NOVITA'[1835]
'Scolarizzazione' del web e metacompetenza
Non serve censurare la rete. Serve educarla. Una riflessione sulla scolarizzazione del web e sulla metacompetenza necessaria per abitare lo spazio pubblico digitale.
The Generative Value of Friction in Digital Media: Neuroscience, Education, and Play
This article, first published in Journal of Digital Media & Interaction ISSN 2184-3120 Vol. 8, No. 20 (2025), pp. 105–119 DOI:10.34624/jdmi.v8i20.40175, explores the conceptual value of friction in digital interactions, opposing the dominant rhetoric of “zero friction” in contemporary design, which reduces experience to mere efficiency. The removal of friction raises fundamental questions about the nature of experience and the formation of knowledge, since human experience has historically involved engagement with the resistance of the external world — an element that stimulates attention and meaning. In digital contexts, interface design aims to maximize fluidity, minimizing difficulty and interruption. While this improves usability, it can also diminish cognitive engagement and the capacity for critical interaction, fostering a perception of the world as entirely controllable and devoid of mystery. The article argues that friction can instead constitute a generative resource, not only in videogames — where it takes the form of intentional difficulty that prompts strategic reflection — but also in learning and neuroscience, as a space for error, recalibration, and cognitive effort. The analysis proposes a conceptual framework connecting these domains, showing how friction can become a condition for learning, engagement, and transformation. Keywords: Friction; Error; Digital interaction; Transformative learning; Game-based learning; Neuroplasticity
La classe fantasma: quando docenti e studenti copiano dalla stessa IA
Siamo di fronte a una biforcazione storica. L’AI può catalizzare una trasformazione positiva dell’educazione, liberando i docenti migliori da compiti ripetitivi per concentrarsi su ciò che solo l’umano può fare: coltivare curiosità, modellare rigore intellettuale, costruire relazioni educative autentiche. Ma può anche accelerare una deriva già in corso: la riduzione dell’insegnamento a trasferimento di informazioni processate, la perdita della relazione pedagogica come incontro trasformativo tra intelligenze umane, l’atrofia delle competenze sia dei docenti che non sviluppano mai maestria autonoma, sia degli studenti che non incontrano mai resistenza cognitiva produttiva. La differenza tra questi due futuri non risiede nella tecnologia. Risiede nelle scelte politiche, istituzionali e professionali che faremo.
Don’t think of two elephants: Education as if people and planet matter
A Crying child in the family/school
....𝐰𝐨𝐧’𝐭 𝐛𝐞 𝐒𝐚𝐯𝐞𝐝 𝐛𝐲 𝐚 𝐜𝐡𝐚𝐭𝐛𝐨𝐭 = 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐝𝐫𝐞𝐧 𝐚𝐬 𝐩𝐚𝐰𝐧𝐬 𝐨𝐟 𝐟𝐚𝐭𝐞
Hermes e l'educazione connessa.
Educazione come movimento, conoscenza come diritto: viaggio nell'SDG4 Nel mondo antico, Hermes era il messaggero degli dèi. Volava tra Olimpo e Terra con sandali alati, portando parole, intuizioni e transizioni. Era il dio della comunicazione, dei viaggi, dei commerci — ma anche delle soglie, dei passaggi, delle trasformazioni. Oggi, in un mondo digitale che corre più veloce della luce, Hermes torna a parlarci. E lo fa con ali di fibra ottica.
La Trappola dell'Oracolo: Perché l'IA deve imparare a tacere
Non cercate la risposta perfetta. Cercate la domanda difficile. L'educazione del futuro non riguarda le risposte, ma la capacità di porre la domanda giusta. L'Occidente sta commettendo un errore fatale: usare l'IA come un Oracolo che fornisce risposte immediate, creando atrofia mentale. Questo articolo propone il "Progetto Socrate": un'architettura dove la tecnologia agisce come uno specchio per creare attrito cognitivo, non per eliminarlo. Una riflessione su come l'imperfezione biologica sia il nostro vero vantaggio competitivo.
La fragilità di chi non può ancora dire “io”
Una persona nasce due volte: biologicamente, quando arriva al mondo; simbolicamente, quando può finalmente dire “io”. Il nostro compito è custodire il tempo che separa queste due nascite.
Corpo e identità
Nel dibattito contemporaneo attorno all’identità si confrontano visioni profondamente diverse, che raramente trovano un terreno comune.
Business school, non fate moralismi!
In una discussione della scorsa settimana, un collega ha insistito: "Le business school non dovrebbero fare la morale. Il loro compito è quello di insegnare il management e l'economia, non di imporre valori. Le questioni morali appartengono alla coscienza privata o, al massimo, all'etica elettiva, non al curriculum di base".