Una delle intuizioni più fertili presenti nei documenti che ho letto di recente, in particolare lo studio Scenari attuali e competenze emergenti a cura di Francesco Varanini e ISTUD è il parallelo tra la geologia e l'Information & Communication Technology (ICT).
Nelle imprese italiane moderne, l'informatica non è un blocco monolitico di innovazione, ma un insieme stratificato di ere diverse. Un geologo che osserva una parete rocciosa vede sedimenti di epoche passate; allo stesso modo, un analista dei sistemi informativi vede "fossili" di software, vecchi codici e procedure arcaiche che convivono con le interfacce grafiche più moderne.
Questa stratificazione tecnologica non è solo una sfida tecnica, ma una metafora della memoria organizzativa e sociale. Nelle aziende, l'introduzione di nuovi sistemi (come SAP o le architetture e-business) non cancella il passato, ma vi si appoggia sopra.
Secondo Varanini, spesso, gli strati profondi del sistema informativo sono inaccessibili o incomprensibili per chi gestisce la superficie. Questa "opacità dei sedimenti" crea una forma di potere: chi conosce gli strati profondi (i vecchi programmatori, i custodi dei database legacy) detiene una forma di controllo che sfugge alla dirigenza moderna.
Trasponendo questo concetto alla società civile, comprendiamo che la nostra memoria storica è altrettanto stratificata. Le democrazie moderne poggiano su strati di decisioni prese in epoche di emergenza o di autoritarismo.
Come un vecchio sistema operativo che continua a girare in background influenzando le prestazioni di un computer moderno, i "fossili" della gestione del potere passato continuano a condizionare il presente, spesso senza che i cittadini ne siano consapevoli.
Il documento approfondisce il conflitto filosofico tra il modello della "Cattedrale" (software proprietario, chiuso, gerarchico) e quello del "Bazaar" (Open Source, trasparente, comunitario). Questa distinzione è cruciale per l'etica della memoria. Il software proprietario è, per definizione, una "scatola nera": l'utente vede l'output ma non può conoscere il processo. È una memoria manipolata alla fonte, dove il produttore decide cosa mostrare e cosa nascondere.
Al contrario, il movimento Open Source (rappresentato da figure come Linus Torvalds e Richard Stallman) propone una "archeologia del codice" sempre possibile.
Ogni riga di codice è un documento storico aperto alla revisione. In termini di civiltà, l'Open Source rappresenta la pretesa che il "codice" della nostra storia non sia protetto da segreti di Stato o da copyright intellettuali, ma sia accessibile a chiunque voglia verificarne l'integrità.
La trasparenza tecnologica diventa quindi il prerequisito per la trasparenza storica: se non possiamo ispezionare gli strumenti con cui l'informazione viene prodotta, non potremo mai fidarci della memoria che essa genera.
Mentre la tecnologia stratifica il potere, l'industria culturale lavora per "levigare" la superficie della memoria, eliminando le asperità scomode. È quella che Chomsky e Herman definiscono la "fabbrica del consenso". Attraverso film come Top Gun o Salvate il soldato Ryan, la realtà bellica viene trasformata in un'epica dell'eroismo americano.
Questa manipolazione non è innocua: serve a vendere un'immagine di eccellenza tecnica e morale che maschera atti di irresponsabilità criminale.
L'esempio più eclatante di questa doppiezza, citato nei documenti, è l'incidente del Cermis del 1998. Un aereo dei Marines tranciò i cavi di una funivia a Cavalese, uccidendo 20 civili. I piloti stavano compiendo acrobazie illegali per filmarsi, un atto di hybris tecnologica tipico di chi si sente al di sopra della legge.
Eppure, la memoria ufficiale ha cercato di derubricare l'evento. Il nastro fu distrutto; i responsabili furono assolti dall'omicidio colposo da una corte marziale negli Stati Uniti.
In questo caso, il "filtro del potere" ha operato una cancellazione della colpa: l'eroismo simulato nei film ha fornito lo scudo culturale per l'impunità reale.
Quella "Statua della Libertà" che spesso simboleggia gli USA, in questo contesto, proietta un'ombra lunga sull'Europa: l'ombra di un alleato che non accetta di essere giudicato dalle leggi delle terre che dichiara di proteggere.
Tornando alla metafora della geologia ICT, l'Italia rappresenta un caso di studio tragico sulla "stratificazione del segreto". Eventi come la strage di Ustica o le attività della rete Gladio sono "fossili" di una stagione di sovranità limitata.
Nel caso di Ustica, l'abbattimento di un DC-9 civile con 81 persone a bordo è rimasto avvolto nel mistero per decenni. Le fonti evidenziano come la verità sia rimasta intrappolata sotto strati di documenti NATO "classificati", che lo Stato italiano non ha il potere di declassificare senza autorizzazione esterna.
Questa è la "Giustizia Atlantica": una memoria congelata che non può essere analizzata dai cittadini. Allo stesso modo, il Golpe Borghese del 1970 è stato manipolato fino al punto in cui la Cassazione sentenziò che il fatto "non era mai accaduto", nonostante le prove documentali dell'occupazione del Ministero dell'Interno.
Quando il sistema informativo di una nazione (composto da atti giudiziari, archivi di Stato e libri di testo) contiene tali "bug" intenzionali, la coscienza civile matura diventa impossibile. La democrazia italiana, in questo senso, gira su un sistema operativo corrotto, dove intere aree di memoria sono segnate come "settori danneggiati" inaccessibili all'utente/cittadino.
La manipolazione della memoria non colpisce solo i singoli fatti, ma intere identità. Un documento di Pilar Rivero sulla didattica del patrimonio pone l'accento sul caso dell'Aragona. Durante il franchismo, la storia di questa regione fu cancellata dai libri di testo; oggi, subisce l'appropriazione da parte di regioni con tradizioni nazionalistiche più forti.
Questa negazione indebolisce la rappresentanza parlamentare e genera un sentimento di sottovalutazione. È una forma di "povertà documentale" che impedisce lo sviluppo sociale.
Ancor più radicale è la cancellazione legata al genocidio dei nativi americani. La retorica del "progresso" e della "civilizzazione" ha coperto lo sterminio sistematico di milioni di persone. Il "Sentiero delle Lacrime" e la distruzione dei bisonti per affamare deliberatamente le popolazioni sono stati sostituiti nella memoria collettiva da monumenti che celebrano i carnefici come eroi nazionali.
Qui la manipolazione raggiunge il suo stadio finale: non si nasconde solo il crimine, si costringono le vittime a vivere in un mondo dove il crimine è celebrato come una fondazione gloriosa.
Come possiamo decontaminare la nostra memoria? A mio avviso partendo di educazione storica basata sul patrimonio materiale e adottando un approccio "Open Data" alla storia.
Partire dall'oggetto archeologico — dalla traccia fisica che è sopravvissuta al tempo — permette di costruire una conoscenza che non si basa su miti, ma su evidenze scientifiche.
L'insegnamento della storia deve trasformarsi da memorizzazione passiva di date (facilmente manipolabili) a analisi critica delle fonti. Come dimostrato nei progetti museali in Aragona, insegnare a un bambino a interrogare un reperto significa fornirgli gli strumenti mentali per non essere vittima della "fabbrica del consenso".
In parallelo, emerge il concetto di "Archeologia 2.0" (Anichini e Gattiglia). L'apertura dei dati archeologici (Open Data) è una questione culturale prima che tecnica. Significa permettere a chiunque di accedere ai "raw data" della storia, senza il filtro di interpretazioni pre-confezionate dal potere.
Solo attraverso un'archeologia trasparente e partecipata possiamo sperare di scrostare i sedimenti di menzogna che ricoprono la nostra memoria collettiva.
La manipolazione della memoria collettiva è una strategia attiva per mantenere il potere e l'impunità. Che si tratti di nascondere un crimine di guerra al Cermis, di secretare documenti su Ustica o di cancellare l'identità di un popolo come quello aragonese, il meccanismo è lo stesso: il controllo dello strato informativo profondo.
Tuttavia, come ci insegnano sia la geologia che l'informatica, le tracce del passato sono persistenti. Ogni "fossile" può essere riportato alla luce. Ogni riga di codice può essere ispezionata. Ogni reperto può parlare.
La responsabilità etica di ogni cittadino è quella di non accontentarsi della superficie levigata della narrazione ufficiale. Dobbiamo diventare ricercatori critici, geologi della verità, pronti a scavare tra i sedimenti del potere per recuperare il senso di giustizia necessario a una civiltà matura.
Come ricorda Pilar Rivero, la domanda fondamentale rimane quella che una madre pone al figlio al ritorno da scuola: "Cosa hai imparato oggi?".
Se la risposta è la capacità di distinguere tra il mito e la realtà dei fatti, allora la memoria collettiva smette di essere un territorio occupato e diventa finalmente lo spazio condiviso della nostra libertà.
Libri consigliati per approfondire:
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"La fabbrica del consenso. L'economia politica dei mass media" di Noam Chomsky ed Edward S. Herman.
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Perché leggerlo: È il testo fondamentale per capire come le democrazie moderne filtrino l'informazione e manipolino la memoria collettiva senza ricorrere alla censura diretta, ma attraverso la creazione di narrazioni egemoniche.
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"Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi" di Howard Zinn.
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Perché leggerlo: Zinn compie una vera operazione di "archeologia dei vinti", ribaltando la narrazione ufficiale americana (quella della Statua della Libertà) per dare voce a chi è stato schiacciato dal progresso imperiale: nativi, schiavi, operai e soldati semplici.
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Appendice bibliografica e documentale
1. Evoluzione Tecnologica e Complessità Organizzativa (ICT)
Questi testi costituiscono la base per la metafora della "geologia dei sistemi" e per l'analisi del conflitto tra modelli proprietari e Open Source.
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Varanini, F., Flacco, F., Melgrati, A., Nastri, A., Scenari attuali e competenze emergenti: le imprese italiane e l'ICT, Ricerca ISTUD / Ministero del Lavoro - Progetto EQUAL E-dapt.
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Nota: Fondamentale per il concetto di "stratificazione" dei sistemi informativi e per l'analisi dei ruoli professionali come custodi della memoria tecnologica.
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Raymond, E.S., The Cathedral & the Bazaar: Musings on Linux and Open Source by an Accidental Revolutionary, O’Reilly & Associates, 2001.
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Nota: Testo cardine per la distinzione tra sistemi chiusi (Cattedrale) e aperti (Bazaar).
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Varanini, F., Il SAP: filosofia del software o il software come filosofia, Bloom, 1998.
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Williams, S., Free as in freedom: Richard Stallman’s Crusade for Free Software, O’Reilly & Associates, 2002.
2. Archeologia e trasparenza del dato (Archeologia 2.0)
Fonti relative alla necessità di rendere i "raw data" della storia accessibili e non manipolabili.
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Anichini, F., Gattiglia, G., Verso un'archeologia 2.0, in "Archeologia e Calcolatori", 2012.
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Nota: Analizza l'importanza degli Open Data in archeologia per contrastare il monopolio interpretativo della storia.
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Rivero, P., Partire dal patrimonio archeologico per insegnare storia: una indicazione vincente, in "Il Bollettino di Clio", Anno IX, n. 24, marzo 2008.
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Nota: Fonte primaria per la metodologia didattica applicata nelle scuole dell'Aragona.
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3. Imperialismo, conflitti e manipolazione mediatica
Saggi storici che documentano le ombre del dominio globale e i casi di giustizia negata citati (Cermis, Ustica, Nativi Americani).
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Chomsky, N., Herman, E. S., La fabbrica del consenso. L'economia politica dei mass media, Il Saggiatore, 2014 (ed. orig. 1988). ISBN: 978-8842819721.
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Blum, W., Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions Since World War II, Common Courage Press, 2004. ISBN: 978-1567512522.
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Zinn, H., Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi, Il Saggiatore, 2005. ISBN: 978-8842811077.
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Ganser, D., Nato's Secret Armies: Operation GLADIO and Terrorism in Western Europe, Routledge, 2005. ISBN: 978-0714685175.
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Kinzer, S., Overthrow: America's Century of Regime Change from Hawaii to Iraq, Times Books, 2006. ISBN: 978-0805082401.
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Purgatori, A., A un passo dalla guerra. Ustica: la verità nascosta, Sperling & Kupfer, 1995.
4. Genocidio dei nativi e memoria ambientale
Approfondimenti sulla cancellazione dei popoli indigeni e la distruzione delle risorse vitali come strumento di potere.
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Brown, D., Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, 2017. ISBN: 978-8804676587.
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Isenberg, A. C., The Destruction of the Bison: An Environmental History, 1750-1920, Cambridge University Press, 2000. ISBN: 978-0521771728.
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Ehle, J., Trail of Tears: The Rise and Fall of the Cherokee Nation, Anchor Books, 1988. ISBN: 978-0385239537.