Go down

Racconto


Il cielo sopra la cupola di Aeterna non mutava mai: un azzurro perla costante, programmato per non affaticare la retina. In questo mondo, l'invecchiamento era stato bandito, grazie alla scienza. A trent’anni, ogni cittadino veniva sottoposto alla Sincronia: il metabolismo veniva bloccato, le cellule entravano in una stasi rigenerativa infinita.

​Julian osservava la sua mano. Era identica a quella che aveva vent’anni prima, liscia, priva di macchie, fissata nella giovinezza per sempre.

La vita eterna non era gratuita. Ogni ora di esistenza costava punti utilità. Chi smetteva di essere produttivo perdeva l'accesso ai sieri di manutenzione. In poche ore, il corpo recuperava decenni di decadimento, polverizzandosi in un processo chiamato Il Collasso.

​Julian era un Restauratore di Difetti. Il suo compito era eliminare ogni traccia di asimmetria dai volti dei cittadini dell'Elite.

​Un martedì, nella clinica dai muri di vetro, arrivò una donna che non aveva nome, solo un codice: F6-44. Quando Julian le sfiorò il viso per mappare la simmetria, sentì qualcosa che lo gelò.

​Sotto l’osso zigomatico, c’era un segno simile a un'incisione. Era una cicatrice. Una sottile linea bianca, irregolare, spudorata.

​"Perché non l'hai fatta rimuovere?" sussurrò Julian, spegnendo i sensori di sorveglianza acustica.

​"Perché è l'unica cosa che mi è successa davvero", rispose lei. La sua voce non aveva la modulazione piatta degli altri; vibrava di una frequenza bassa, sporca. "Me la sono fatta cadendo da un albero a sei anni. Prima della Cupola. Prima che decidessero che cadere fosse illegale".

​Julian guardò il monitor. I suoi bio-parametri erano stabili, ma dentro sentiva un crepaccio aprirsi. La perfezione di Aeterna era una prigione di specchi dove nessuno poteva riflettersi davvero, perché nessuno cambiava mai.

​Quella notte, Julian non tornò nel suo loculo di riposo. Seguì le indicazioni che la donna gli aveva lasciato, scendendo nei livelli sub-strutturali, dove i condotti dell'aria espellevano il calore della città alta.

​Lì, in un locale illuminato solo da lampade a incandescenza (una tecnologia proibita perché "disperdente"), vide l'orrore e la bellezza. Persone che si iniettavano sostanze per indurre rughe d'espressione. Uomini che si lasciavano crescere la barba in modo irregolare.

​Era il Mercato del Deterioramento. Si vendevano polvere, macchie solari artificiali, capelli bianchi. E lo scopo era ovvio, persino banale, quanto assurdo: poter sentire il peso dei giorni, potersi sentire, riappropriarsi di sé e delle esperienze vissute.

​Julian si avvicinò a uno specchio ossidato. Prese un bisturi chirurgico che aveva portato dalla clinica. Non per guarire, ma per rompere la Sincronia.

​Mentre incideva il proprio braccio, cercando il dolore che gli era stato negato per decenni, Julian capì la grande menzogna. La morte non era il nemico di Aeterna; era il suo unico segreto salvifico.

​Il sangue che sgorgò era di un rosso troppo vivo, quasi violento, contro il bianco delle pareti. Il suo timer al polso iniziò a lampeggiare in rosso: Anomalia biologica rilevata. Crediti in esaurimento.

​Julian sorrise, guardando la ferita che finalmente non si rimarginava all'istante. Per la prima volta nella sua vita, stava morendo. E per questo, era finalmente vivo.


Pubblicato il 08 luglio 2026

Anna Salzano

Anna Salzano / Psicoterapeuta e Scrittrice

https://www.psycho2psycho.it/