Utopia non significa immaginare il migliore dei mondi possibili o la società perfetta del futuro. Non significa giocare con l’IA del momento per generare immagini di mondi fantastici nei quali le montagne sono ricoperte di metri di neve, i fiumi sono pieni di acqua e i mari di pesci. Non significa immaginare un futuro senza scarsità di cacao e di cioccolato, di caffè, o di terre rare. Non significa neppure immaginare un mondo di pace sulla Terra, nel prossimo futuro non ci sarà.
Nel momento politico attuale la parola UTOPIA non ha diritto di cittadinanza, non è la prima parola che viene in mente, può generare ilarità e contrapposizioni feroci. Politicamente parlando qualsiasi proposta alternativa seria, controcorrente, viene bollata come “utopistica” e liquidata come irrealizzabile.
Le ritrosie verso l’Utopia trovano le loro origini in utopie del passato trasformatesi in distopie. L’utopia deve fare i conti anche con il presente, perché è tutta la politica a non avere più spazio per l’Utopia. Siamo diventati passivi, apatici, disimpegnati, incapaci di sognare, di immaginare futuri migliori, quantomeno possibili.
Detto questo l’UTOPIA non è morta e può essere vicina alla sua resurrezione. Momenti come quelli attuali generano utopie, il loro bisogno, anche per allontanare da sè stessi le innumerevoli distopie che si presentano all'orizzonte. Le utopie che servono, devono riempirsi di significati nuovi, devono operare come una prassi, utile alla critica, alla riflessione e alla creazione, a trovare forme di impegno radicalmente nuove.
bisogna dare forma a un pensiero utopico prospettico, critico, olistico e creativo
Come sostiene l’utopista Fátima Vieira, bisogna dare forma a un pensiero utopico prospettico (cosa si desidera?), critico (interrogarsi sul presente), olistico (tutto è interconnesso) e creativo (il mondo dei possibili).
Si parte dal presente per costruire una dimensione di speranza radicale attraverso forme di resistenza verso chi, con violenza, vorrebbe eliminare ogni speranza. Alla base della speranza, del cambiamento sta il pensiero utopico.
L’utopia non è un punto di arrivo, ma un percorso nel quale la speranza può autoalimentarsi, spostando il nostro sguardo verso l’orizzonte davanti a noi, ricco di possibili. Non si va alla ricerca del mondo perfetto, l’utopia è lo strumento perfetto, del viaggio da compiere, per potere immaginarlo, avvicinarlo, crearlo.
Grazie alla speranza, alimentata dall’utopia si può trovare sollievo all’ansia e all’angoscia e essere portati a pensare che i mali sociali di oggi non debbano essere i mali sociali di sempre, che c’è luce alla fine del tunnel.