora la vita delle persone o la sostenibilità del pianeta?
Le imprese sono chiamate a integrare la sostenibilità ambientale, l’impatto sociale e la trasparenza gestionale nel proprio modello di crescita. Un sapere che non si traduce in responsabilità non ha cittadinanza nel mercato moderno.
- Environmental: la tecnica dev’essere al servizio della tutela del pianeta
- Social: la scienza non può ignorare la comunità; deve includere equità, inclusione e benessere.
- Governance: l’organizzazione aziendale dev’essere guidata da valori etici e accountability.
Sostenibilità ambientale: da Laputa al Green Deal
In Laputa, la scienza si concentra su esperimenti astratti, lontani da qualunque impatto reale sull’ambiente. Al contrario, oggi la sostenibilità ambientale è diventata un imperativo strategico per governi e imprese. Per essere considerata virtuosa, la tecnica deve contribuire alla riduzione dell’impronta ecologica, al risparmio energetico e alla preservazione delle risorse naturali.
- Se Laputa cerca di estrarre raggi solari dai cetrioli, oggi le aziende investono in tecnologie fotovoltaiche, economia circolare e decarbonizzazione dei processi produttivi.
- Dove gli scienziati laputiani ignorano il mondo reale, le imprese moderne sono spinte dai regolamenti ambientali (come le direttive CSRD e CSDDD nell’UE) e da istituzioni e investitori attenti alle metriche ESG.
- Nell’universo satirico di Swift, la scienza non si pone domande etiche; nel nostro presente, innovazioni come l’AI e la biotecnologia vengono valutate anche in funzione del loro impatto ambientale e sociale.
Al di là delle eclatanti derive di cui siamo testimoni ai giorni nostri ad opera di baldanti capi di governo, la sostenibilità non dovrebbe essere più un'opzione, ma una condizione di accesso al futuro. Le aziende che non integrano questa visione rischiano di diventare come Laputa: geniali, ma irrilevanti. Al contrario, quelle che lo fanno diventano motori di cambiamento, capaci di creare valore sostenibile.
Sostenibilità integrata: ambiente, società e governance a confronto
Nel mondo di Laputa, gli scienziati sono chiusi in sé stessi, ignari dei bisogni sociali e scollegati dalla realtà. Una visione che oggi sarebbe impensabile: nel contesto attuale, la sostenibilità è tri-dimensionale e integra ambiente, società e governance (ESG).
- Sostenibilità sociale: mentre Laputa ignora le comunità e le persone, le imprese moderne sono sempre più misurate sul loro impatto sociale. Ciò include inclusione, pari opportunità, salute e sicurezza sul lavoro. Oggi, iniziative come la Diversity Equity & Inclusion (DEI) e il benessere organizzativo sono centrali tanto quanto le performance finanziarie.
- Governance: la disorganizzazione e il caos burocratico di Laputa contrastano con la spinta contemporanea verso trasparenza, etica aziendale e leadership responsabile. Le aziende sono chiamate ad adottare politiche di risk management, conformità normativa e coinvolgimento degli stakeholder, per garantire stabilità e fiducia.
- Convergenza delle dimensioni: dove Laputa fallisce nel collegare scienza e società, oggi le imprese vincenti sono quelle che riescono a integrare la sostenibilità in tutta la catena di valore. Ad esempio, una multinazionale che investe in energie rinnovabili, favorisce il lavoro inclusivo e adotta una governance trasparente non solo migliora la propria reputazione, ma attrae investitori e talenti.
In questo scenario, le scelte strategiche non si limitano all’efficienza o all’innovazione, ma abbracciano una visione olistica del progresso. La lezione implicita? La genialità scollegata dal mondo, come quella di Laputa, può diventare sterile. Al contrario, il sapere che si fa responsabilità diventa vero motore di cambiamento.
Conclusione
Laputa ci offre un insegnamento potente: l’eccellenza senza direzione etica è sterile. Oggi, innovazione e competenza devono essere orientate al bene comune, non solo al profitto. Le aziende che rifiutano questo approccio rischiano di diventare “isole volanti” scollegate dal mondo reale, incapaci di attrarre talenti, clienti o investitori.
Con ironia e preveggenza, Gulliver ci ricorda che il sapere virtuoso deve generare impatto. L’isola di Laputa è l’immagine di un progresso cieco. L’ESG, invece, è la rotta per un futuro consapevole e condiviso.
E in tempi di cambiamento epocale, questa rotta non è solo desiderabile - è necessaria.