NOVITA'[1623]
In difesa dell'autore. Ricordando la lezione di Cervantes e accompagnati da Julio Cortázar
Nel guardare alla figura dell'autore, si considera inevitabile ripartire da ciò che scrivevano Foucault e Barthes. Ma conviene invece far riferimento al modo in cui Cervantes mostrò al mondo il suo 'essere autore'. E conviene ricordare come Julio Cortázar nel racconto 'El perseguidor' risponde in anticipo alle affermazioni di Barthes e Foucault. L'autore non è né morto né assente. Chi oggi, seguendo Barthes e Foucault, celebra la capacità dell''intelligenza artificiale' di essere autore, non è che la moderna incarnazione di una antica figura: censore, accademico, 'esperto', autorità che tenta di imporre il proprio controllo alla libera espressione di conoscenza. L'incapacità di essere liberi autori spinge a ritagliarsi il ruolo di 'esperti' che pretendono di incasellare e giudicare il modo altrui di essere autore. Questa incapacità di essere autori porta oggi fino a dire: l'autore è la macchina. Dite invece, diciamo invece: l'autore sono io, siamo noi. Abbiamo il diritto-dovere di prendersi la giustissima libertà di scrivere. Ci si assume così la fatica di dire senza ricicciare, rimescolare, ripetere luoghi comuni; cercando invece di parlare dei proprio dolori, di ciò che è tanto intimo da essere difficile da dire, di ciò che fa soffrire, perché vediamo intorno a noi un mondo che soffre. E' difficile e faticoso; ma è questo l'essere autori.
Superare la distanza con la presenza
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La distanza di cui parlo nel mio libro sopra citato è quella che definisce i mondi digitali delle piattaforme tecnologiche. Una distanza fisica, diversa da quella che caratterizza la lontananza tra due città o punti nello spazio, difforme dalla distanza ricercata perché ritenuta vitale per la propria sicurezza, distinta da quella imposta per legge o dalle regole di buon vicinato. La distanza sulla quale invito a riflettere non è neppure quella imposta per legge da governi spaventati per la viralità del Covid-19, ma quella che sperimentiamo quotidianamente nel nostro essere social e poco sociali, connessi ma senza legami, impegnati a messaggiare, ma incapaci ormai a dialogare e a conversare Vis a vis.
Beyond the bullet points: what McKinsey gets wrong about critical thinking
“Critical thinking” has become a corporate virtue, non negotiable, measurable, endlessly trainable. A recent report by McKinsey & Company is emblematic. It defines critical thinking as a bundle of competencies, structured problem solving, logical reasoning, bias awareness, and information gathering, meant to help workers “add value” beyond what machines can do.
Cuando la creatividad deja de necesitar humanos
Crear, en el sentido fuerte, no es producir novedad. Es asumir un coste.
La Stultiferanavis ottocentesca di Sherlock Holmes: un Racconto Inedito [#1]
Terzo racconto ispirato alle opere di Sherlock Holmes e fatto raccontare in prima persona da Watson, che il testo scritto nell'800 si premurò di fare arrivare ai giorni nostri permettendoci di collegare l'iniziativa della Stultiferanavis attuale alla sua archeologia e genealogia storica, associabile a Das Narrenschiff di Brandt, ma anche a quella che oggi chiamiamo fantascienza. Il racconto è stato ambientato intenzionalmente in Cornovaglia, una parte dell'Inghilterra da me sempre amata. Vi sono stato più di venti volte in trent'anni (ne ho fatto anche un libro fotografico di 500 pagine anche per ricordare tanti amici oggi defunti e per lasciare ai nipoti un suggerimento di viaggio e forse anche un buon ricordo), vi ho percorso a piedi centinaia di chilometri, sconfinando nel Dorset e nel Devon, ho incontrato persone fantastiche e fatto esperienze di viaggio indimenticabili. Non potevo non collocare la stultiferanavis della mia storia in Cornwall! Buona lettura
Fiori per Algernon e la tentazione di capire tutto
Il libro torna. Non perché parli di fanta-scienza, ma perché parla di desiderio. Del desiderio di essere all’altezza. Di non restare indietro. Di non essere esclusi dal discorso del mondo. L’intelligenza artificiale intercetta lo stesso desiderio. Lo rende efficiente. Scalabile. Ma non lo risolve.
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
Il pensiero nei margini: Floridi e la microstoria filosofica come metodo anti-mitologia
Un refuso, una nota a piè di pagina, una traduzione “quasi giusta”: dettagli che sembrano rumore e invece cambiano la traiettoria di un’idea. Floridi propone una microstoria filosofica disciplinata dai livelli di astrazione, capace di dialogare con le digital humanities senza farsi ipnotizzare dai grafici.
I rischi che corriamo
Il punto non è demonizzare l'intelligenza artificiale, ma riconoscere che l’IA sta diventando, se non lo è già, un moltiplicatore di strutture di potere.
La velocità come ideologia del nostro tempo
Nel futuro, chi vorrà descrivere le caratteristiche del nostro presente avrà l’imbarazzo della scelta: tempo della tecnologia, del superamento dell’umano, dell’illimitato, della privatizzazione del potere, dell’informatica. Ma anche dell’istante, della rapidità, del tempo reale
Chi parla di sicurezza dell'Ai è sempre in buona fede o esiste una cospirazione?
Alcune riflessioni sulle numerose teorie di Ai malevola e sul modo con cui certuni gruppi di interesse potrebbero usare la paura dell'Ai forse per interessi più personali che realmente orientati a proteggere la razza umana.
L’errore di fondo: l’IA è neutra (e non neutrale)
Il vero nodo, allora, non è se l’IA sia neutra in teoria, ma chi decide come viene progettata, implementata e governata. Perché è in quelle decisioni — spesso invisibili — che si gioca il futuro della nostra autonomia, della coesione sociale e della dignità umana.
Prevedere per Governare: Machiavelli e la Mappatura dei Rischi Aziendali
Lezioni Rinascimentali per la governance del XXI secolo 2 - di Luca Sesini e Beppe Carrella
Credi a Cassandra, segui Morpheus.
Due profeti per il consumo consapevole nell’era dell’informazione di Luca Sesini e Beppe Carrella
X-men e la sostenibilità digitale. I mutanti contro il bias algoritmico
di Luca Sesini e Beppe Carrella
De la atención a la intención: el giro hermenéutico de la IA conversacional
La pregunta ya es el nuevo territorio de disputa: quien la anticipa, orienta la mente.
Di là dal feed e tra i cavi
Ricevo e pubblico una lettera mandatami dall’Algoritmo
Non si discute con le macchine. O la catastrofe morale dei computer scientist
L'esigenza primaria nell'azione politica e culturale oggi necessaria consiste nell'evitare di stare al gioco che impone a tutti di parlare con la macchina, di guardare alla macchina, di considerare centrale nella nostra vita l'interazione con la macchina. Ciò che è necessario oggi è l'abbandono di queste vie di fuga, ed il ritorno invece a guardare il faccia gli altri esseri umani senza mediazioni macchiniche. Il primo interlocutore con cui è necessario oggi parlare e discutere, lungi dall'essere una macchina, è un umanissimo essere: il creatore di queste macchine. Il computer scientist. Del suo operato dobbiamo discutere. Con lui dobbiamo discutere, richiamandolo alla responsabilità del suo agire.
La gratitudine può essere la via che conduce alla filantropia del domani?
Una riflessione sul possibile ruolo della filantropia nell'era della nuova tecnologia per riscoprire il ruolo della gratitudine.
L’Itinerario Stultifero: Filosofia e poetica del percorso compiuto e da compiere
Viviamo in un'epoca che celebra il tempo sempre presente (il presentismo) la velocità, l'istantaneità, la simultaneità. Il web promette di darci tutto e subito, di connettere ogni cosa con ogni cosa, di eliminare la distanza tra domanda e risposta. Ma questa promessa nasconde una minaccia: la perdita della lentezza, della riflessione, della profondità, della sequenzialità, della trasformazione. Se tutto è equidistante, se ogni contenuto vale quanto ogni altro, se ci viene sempre più spesso segnalato da algoritmi e Chatbot fuori del nostro controllo, se possiamo saltare da qualunque punto a qualunque altro punto, perdiamo la dimensione del cammino. Ogni itinerario è una pratica umanista L'itinerario è una forma di resistenza L'itinerario, è una forma di ospitalità intellettuale: Ma è anche una forma di speranza.