Cento anni e ancora
Foucault ha messo a punto, per leggere il carcere, la clinica, la confessione e più in generale le forme moderne di governo degli individui e delle popolazioni, categorie come il dispositivo, l’intreccio fra potere e sapere, la biopolitica e la governamentalità: strumenti elaborati per analizzare istituzioni e processi della modernità che si sono rivelati capaci di una sorprendente migrazione, risultando particolarmente fecondi nell’interpretazione della sorveglianza algoritmica, della valutazione continua che attraversa quasi ogni ambito istituzionale e delle forme contemporanee di gestione di sé come capitale da valorizzare incessantemente sulle piattaforme digitali. È questa capacità di migrazione, più che la fedeltà a un sistema dottrinale, a tenere in vita il suo pensiero: applicato a territori nuovi, continua a produrre domande.
C’è poi un altro Foucault, quello degli ultimi corsi al Collège de France, che lascia sullo sfondo la grammatica disciplinare per rivolgersi al pensiero degli antichi e alle pratiche attraverso cui gli individui lavoravano su se stessi: la cura di sé, l’askesis, l’estetica dell’esistenza. È un Foucault che parla ancora a chiunque si interroghi su cosa significhi costituirsi come soggetto in un tempo che offre ovunque tecniche di trasformazione personale, dalla terapia al self-help, spesso separate dall’orizzonte etico entro cui pratiche analoghe erano state elaborate nel mondo antico. In quello scarto fra le tecniche disponibili e la domanda che le ha generate, il tardo Foucault torna a essere una risorsa viva.
Resta poi il Foucault diventato fantasma pubblico, il nome evocato per spiegare ogni relativismo contemporaneo, il “cattivo maestro” comodo quando si cerca un colpevole intellettuale per fenomeni che hanno ben altre cause. Anche questa figura distorta testimonia una forma di vitalità: si continua a discutere di Foucault, a volte proprio per liberarsene, perché il suo pensiero resta un punto in cui qualcosa del presente diventa visibile, anche quando viene frainteso.
Sono cent’anni dalla nascita, ormai quaranta circa da quando Foucault ci ha lasciati, forse troppo presto, e ancora ne parliamo, anche noi.
Foucault. Cento anni e ancora
Tra i tanti motivi per ricordare Michel Foucault, oggi, nel tempo e nei luoghi in cui viviamo, nel giugno 2026, c'è anche la coincidenza di date. Foucault era nato cent'anni prima, il 15 ottobre 2026, ed è mancato il 25 giugno del 1984.
Ancora Foucault? Follia.
La riflessione foucaultiana sulla follia permette di cogliere quelli che, ancora oggi in molte realtà, sono aspetti condizionanti la visione del disagio psichico, percepito come specchio deformante delle nostre paure.
Il linguaggio come luogo dell'hexis: Aristotele, Wittgenstein, Foucault
La teoria aristotelica della virtù e la riflessione wittgensteiniana sulla Lebensform lavorano su un suolo comune che le tradizioni in cui si inscrivono tendono a oscurare. Al centro di entrambe c'è una stessa intuizione: che il soggetto si forma attraverso la pratica, e che quella formazione precede e rende possibile ogni riflessione esplicita su ciò che si fa. Portare le due prospettive in tensione, aggiungendovi la ripresa foucaultiana della cura di sé, permette di fare un passo ulteriore verso il linguaggio come luogo in cui quella formazione si compie in modo più pervasivo e meno visibile.
Intervista ImPossibile a Michel Foucault (IIP #06)
AI e il potere del sapere Michel Foucault (1926–1984), filosofo e storico delle idee, ha esplorato come la conoscenza e il potere si intreccino nei dispositivi che organizzano la vita sociale: il manicomio (Storia della follia), la clinica (Nascita della clinica), la prigione (Sorvegliare e punire), la sessualità (La volontà di sapere), l’economia e la sicurezza (Nascita della biopolitica). Nei suoi studi - da Le parole e le cose a L’archeologia del sapere, fino a Il pensiero del fuori - Foucault ha mostrato come ogni epoca costruisca la propria “verità” attraverso sistemi di classificazione, di esclusione e di controllo. Che cosa accade quando le forme del sapere si automatizzano? Chi controlla il sapere che ci controlla?
La memoria e il futuro: un caso interessante di eterotopia a Copenaghen
Il concetto di eterotopia, introdotto da Michel Foucault nel saggio Des espaces autres (1967), designa luoghi fisici e simbolici che si collocano ai margini dell’ordine normativo, funzionando come specchi deformanti della società.
Tecnologie e sviluppo del Sè
I social e le nuove tecnologie, se non snaturate dal loro obiettivo iniziale ossia di sviluppo e di miglioramento, possono davvero essere un’importante opportunità di crescita. Penso, per esempio, a quei bambini/ragazzi che hanno difficoltà negli apprendimenti: in questo caso, tecnologie specifiche, possono davvero essere di aiuto a questi ragazzi, supportando genitori e insegnanti, e permettendo loro di non abbandonare lo studio per la fatica incontrata nel loro percorso scolastico, come invece accade in situazioni estreme.
L’illusione di sfuggire alla sorveglianza tecnologica
Nel 2002 per il filosofo, scrittore e urbanista Paul Virilio la sorveglianza era “ciò che sta arrivando" (“ce que arrive”), un incidente del futuro destinato a produrre effetti importanti e a suggerire una migliore messa a fuoco del fenomeno (Privacy, un tema sempre all'ordine del giorno), per comprenderlo più che per reprimerlo, una possibilità quest'ultima tanto illusoria quanto diventata ormai remota, se non impossibile.
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
Bug, virtù e codice: lo stoicismo applicato al testing del software
Gli stoici ci invitano ad accettare ciò che non possiamo controllare – in questo caso, l’inevitabilità dell’errore in sistemi complessi – e a concentrare la nostra energia su ciò che possiamo cambiare: il modo in cui affrontiamo questi errori e impariamo da essi. Questa prospettiva trasforma il testing da un semplice controllo di qualità a un viaggio di scoperta e miglioramento continuo.