Docente di storia dell'arte, specializzata in didattica inclusiva, pedagogia speciale e counseling.

Counselor Professionista certificata REICO. Tre lauree con lode in storia dell'arte e beni culturali; Master triennale in Gestalt Counseling.

Ha formato oltre 500 docenti specializzati e lavora da oltre vent'anni con studenti di ogni età e con ogni tipo di disabilità.

Da questa convergenza di competenze ha ideato il Counseling Storico Artistico (CSA): metodo interdisciplinare originale che utilizza il patrimonio culturale come dispositivo di conoscenza, scoperta e riflessione.

Prima codificazione ottobre 2025. Marchio depositato UIBM maggio 2026. Il libro che codifica il metodo è in redazione avanzata.


Crede che la bellezza coincida con il buono, e che educare alla bellezza significhi guidare le persone verso la loro piena umanità.


Verità/Approvazione

Gustav Klimt, 'Nuda Veritas', 1899. Stultifera Navis non pubblica immagini, e con questo articolo quella scelta acquista un peso diverso dagli altri: l'opera che vi porto non viene osservata, vi osserva. Costruitela dentro di voi prima di andare avanti. Una donna è in piedi, frontale, immobile.... Nel 1897 Gustav Klimt esce dalla Künstlerhaus, l'associazione ufficiale degli artisti viennesi, insieme ad altri diciotto artisti, e fonda la Secessione con un motto preciso: Al tempo la propria arte, all'arte la propria libertà.

Oltre la cecità collettiva: un dialogo sull’inferno che abbiamo costruito

In dialogo con Carlo Mazzucchelli "Combattere l'inferno, dalla mia posizione, significa allora innanzitutto smettere di credere che la risposta sia aggiungere. Significa difendere il diritto di togliere: togliere il superfluo, restituire profondità, lasciare che una cosa si depositi prima di metterne un'altra sopra. Significa rifiutare l'idea che la scuola sia colpevole di tutto ciò che la società non riesce più a fare, e tenere invece il filo di quello che le è proprio: non mostrare com'è il mondo, ma come potrebbe essere. Non addestrare corpi governabili, ma formare soggetti pensanti. Se ancora se ne ha voglia, e se gliene viene lasciato il tempo."

Psicotico / Sano di mente

La domanda non è se si possa essere psicotici o sani di mente, perché quella è la domanda sbagliata. Finché la facciamo, accettiamo che il confine esista e che qualcuno abbia il diritto di tracciarlo. La domanda giusta è: chi decide cosa è realtà? Sano di mente, qui, non significa adeguarsi alla realtà esterna: significa mantenere la coerenza della propria visione abbastanza a lungo da costruirci qualcosa dentro.

Insieme, soli (pieno/vuoto)

Primo testo di un ciclo di scritti sull'arte. L'intento non è elaborare una critica convenzionale, ma usare le opere come lenti per leggere i "buchi neri" del presente. L'assunto è che l'arte anticipi sempre la lingua: nomina ciò che non sappiamo ancora dire. L'obiettivo è non dare risposte, ma lasciare il lettore con una domanda aperta. Il progetto prevede nove tappe, ognuna costruita su un paradosso: Munch(Pieno/Vuoto), Skopas (Vitalità/Controllo), Hannah Höch (Maschile/Femminile), Vivian Maier (Visibilità/Invisibilità), Nam June Paik (Reale/Virtuale), Klimt (verità/apparenza), Mondrian (immobilismo/cambiamento)... Il primo articolo è su Munch, indaga la tensione tra Pieno e Vuoto. Da una parte la massa che occupa fisicamente ogni spazio (Ortega y Gasset), dall'altra lo svuotamento interiore di chi ha smesso di abitare se stesso.

La traversata nuda: perché il corpo non è mai facile

Il corpo che cambia: quasi la metà dei ragazzi tra i tredici e i diciotto anni si dichiara disponibile a ricorrere alla medicina estetica, e un genitore su otto ha già suggerito ai propri figli di farlo. Il corpo che non si riconosce ancora trova una risposta immediata, un aggiustamento tecnico prima ancora che sia stato davvero incontrato e abitato. E la stessa logica, sempre più spesso, si estende all’identità di genere: il disagio di non riconoscersi diventa diagnosi, la diagnosi diventa percorso, il percorso diventa scelta irreversibile, tutto prima che il ragazzo abbia avuto il tempo di capire chi è. La forma del disagio cambia, ma la logica è la stessa: il corpo come problema da risolvere piuttosto che come luogo da attraversare. Da qualche tempo uso una parola latina: id. Neutro singolare, terza persona, né maschile né femminile. Significa “esso”, “ciò”, qualcosa che ancora non ha preso forma definitiva. Id non separa. Riconosce.

Oltre le etichette

Viviamo immersi in una complessità senza precedenti. Come l'abbiamo affrontata? Frammentandoci noi stessi. Invece di abitare la complessità del reale, abbiamo moltiplicato all'infinito le categorie identitarie, nella convinzione che definire ogni sfumatura dell'essere ci avrebbe aiutato a orientarci. Il risultato è l'opposto: ci siamo persi in un labirinto di etichette.

Dalla caverna allo schermo: la progressiva separazione tra corpo vissuto e corpo rappresentato

Questo saggio attraversa la storia della rappresentazione del corpo – dall'Egitto alla Grecia, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco alle avanguardie, fino all'era degli schermi – seguendo un filo rosso preciso: la progressiva separazione tra corpo vissuto (il corpo sentito dall'interno, esperienza incarnata) e corpo rappresentato (il corpo visto, misurato, codificato dall'esterno).