Recenti avvenimenti -scrivo verso la fine dell'ottobre 2026- spingono a una riflessione sul ruolo degli adulti, sul senso della politica e della democrazia -che è essenzialmente 'discussione in pubblico'- e sul cosiddetto 'disagio giovanile'.
Nel tentativo di non ricadere in luoghi comuni o in atteggiamenti difensivi o in formule stereotipate scelgo di scrivere tramite quella 'lingua franca', quella 'stenografia dei sentimenti' che è la poesia.
Moti di piazza:
giovanile pantoclastia di vetrine griffate
Forze dell'Ordine come
fantasmi di padri assenti
Per la Destra in tivù: orde
la parola canettiana sbandierata
puzza assai di volgare psicobiologia
l'irredimibile natura malata giustifica
l'assenza di amore