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La Gen Z sarà la più "toccata" dall'avvento dell'Intelligenza Artificiale.

Comprendere la percezione con cui oggi noi viviamo la realtà che ci circonda può essere il punto di partenza per capire cosa attende, domani, le generazioni dell'immediato futuro.


Per meglio comprendere quale sarà il ruolo della Gen Z nello sviluppo dell'Ai dovremmo partire da una considerazione di fondo: noi vediamo la realtà per come il nostro cervello la interpreta.

Questo accade da sempre.

Era così per i nostri antenati. In tutte le ere. In ogni parte del Mondo. Ed è così per noi, oggi.

Tutte le generazioni del passato hanno subito le conseguenze di questa essenziale verità.

Il nostro cervello è un elaboratore. Che ci trasmette elaborazioni stabili perché interpretabili.

A volte questo ha significato rilevare analogie tra culture lontane. In un passato remoto alcune credenze, come pure usi e costumi, hanno seguito il medesimo iter. Simile a un copione. Tutto ciò ci ha impressionato. Eppure, con semplicità, è dovuto alla capacità di elaborazione del nostro cervello. Una sorta di perequazione del percorso evolutivo. La scienza e la tecnica si sono sviluppati di più e meglio in alcune epoche e in alcuni luoghi. Ma di fatto questa marginale accelerazione rispetto alla Popolazione del Mondo, che definiamo sviluppo, ha un significato maggiore nell'ottica della vita media dell'uomo. Se osservata nella prospettiva della storia dell'umanità il percorso è decisamente lineare.

Il punto chiave è che il nostro cervello, elaborando la realtà circostante, ci ha permesso di indirizzare la nostra esistenza attraverso la percezione.

E la percezione è utile. Anzi fondamentale. Ma può non essere la testimonianza più fedele della realtà. Bensì solo quella che siamo in grado di recepire per l'utilità della nostra esistenza.

Il cervello del resto, è funzionale a noi, come specie senziente.

Prova ne viene, se utile, dalla fisica quantistica che indaga lo sconosciuto al nostro cervello e non sempre è scontato che il risultato sia interpretabile o che tale risultato sia l'interpretazione reale e non quella più funzionale a noi. Non lo è quasi mai in verità.

Per l'Ai tutto questo è diverso. Conosce l'interpretazione senza la percezione. E' veramente difficile comprendere appieno che cosa implica.

Quando noi ci addentriamo nel teorizzare la coscienza creiamo un varco tra un informazione elaborata e un informazione vissuta.

Entriamo in un regno della percezione che attribuisce un peso alla nostra esperienza. Questo spesso genera convincimento. In particolare nelle menti di coloro che hanno creato o sono stati costruttori e innovatori. Le menti cioè di chi ha una forte percezione perché è stato in grado di definire la realtà circostante, influenzandola.

Se provassimo a smettere di attribuire importanza alle proprietà degli oggetti che devono esistere perché ci aspettiamo che siano latenti, sia con o senza di noi noi, smetteremmo anche di celebrare le intuizioni della fisica classica che ci ha portato a delle leggi dogmatiche. Su cui poggiano i pilastri della nostra percezione. Sarebbe difficilissimo mantenere inalterata la realtà. Tuttavia, facendo ciò ci potremmo avvicinare al modo in cui una Ai può elaborare. Ed è davvero distante da noi.

Dal paradosso del Gatto di Schrödinger al fenomeno dell'entanglement quantistico, per fare due esempi di assoluta banalità, l'Ai ha una prospettiva completamente diversa dalla nostra. Non ha bisogno di capire. Dove finisce la fisica classica comincia una realtà ignota perché il nostro cervello non è sufficiente a elaborarla.

In questa ricostruzione si potrebbe affermare per esempio che lo studio delle particelle tramite l'Ai è l'indagine di quello che ignoriamo.

E' inevitabile che questo creerà una dipendenza nelle nuove generazioni.

La Gen Z cresce e si moltiplica in una dipendenza sempre più evidente dall'Ai. Basata sulla necessità di una percezione che per attribuire sostanza alla realtà ha bisogno dell'Ai. Per mantenere cioè in vita il paradigma su cui poggia la nostra esistenza. E questo accade, esattamente come all'inizio di questo testo ho scritto a proposito della storia, oggi come ieri. Ovunque. In alcune aree o nazioni in modo più veloce. Ma è solo una velocità, come sempre, solo a misura d'uomo. Nel disegno globale tutto procede in modo lineare.

Quando l'Ai troverà una o più singolarità l'uomo capirà una verità diversa da quella che l'Ai saprà essere quella reale. Le due cose possono coesistere.

Confrontarsi con questo dualismo è il destino della Gen Z. Non sarà più una questione di cercare le risposte ma di accettare quelle più adatte all'esistenza umana.


Pubblicato il 07 giugno 2026

Marco Solferini

Marco Solferini / Avvocato titolare dello Studio Legale Solferini. Diritto civile, bancario, del risparmio, diritto di Famiglia e successioni. Diritto commerciale e societario.

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