La vision è l'illuminazione, lo schiudersi improvviso della mente alla conoscenza del vero, alla concezione di una idea. E' un carisma, un ‘dono divino’, il frutto di uno stato di grazia.
Tutto risale alla radice indoeuropea weid-. Da cui il sanscrito veda: ‘io so’, ‘scienza’, ‘conoscenza’. Il sapere che è raggiunto tramite la meditazione, è il germogliare una verità che già esiste.
Da weid- derivano le espressioni greche eidos, 'apparenza'; eidôlon (da cui idolo), 'immagine'; idea, 'aspetto'; e historia, 'informazione'. Deriva anche il latino videre. Che significa ‘percepire con gli occhi’ una realtà concreta. La concezione vedica del sapere –la partecipazione a una verità cosmica– è riletta all'interno della nostra, diversa cultura, fondata sull'esperienza concreta realizzata tramite il senso della vista.
Eppure videre non perde mai del tutto il suo significato di 'illuminazione'. Visione infatti è già in latino una voce dotta, propria della lingua filosofica, creata a partire da videre per rendere il greco phantasía e phántasma.
Phantasía deriva dal verbo phánein, ‘mostrare’, ‘rendere palese, visibile’. (Da cui anche epifania: ‘festa dell'apparizione’). Il phántasma è l''immagine che appare'. Alla radice sta l'indoeuropeo bha-: ‘luce’, ‘illuminazione’.
Dunque: ‘capacità di rendere visibile ciò che non lo è’.
L'intuire ciò che non è attualmente a tutti visibile è dote rara. Napoleone seppe pre-vedere una organizzazione dello stato che ancora non c'era: la vita delle persone fisiche e giuridiche regolata dal codice civile, i rapporti tra centro e periferia gestiti da una efficiente burocrazia.
Altrettanto geniale, nel suo campo, la vision di Henry Ford, che ha dato ad ognuno la sua automobile; o la visione di Steve Jobs, che ha portato su tutte le scrivanie i personal computer, e più recentemente ha rivoluzionato la fruizione della musica.
Il susseguirsi di cicli di successi e insuccessi –lo testimonia la vicenda di Napoleone come quella di Jobs– fa apparire a noi occidentali la vision forse troppo rischiosa: è difficile essere in sintonia con una rete di eventi –in parte passati, in parte futuri– che non possiamo dominare, né asservire ai nostri disegni.
Eppure, la vision è necessaria. Può essere intesa come il tentativo di spingere la saggezza occidentale (anche wisdom deriva da weid-) oltre i limiti di ciò che può essere chiaramente visto. Indiani, cinesi e giapponesi sanno guardare meglio di noi oltre i confini di ciò che appare.