In quasi trent’anni nel mondo IT ho imparato che l’innovazione non è solo una questione di codice: è il modo in cui i team collaborano, crescono e si trasformano.

Dal software operativo ai framework di test automation più avanzati, il mio percorso mi ha portato a guidare progetti tecnici complessi che si sono evoluti in standard aziendali e strumenti di cambiamento.

Parallelamente, esploro l’impatto della tecnologia sulla vita delle persone: attraverso articoli, libri e post analizzo come Intelligenza Artificiale e trasformazione digitale stiano ridefinendo il nostro modo di vivere e lavorare, con un’attenzione costante all’etica della GenAI.

La mia missione è chiara: fare in modo che la tecnologia lavori per le persone, e non il contrario.


Le aziende volevano produttività ma hanno trovato un problema di governance

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende molto più velocemente della capacità di governarla. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla produttività, sull’automazione e sull’efficienza. Oggi, però, molte organizzazioni stanno iniziando a confrontarsi con un problema più profondo: come mantenere controllo, responsabilità e fiducia dentro processi sempre più influenzati da sistemi generativi.

E se gli LLM fossero soltanto l’inizio?

Gli LLM hanno cambiato il nostro modo di interagire con le macchine. Ma una nuova generazione di AI sembra iniziare a guardare oltre il linguaggio. Ineffable Intelligence, la startup fondata da David Silver, una delle menti dietro AlphaGo, punta verso sistemi che apprendono dall’esperienza, dall’esplorazione e dall’interazione con il mondo. Forse il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarderà soltanto modelli che parlano. Ma sistemi che imparano autonomamente.

L’AI sta creando esperti… senza esperienza

L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando ciò che sappiamo fare. Sta cambiando il modo in cui riconosciamo la competenza. Oggi è possibile produrre risultati convincenti senza aver davvero compreso il percorso che li genera. E questo rende sempre più difficile distinguere l’esperienza dalla sua simulazione. Non è un problema tecnologico ma una questione di giudizio e responsabilità.

La nuova disuguaglianza

L’intelligenza artificiale non sta creando una nuova disuguaglianza nell’accesso alla tecnologia, ma nel modo in cui la utilizziamo. In un contesto in cui delegare è sempre più facile, la vera differenza emerge nella capacità di riconoscere quando fermarsi. Voglio provare ad esplorare il costo cognitivo dell’automazione e il rischio, spesso invisibile, di smettere di comprendere ciò che facciamo.

Quando l’AI esce dallo schermo

L’intelligenza artificiale non è più solo qualcosa che risponde. Sta iniziando a percepire e agire nel mondo reale. Questo passaggio cambia tutto: non stiamo più introducendo strumenti, ma sistemi che hanno conseguenze concrete. Una riflessione su cosa succede quando l’AI esce dallo schermo.

Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni

Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.

Trovare lavoro ai tempi dell’Intelligenza Artificiale

Oggi cercare lavoro non significa più inviare un CV. Significa essere valutati da algoritmi e osservati attraverso la propria identità digitale. Tra sistemi di screening automatizzati e tracce lasciate online, la selezione cambia forma: non riguarda più solo ciò che dichiariamo, ma ciò che emerge nel tempo. Un’analisi tra aspetti pratici ed etici su come AI e social stanno trasformando il modo in cui veniamo scelti.

SÌ o NO: stiamo scegliendo davvero?

Quando esprimiamo un SÌ o un NO, pensiamo di compiere una scelta autonoma. Ma oggi quell’atto nasce sempre più all’interno di un contesto informativo modellato dall’intelligenza artificiale. Qui provo a vedere come gli algoritmi non influenzino solo i contenuti, ma il modo stesso in cui le opinioni prendono forma.

La delega cognitiva

Per secoli la tecnologia ha esteso le nostre capacità fisiche. Le macchine hanno sollevato pesi, accelerato movimenti, moltiplicato la forza del lavoro umano. Con l’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di diverso. Non stiamo più delegando soltanto il fare. Stiamo iniziando, lentamente e quasi senza accorgercene, a delegare parti del nostro processo cognitivo: la sintesi, l’analisi, la scrittura, perfino le prime forme di giudizio.