Mi chiamo Antonino Condorelli faccio il consulente filosofico, attività a cui sono approcciato dopo molti anni di lavoro nel campo del fotogiornalismo nei quali ho documentato storie di migrazione, diritti umani e comunità marginalizzate per giornali e agenzie italiane e internazionali. Ho fondato Idiologos nel 2026 perchè credo che la Filosofia oltre che accademica debba essere inserita nella vita quotidiana e oltre a porsi domande su questioni etiche, morali, metafisiche, dabba porsi domande sulla vita di tutti i giorni e orientare le scelte di ognuno. Il mio impegno è quindi rivolto alla consulenza filosofica e alla narrazione scritta e fotografica, al racconto biografico, con l’obiettivo di coniugare pensiero, immagini e storie in un percorso di ricerca personale e professionale.

L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano

La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.

Un umanismo resistente

La Resistenza, oggi, non si fa più solo nelle montagne, ma nell’atto interpretativo di restare umani. Resistere significa negare la narrazione che trasforma il migrante in minaccia. Significa riaffermare che l’uomo non è un oggetto della storia, ma il suo soggetto, anche quando trema, anche quando vomita per la paura in una chiatta nel cuore della notte. Essere “pro-vita” significa lottare perché quel fango e quel ferro non vincano sulla carne.