Calogero Kalos Bonasia ha servito in Aeronautica Militare tra il 1991 e il 1995, dove ha appreso che comunicare significa distinguere il segnale dal rumore, garantire continuità informativa, preservare la tracciabilità delle decisioni. Quella disciplina è diventata il suo metodo.

Trent'anni di lavoro con organizzazioni pubbliche e private—circa cento realtà diverse—gli hanno offerto una prospettiva comparativa rara: osservare come contesti differenti affrontano gli stessi problemi strutturali con soluzioni sorprendentemente diverse. Lo guida una domanda costante: cosa accade alla memoria istituzionale quando l'informazione perde materialità?

Il suo lavoro sulla governance dei progetti non è mai stato semplice competenza tecnica: è sempre stato un modo per comprendere come le organizzazioni pensano se stesse, distribuiscono responsabilità, costruiscono—o perdono—conoscenza collettiva.

Collabora con Stultifera Navis per indagare i fenomeni digitali al di fuori dei vincoli dei periodici accademici, analizzando l’influenza della mediazione tecnica sul pensiero organizzativo.

Etiam capillus unus habet umbram suam—anche un singolo capello ha la sua ombra. Ciò che appare marginale contiene spesso le informazioni più preziose sulla struttura profonda dei sistemi.


Il tempo del cambiamento

Il tempo rappresenta il nesso fondamentale fra la nostra esistenza e il divenire. Abitiamo un'epoca in cui il presente si contrae mentre il futuro accelera verso la propria obsolescenza. Questo ritmo inarrestabile, determinato dall'incalzare delle innovazioni e delle contingenze, ci obbliga a ripensare il nostro rapporto con la dimensione temporale e con i valori che la connotano. L'urgenza pertiene alla sfera dell'agire, della domanda "quando", laddove l'importanza risiede nella dimensione dell'essere, in ciò a cui conferiamo senso. Eppure il discrimine fra questi due ambiti si è assottigliato, sospingendoci verso scelte precipitose che di rado onorano ciò che davvero rileva.

Pensiero, paradossi e narrazioni: viaggio nelle contraddizioni dell’umanità contemporanea

Viviamo in un’epoca in cui il mito della razionalità e della produttività domina il pensiero, spesso soffocando la spontaneità e il pluralismo. Oggi, i comportamenti autodistruttivi come bulimia, autolesionismo o abuso di sostanze sembrano essere sempre più diffusi, specialmente tra i giovani. Questi fenomeni non sono compartimenti stagni, ma facce della stessa medaglia, entrambe radicate nella difficoltà di trovare un equilibrio tra controllo e vulnerabilità.

Proxy Culture: come tecnologia ed etica ridefiniscono il nostro rapporto con la realtà

Un proxy non è un semplice simbolo, ma un’entità che assume un ruolo operativo, permettendo un’interazione che sostituisce il contatto con il referente originale. Questa idea trova le sue radici nella semiotica di Charles Sanders Peirce, che distingue tra icone, indici e simboli. Nella proxy culture, però, i confini tra queste categorie si dissolvono. Un proxy non si limita a rappresentare; diventa esso stesso il referente operativo. Per esempio, una fotografia digitale non è solo la rappresentazione di un ricordo: diventa il ricordo stesso per chi la osserva.

Sapere e tradizione come ingredienti del futuro

Una governance basata esclusivamente sulla conoscenza potrebbe cadere nella trappola dell’elitismo, alienando i cittadini comuni e creando una nuova forma di disuguaglianza. Tuttavia, ignorare il valore della competenza significa perpetuare un sistema inefficace e vulnerabile.

Bug, virtù e codice: lo stoicismo applicato al testing del software

Gli stoici ci invitano ad accettare ciò che non possiamo controllare – in questo caso, l’inevitabilità dell’errore in sistemi complessi – e a concentrare la nostra energia su ciò che possiamo cambiare: il modo in cui affrontiamo questi errori e impariamo da essi. Questa prospettiva trasforma il testing da un semplice controllo di qualità a un viaggio di scoperta e miglioramento continuo.

Ma tu, amico mio, sai perché stai zappando?

Ti sei mai fermato a riflettere sul significato delle tue azioni quotidiane? In questa semplice domanda si cela una profonda riflessione. Perché facciamo ciò che facciamo? Perché ci alziamo ogni mattina e affrontiamo la nostra routine? Nel mondo aziendale, frenetico e scandito da obiettivi, scadenze e riunioni, fermarsi a riflettere sembra quasi un lusso.

DevOps e la rivoluzione del “saper fare”: filosofia, tecnologia e pragmatismo

Immaginate di essere al volante di un’auto d’epoca, impeccabile e affascinante. Ogni dettaglio è curato, il motore gira come un orologio svizzero, ma ora vi trovate su una superstrada moderna, circondati da auto elettriche che sfrecciano veloci e silenziose. Questa immagine illustra perfettamente il rapporto tra i modelli tradizionali di gestione IT, come ITIL o SDLC, e le necessità del mondo attuale, dominato da velocità, agilità e imprevedibilità.

Sette modi di pensare al pensiero: una riflessione filosofica ed epistemologica

L’arte di pensare è una delle caratteristiche più distintive dell’essere umano, ma al tempo stesso una delle più complesse. Riflettere sul pensiero significa affrontare una duplice sfida: capire come formuliamo idee, decisioni e strategie, e comprendere i limiti e le distorsioni insite nel nostro modo di ragionare. Questo articolo, ispirato sia alla pratica manageriale sia alla tradizione filosofica, esplora sette elementi fondamentali del pensiero, connettendoli a riflessioni epistemologiche e filosofiche di ampia portata.

Imparando dalle piante

“Il mondo vegetale, descritto da Stefano Mancuso come una rete decentralizzata e collaborativa, si rivela essere un modello perfetto per i team Agile. In un progetto software, infatti, non c’è un’unica entità che prende tutte le decisioni: ogni membro del team, dal Product Owner agli sviluppatori, contribuisce attivamente, in una sorta di intelligenza collettiva.”