Go down

Credo ti sia già stato chiesto da chi ha più o meno la metà dei tuoi anni. Cos'hai risposto tu?


Ho iniziato l’anno ascoltando Alessandro Baricco e Renzo Piano dentro un lunghissimo dialogo registrato da Chora Media per il podcast Genova Tapes. Non è di questo che voglio scrivere, ma è stata la conversazione tra questi due maestri a ispirare un tentativo di risposta

La statura di entrambi li autorizza a sostenere la tesi del merito, della spregiudicatezza, del coraggio delle idee. Studiare per cambiare il mondo è stata la tesi con cui per anni abbiamo portato avanti il nostro credo. A cena con figli, nipoti, parenti e piccoli sapiens di famiglie che sono diventate sempre più allargate e colorate. Studiare per cambiare il mondo l’abbiamo scritto dentro libri e articoli, per fortuna continuiamo a crederci, ostinatamente, lo articoliamo con pensieri compiuti dentro le aule universitarie che ospitano le nostre lezioni. E poi, diamine, ci sono le carriere a dare ragione. Per fatti concludenti, quei due saggi davanti al mare sono la prova provata che lo studio, l’arte, l’impegno, la tensione verso le utopie, possono davvero contribuire a migliorare il mondo. Loro ci sono riusciti. Lasciano dietro di sé, posti dentro cui abitare. Anche un libro si abita, non solo una biblioteca civica, un museo, o un ospedale. La nostra anima trova ristoro tra le linee di un edificio o tra quelle delle parole scritte, forse anche solo per questo si dovrebbe studiare.

Il condizionale è d’obbligo perché la riflessione occupa il dibattito da ormai qualche anno: le materie più importanti dei nostri percorsi scolastici sembrano non servire più a granché con l’arrivo delle enormi memorie digitali, capaci di restituirci date, confini, calcoli, biografie e accadimenti che richiedevano settimane di studio, ricerche, interconnessioni e sinossi, ormai favorite da un ventennio circa di stampelle digitali. Greco e Latino? Lingue morte. Finanche le carriere diplomatiche oggi sembrano mettersi al servizio di un diritto internazionale, che “vale fino a un certo punto”.

Alle intelligenze più ostinate serviva un colpo di grazia, come in alcuni film dove il buono muore, e ci stanno pensando le intelligenze artificiali a togliere di mezzo le ultime speranze.

Ma lo sappiamo benissimo che il buono si rialza sempre, agonizza, ma resiste, si nasconde, ricava una qualsiasi forma d’arma per difendersi fino all’ultimo respiro. Ma può arrivare ancora un colpo, ancora non letale, stordisce e manda lo schermo a nero.

Stacco

È in quello stacco a nero che chi guarda non sa ancora cosa succederà dopo. Spoiler: Alessandro Baricco e Renzo Piano non lo sanno affatto. Fino allo scoccare dell’ultimo secondo della quinta ora di quella meravigliosa chiacchierata, la risposta non arriva. E io la volevo, mi serviva proprio, perché questa settimana mio figlio ha l’ultimo esame di filosofia, poi ci sarà una laurea, e io non so dirgli perché ha studiato. Vorrei potergli dire per cambiare il mondo, ma il mio schermo è diventato nero.

Prima dello stacco sono riuscito a leggere i cognomi delle oltre trenta assunzioni che nelle prossime settimane guideranno la macchina delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. C’era un processo in corso: “la Procura diretta da Marcello Viola ha individuato «mancanza di trasparenza» in oltre 30 contratti, «in merito alle segnalazioni "caldamente" (o "fortemente") inoltrate per il tramite di esponenti pubblici, così come ricordate dallo stesso Novari», ossia l'ex ad della Fondazione. Però, allo stesso tempo i pm chiedono al gip Patrizia Nobile di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l'abuso d'ufficio «non è più previsto dalla legge come reato». Dall'altro, perché sull'ipotesi di turbativa «il fatto non sussiste», in quanto le gare sono riferite solo «alle procedure comparative relative alla acquisizione di beni e servizi e non a quelle relative all'assunzione di personale».”

Decine di migliaia di ragazzi e ragazze che hanno l’età di mio figlio in questo momento stanno riempiendo le piazze in Iran, hanno studiato, sì, la maggior parte di loro esce dalle università. Li stanno massacrando, imprigionando e uccidendo. Il mio schermo è nero. Non so davvero cosa rispondere.

Baricco, subito all’inizio omaggia i trent’anni della sua scuola di scrittura, un sogno iniziato senza soldi e perché ci credeva. Renzo Piano ricorda il concorso per il Pompidou, vinto con sprezzo del pericolo, ribaltando il brief e per portare i casi i soldi del rimborso per pagare l’affitto dello studio appena aperto. Chissà se lo sa che oggi non ci sono neanche i brief e i rimborsi per i concorsi pubblici. Non diciamoglielo, che almeno il suo schermo non vada a nero per un po’.

Aiutatemi piuttosto a trovare una risposta da dare a chi continua a chiedermi perché studiare, ché una giovane ragazza l’altra sera alla presentazione del mio nuovo libro mi ha ricordato che la produzione del documentario su Fabrizio Corona è stata pagata con un contributo statale di ottocentomila euro, mentre un qualsiasi insegnante a Milano non riesce a pagarsi l’affitto per un bilocale in città.

Forse è lì che il mio schermo è andato a nero.

Aspetto che il film riprenda.

Intanto l’anno è iniziato con un ragazzo ucciso da una coltellata a scuola per una foto sui social in compagnia della fidanzata di chi teneva il coltello, ma gli adulti continuano a pensare che non serva studiare l’educazione sentimentale in quei corridoi. E ancora, una ragazza con i capelli colorati s’impicca dentro un bosco sui colli Euganei, dopo aver lasciato gli studi in giurisprudenza e addentrandosi dentro un abisso sconosciuto, mentre quaranta giovani bruciano vivi a capodanno dentro una discoteca svizzera avidamente gestita da adulti che possono evitare anche l’arresto con mezzo milione di euro per la cauzione in attesa del processo.

Ecco, forse non so perché studiare, ma so che non ho mai proposto lo studio per fare i soldi. Questo lo so per certo. Ditelo ai vostri figli e alle vostre figlie. Diteglielo anche voi, perché dobbiamo essere sempre di più. Consiglio di evitare la cazzata del merito, della libertà, del pensiero critico, della coscienza politica, della possibilità di scegliere il proprio destino. Hanno argomenti più forti dei nostri, difficilissimi da confutare.

Studiare per cambiare il mondo non è più un’opzione. Ma se questo film non finisce proprio ora, possiamo provare a convincerli che si può studiare per ripararlo.

Pubblicato il 18 gennaio 2026

Paolo Iabichino

Paolo Iabichino / Scrittore Pubblicitario // Direttore Creativo // Fondatore Osservatorio Civic Brands con Ipsos Italia // Maestro Scuola Holden // Board Advisor // #nopitches // #Ai Free