Nel tempo
Pubblicato il 09/09/26
Il minuto che mi riprendo
La cucina, il caffè, il pollice. Il caffè era pronto da pochi minuti e già non era più caldo. Lo ricordo perché, quando l’ho ripreso in mano, sulla superficie c’era quella pellicola opaca che compare solo dopo un piccolo abbandono. Sul tavolo avevo una fetta di pane a metà, alla finestra una luce pallida di mattina, in cucina il ronzio basso del frigorifero. Avevo preso il telefono per una cosa innocua, controllare l’ora prima di uscire.
La filosofia e l'implicatissimum ænigma del tempo
Χρόνος — Chronos
La modernità ha separato ciò che il mito univa. Ha dissociato il tempo dalla necessità interiore della trasformazione. Ha dissociato Senex da Puer, producendo insieme ossessione della giovinezza e tirannia delle procedure. E ora, ultimo inganno, ci offre il "qui ed ora" come salvezza.
Desiderio e Tempo: l’attualità interrogante di una lettura, francese
Durante gli anni trenta del secolo scorso A. Kojève con i suoi scritti (1935, sulla Revue d’histoire et de philosophie religieuse) e i suoi corsi (seminario su Hegel del 1938-1939), rileggendo pensiero hegeliano, in particolare i testi hegeliani pubblicati nel periodo jenese negli anni a cavallo tra il 1801 e il 1805, produce una influenza profonda sul pensiero francese. Kojève lesse e interpretò Hegel in maniera senza dubbio étonnante, trasformando il testo hegeliano in un’antropologia filosofica e la dialettica hegeliana in una pratica politica rivoluzionaria, davanti a un pubblico esterrefatto e al tempo stesso grandemente affascinato e che annoverava fra i suoi nomi, come si desume dall’annuario dell’Ecole, Jacques Lacan, Georges Bataille, Maurice Merleau-Ponty, Raymond Queneau, Gaston Fessard, Eric Weil, Raymond Aron, Georges Gurvitch, Jean Hyppolite, Robert Marjolin, a volte André Breton e una volta anche Hannah Arendt
Il nostro rapporto tossico con il tempo
Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.
Il tempo umano come metrica etica della trasformazione digitale
La vera innovazione non è quella che ci rende più veloci. È quella che ci rende più presenti. Perché il futuro è umano-centrico. O non sarà.