Testi
La ricerca della felicità e lo scontento diffuso
La ricerca della felicità è il fine dell’uomo contemporaneo. Intorno al concetto di felicità, come imperativo sociale e morale da perseguire, si è imposto un modello, partito dagli Stati Uniti verso la fine del secolo scorso, che si è perfettamente saldato con il neoliberismo e con il consumismo. Un modello che si è diffuso nell’area occidentale del pianeta attraverso la commercializzazione di libri e prodotti di ogni tipo.
Il pensiero di Spinoza: un antidoto ai veleni del nostro tempo
Entusiasmo acritico per lo sviluppo tecnologico - in particolar modo per l’intelligenza artificiale - ego-centrismo, esaltazione della mente disincarnata, libertà dai corpi e dai luoghi (onlife), eterno presente, sfruttamento indiscriminato della natura: ecco alcune tendenze molto diffuse nel nostro tempo, in Occidente. Hanno alla base un’idea del corpo da manipolare e plasmare secondo l’ideale della mente (e per i transumanisti da superare per raggiungere l’immortalità) e una idea di mondo, separato rispetto all’uomo, e oggetto di conoscenza e di dominio. Queste idee hanno il loro fondamento filosofico nel pensiero cartesiano.
Mala tempora currunt!
I tempi sono quello che sono. Possiamo rimanere sulla terra in attesa delle rovine di cui saremo partecipi, forse anche complici. Chi coltiva ancora la speranza può sempre mettersi in mare, prendere il largo, con una nave dei folli, un’Arca, un vascello con cui evitare il naufragio, che non riguarderà i natanti in mare, ma coloro che sono rimasti a terra.
La natura e noi umani
L’artificialità dei nostri modelli di vita ci ha allontanato dai cicli naturali e dalla consapevolezza che risorse per noi essenziali come l’acqua sono esauribili; solo le catastrofi ambientali ci fanno improvvisamente rendere conto della precarietà della nostra condizione e della nostra dipendenza dalla natura di cui non siamo padroni.
Dalla nave dei folli alla chiusura del Manicomio. La divulgazione oggi assente nelle scuole e nelle università
Da questa follia non si può guarire, della nave non si può fare a meno: questa era l’opinione a fondamento di un agire teso a liberare la società dal male, e questo, purtroppo, è l’orizzonte di senso che sembra stia tornando ad animare la nostra contemporaneità e le esperienze di cura. Per tale ragione, è importante ripensare la formazione e tornare a ragionare insieme ai giovani su cosa sia la fragilità dell’esistente e su cosa vogliamo sia la cura.
Accettare il fallimento come un passo necessario per crescere
Viviamo in una società che celebra il successo ma teme il fallimento, considerandolo un segno di incompetenza. Eppure, il fallimento è una tappa inevitabile di ogni crescita. Imparare a vederlo non come un ostacolo, ma come un’opportunità, ci permette di affrontare le sfide con maggiore consapevolezza. Questo articolo esplora come superare la paura del fallimento, abbracciare l’imperfezione e trasformare gli errori in strumenti di apprendimento.
La dimensione umana, spirituale, relazionale e comunitaria sono decisive.
La STULTIFERANAVIS è salpata senza destinazioni e porti di arrivo predefiniti, con nessuna meta precisa. E' nata come iniziativa transdisciplinare, aperta e ospitale, L'ospitalità è rivolta anche a persone portatrici di pensieri e visioni del mondo tra loro diversi. La sua stessa navigazione racconta di un'apertura al dialogo, al confronto lucido e franco. E' un modo per differenziarsi dal pensiero omologato di tempi conformistici che con le loro camere dell'eco aspirano al così fan tutti dell'inconscio tecnologico e al dominio dell'uguale. A questo approccio di apertura si collega l'intervista che segue. Una intervista che nasce dalla lettura del libro dell'autore e dal desiderio di provare a dialogare a partire da punti di vista e visioni del mondo differenti.
Il self-reliance nell'opera di Thoreau
Walden ovvero "𝐕𝐢𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢" fu riscritto ben sette volte prima della pubblicazione avvenuta nel 1854, ma in seguito Walden fu per Thoreau il libro di maggior successo. Tale testo è un’opera autobiografica, un resoconto dell'avventura del suo autore che dedicò ben due anni, due mesi e due giorni della propria vita (1845-1847) a vivere nei boschi per entrare in contatto con la natura e meditare sulla vita. Un viaggio introspettivo, una ricerca della felicità nella solitudine e di un rapporto intimo con la natura al fine di ritrovare se stesso in una società fondata solo su logiche di mercato che non rappresentavano ai suoi occhi i veri valori da seguire.
Sapienza metafisica e desiderio di felicità. i rapporti tra filosofia e vita
La filosofia, molto spesso, è considerata un’attività senza senso, un’elucubrazione mentale priva di un concreto referente reale. In modo particolare in un contesto sociale come quello attuale, il cui interesse primario è rappresentato dalle questioni economiche, dall’equilibrio dei bilanci degli Stati, dal risultato pratico immediato et similia, la filosofia ha ancor meno spazio: si può dire che l’interesse per la filosofia diminuisce quanto più aumenta l’interesse (in molti casi ossessivo) per le questioni suddette.
Macchina e macchinazione da Ulisse a Turing
L'IA nasce con la domanda di Turing "può una macchina pensare?", e questa domanda è essenzialmente filosofica. Troppo rapidamente la si è trasformata nella ben più prosaica "può il pensiero essere meccanizzato?", riducendola a disciplina tecnica ancella della Philosophy of Mind e delle Scienze Cognitive. La Filosofia non può dunque ignorare l'Intelligenza Artificiale, i cui temi e le cui sfide interpellano profondamente il sapere filosofico.
L'ange, la table et la rose
Cet article a été initialement publié dans le magazine Agora. L’agora, une agora et une encyclopédie: voies distinctes et complémentaires, l’encyclopédie fournissant les connaissances qui permettent de donner de la profondeur aux opinions et aux actualités présentées sur l’agora, ces informations donnant en retour l’occasion de découvrir les articles de l’encyclopédie.
Il ruolo della filosofia è “pedagogico”, per preservare e coltivare un atteggiamento critico
Una intervista "filosofica" di Carlo Mazzucchelli con Andrea Zhok, filosofo e professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale, autore di numerosi libri e pubblicazioni. L'intervista è scaturita dalla lettura dell'ultimo libro pubblicato da Andrea Zhok ( Il senso dei valori. Fenomenologia, etica e politica). Un testo generoso, ricco e profondo, di cui consiglio a tutti la lettura. Un testo impegnativo ma che offre, a chi non si sia arreso al disorientamento umano e di pensiero dei nostri giorni, dentro una modernità occidentale in crisi, uno strumento interpretativo e filosofico di matrice fenomenologica. Uno strumento utile per provare a (ri)dare un senso all'azione umana, a esseri umani in carne e ossa, oggi sempre più accomunati e ridotti a semplici macchine computazionali e algoritmiche. La riflessione e la proposta formulata dall'autore passa attraverso "l'articolazione del valore", declinato in forme di vita comunitaria, concretezza e sintesi, da sviluppo della libertà in continuità con il passato, dall'accettazione della pluralità.
Finestra sul nulla
Non ci rimane che sperare, investire sulla speranza. Anche perché oggi, nella realtà fatta di policrisi e incertezze esistenziali sul futuro, nessuno sa immaginare un finale, una soluzione alle crisi che viviamo, una conclusione.
Desiderio e Tempo: l’attualità interrogante di una lettura, francese
Durante gli anni trenta del secolo scorso A. Kojève con i suoi scritti (1935, sulla Revue d’histoire et de philosophie religieuse) e i suoi corsi (seminario su Hegel del 1938-1939), rileggendo pensiero hegeliano, in particolare i testi hegeliani pubblicati nel periodo jenese negli anni a cavallo tra il 1801 e il 1805, produce una influenza profonda sul pensiero francese. Kojève lesse e interpretò Hegel in maniera senza dubbio étonnante, trasformando il testo hegeliano in un’antropologia filosofica e la dialettica hegeliana in una pratica politica rivoluzionaria, davanti a un pubblico esterrefatto e al tempo stesso grandemente affascinato e che annoverava fra i suoi nomi, come si desume dall’annuario dell’Ecole, Jacques Lacan, Georges Bataille, Maurice Merleau-Ponty, Raymond Queneau, Gaston Fessard, Eric Weil, Raymond Aron, Georges Gurvitch, Jean Hyppolite, Robert Marjolin, a volte André Breton e una volta anche Hannah Arendt
Siamo ancora quelli della pietra e della fionda. Il vero problema sono i vicini, il prossimo, gli altri.
Non c’è rimedio alla tecnologia; non esistono strumenti neutri perché chi li usa non è mai neutro. Date agli uomini le pietre, e uccideranno con le pietre. Se poi creano anche strumenti pensati proprio per uccidere, che altro uso se ne potrebbe fare? La tecnologia ha raggiunto apice e sintesi nella bomba atomica e negli armamenti, il cui potenziale (la distruzione del mondo) non scema né aumenta una volta avviato il processo di armamento collettivo: una tecnologia il cui effetto non può aumentare, per quanto se ne aumenti la quantità. Superata una certa soglia, l’effetto è “infinito”. Gli effetti di tutti gli smartphone e i tablet del mondo sbiadiscono di fronte a questo. Il mio pessimismo antropologico mi fa pensare che se uno strumento consente un uso pessimo e distruttivo, prima o poi verrà utilizzato così.
Kierkegaard, Nietzsche e non solo: quei maestri da seguire ancora nel 2025
Un articolo pubblicato sulla rivista InsideOver che propone alcuni suggerimenti di lettura per il 2025. Autori come Søren Kierkegaard, Friedrich Nietzsche, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Albert Camus, che con i loro testi hanno esplorato la condizione umana da una prospettiva esistenziale, fornendo ai lettori e agli individui strumenti utili a confrontarsi con le proprie paure, speranze e aspirazioni". Una lettura di questi autori, potrebbe aiutare a superare isolamento e paure, incertezze e insicurezza, malattie psichiche e senso di impotenza che caratterizzano la vita di tante persone in un'epoca stanca e di policrisi diffuse.
2025: Un anno nel segno della radicalità
Superato il XX secolo, ci siamo trovati proiettati nel XXI con il crollo delle torri di New York, con guerre e terrorismi vari che da allora non ci hanno mai lasciato. Se si parte da questi fatti l'orizzonte e i suoi scenari futuri non possono che essere catastrofici. Forse per dimenticarcene abbiamo eletto il mondo online e delle IA come spazio vitale e di sopravvivenza. Mai come oggi molti vivono l'urgenza di un pensiero diverso, capace di cambiare le cornici di riferimento, i concetti divenuti luoghi conformisticamente comuni, le pratiche. Il cambiamento non può che passare attraverso il pensiero, ma questo pensiero non può non essere radicale, filosofico, un esercizio praticato da molti come vitale, necessario per (ri)tornare a respirare.
A cosa servono i filosofi nell’era dell'intelligenza artificiale
Nell'era dominata dalla tecnologia e dalle intelligenze artificiali generative, diventa sempre più impellente interrogarsi sull'evoluzione tecnologica in atto ma soprattutto su quella umana. In molti, compresi filosofi più o meno pop, si esercitano nel fornire memi, concetti, riflessioni utili a celebrare le sorti progressive delle intelligenze artificiali e facendo finta di non vederne le implicazioni, filosofiche ma soprattutto umane. Questi e tutti i filosofi dovrebbero al contrario ritornare a quello che da sempre è il ruolo del filosofo: porsi domande, interrogarsi e contribuire a dialoghi maieutici capaci di aumentare e migliorare la conoscenza, coltivare la responsabilità, sviluppare l'umanità.
Ma tu, amico mio, sai perché stai zappando?
Ti sei mai fermato a riflettere sul significato delle tue azioni quotidiane? In questa semplice domanda si cela una profonda riflessione. Perché facciamo ciò che facciamo? Perché ci alziamo ogni mattina e affrontiamo la nostra routine? Nel mondo aziendale, frenetico e scandito da obiettivi, scadenze e riunioni, fermarsi a riflettere sembra quasi un lusso.
Alle navi, filosofi!
Una riflessione filosofica di Gilda Yoko Diotallevi, Filosofa del diritto e direttrice della rivista di arte, filosofia e cultura Fiori Vivi. La riflessione parte da un aforisma di Nietzsche, tratto da La Gaia Scienza, che termina con un invito a tutti i filosofi a imbarcarsi sulle navi....Una riflessione che esprime perfettamente lo spirito e il senso del progetto della Stultiferanavis.