Il Dolore della Cognizione
Anno:
2024
Casa editrice:
Nonsolopoesie

Il Dolore della Cognizione

I versi di questa silloge paiono scritti nell’immediatezza del sentire, del vivere una situazione che ci fa soffrire, ma se leggiamo bene notiamo che sono stati misurati e forgiati dall’ironia, dal rancore in alcuni casi, dal saper ridere di se stessi, dal tenersi stretti al proprio Io per non esserne strappati via, insomma sono sentimenti istintivi che hanno saputo contenersi dando un senso all’esistenza, in questo caso dell’autore in primis e poi di tutta l’umanità che li leggerà appropriandosene. Con una ritmicità ben studiata, interrotta a volte da una frattura ritmica di tipo sententia (o frasi a effetto), sono versi che nascono dall’esperienza, dalla vita vissuta, e da ciò che la contorna, la vita.

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Dignità

Non ti ho assegnato, o Adamo, né una sede determinata né un proprio volto né alcun privilegio che fosse esclusivamente tuo, affinché quella sede, quel volto, quei privilegi che tu desidererai, tutto tu possa avere e conservare secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio. La natura determinata per gli altri è chiusa entro leggi da me prescritte. Tu, invece, te le fisserai senza essere impedito da nessun limite, secondo il tuo arbitrio al quale ti ho consegnato. Ti ho posto nel mezzo del mondo perché di là tu possa più agevolmente abbracciare con lo sguardo tutto ciò che c'è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché, quasi di te stesso arbitro e sommo artefice, tu possa scolpirti nella forma che avrai preferito. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori proprie dei bruti, potrai rigenerarti secondo la volontà del tuo animo nelle cose che sono divine. È ANCORA COSÌ?

CHIRURGIA PLASTICA

È tristemente noto che gli esseri umani non imparano mai dal passato. La fatica bestiale di insegnanti, educatori, scrittori ecc. per indicare con cura e amore gli errori del passato non viene quasi mai ricompensata. Quando poi gli errori trascorsi e i danni che ne conseguono sono recentissimi, cascano veramente le braccia nel vedere le persone cadere nelle stesse trappole. Ne abbiamo un esempio con la chirurgia plastica e la sua artificialità. Individui incapaci di accettare la naturalezza del loro essere, si affidano a pratiche che, nel tempo, creano danni e storture enormi al corpo. L’IA è la stessa cosa: una rincorsa verso una realtà artificiale per non sapere accettare o apprezzare ciò che la natura ci ha dato. È solo una questione di tempo prima di vedere i danni che ne deriveranno. Anche se chi ha ancora un po’ di cervello può già immaginarli. L’intelligenza artificiale sta al pensiero come la chirurgia plastica sta al viso: inizialmente gonfia e illude ma poi esplode e lascia segni oggettivamente spiacevoli. Il botulino e i modelli linguistici generativi sono la stessa cosa: distendono ma poi portano alla paralisi. In questo mondo malato ci sarebbe più bisogno di chirurgia etica piuttosto che di quella estetica.