Cercare la pace

Dire che la pace è l'opposto della guerra è veramente troppo poco. Il modo di nominare la pace in diverse lingue ci parla di calma, quiete; di vita quotidiana e di mondi; di patti. E' troppo facile chiedere agli altri la pace, o cercare la pace come qualcosa che viene a noi da lontano, dal di fuori. In cuor nostra sappiamo che se non c'è pace in noi, non può esserci pace nel mondo. La via sta nel trasformare l'ansia in impegno. L'agire dell'essere umano impegnato nel lavoro è pro-mettere: 'mandare in avanti'. Verso la pace. La pace non è mai definitivamente raggiunta, garantita. E' sempre in fieri. Non è un dato, ma uno stato nascente. Il verbo 'cercare' ci indica un percorso. Cercare è 'girare intorno'. Se dunque la pace è un processo, un cammino, un viaggio, è un viaggio come eterno ritorno verso un luogo vissuto o sognato, dove si possa vivere tranquilli. E' un cerchio che sta a noi trasformale in spirale.

L’uomo di bolina nell’era degli agenti

Viviamo un passaggio silenzioso ma profondo: l’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere, inizia ad agire. Gli agenti autonomi coordinano processi, prendono decisioni, eseguono azioni in sequenza mentre noi arretriamo di qualche passo. Non credo che la questione sia soltanto tecnologica. È una questione di postura. In questo testo provo a interrogarmi su cosa significhi mantenere una direzione quando la velocità aumenta, su come restare responsabili mentre deleghiamo, su quale forma di maturità sia richiesta quando il vento dell’automazione soffia più forte.

La Guardianía del Sentido

Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.

Emmanuel Lévinas. L'appello del volto e la responsabilità

La parola/appello del volto è per Lévinas una sorta di ordine, un comando al tempo stesso etico e originario, a cui è necessario rispondere in modo responsabile. La perdita di responsabilità, a cui spesso assistiamo, è causata da un oblio etico, da una soggettività abbandonata a sé stessa, al proprio egoismo che talvolta sconfina nel delirio di onnipotenza.

Estar siendo: L’imperativo dell’agire nel pensiero di Miguel Benasayag

Per Benasayag, l’azione non è la manifestazione esteriore di un’essenza interiore già costituita. È al contrario il processo stesso attraverso cui ci costituiamo come soggetti. Questa inversione è radicale. Noi non agiamo perché siamo qualcosa, ma siamo qualcosa perché agiamo. Questa posizione filosofica ha immediate conseguenze esistenziali e politiche. Significa che non possiamo delegare la nostra esistenza a un’identità precostituita, sia essa nazionale, ideologica o professionale. Significa che ogni momento, ogni situazione, ogni evento richiede una scelta, un posizionamento, un’assunzione di responsabilità. Siamo condannati, ma anche liberati, dall’imperativo dell’azione.

Hermes e l'educazione connessa.

Educazione come movimento, conoscenza come diritto: viaggio nell'SDG4 Nel mondo antico, Hermes era il messaggero degli dèi. Volava tra Olimpo e Terra con sandali alati, portando parole, intuizioni e transizioni. Era il dio della comunicazione, dei viaggi, dei commerci — ma anche delle soglie, dei passaggi, delle trasformazioni. Oggi, in un mondo digitale che corre più veloce della luce, Hermes torna a parlarci. E lo fa con ali di fibra ottica.

Comunicare per rigenerare: il ruolo della sostenibilità digitale nella comunicazione

La sostenibilità digitale nella comunicazione è un campo ancora giovane, ma in rapida evoluzione. Servono nuove competenze, nuovi strumenti, nuove domande. Come misuriamo l’impatto di una campagna? Come bilanciare visibilità e sobrietà? Come formare i team su questi temi? La sostenibilità digitale non è un vincolo creativo, ma un’opportunità narrativa. Comunicare in modo sostenibile significa scegliere di generare valore, non solo visibilità. Significa costruire relazioni più sane, ambienti più inclusivi, messaggi più autentici.

On Mediation, Responsibility, and Genealogy as Method: A Response to Francesco Varanini

Francesco Varanini’s response to my essay Rethinking Meaning in the Age of AI, published on Stultifera Navis, approaches its subject with a seriousness of ethical intent that deserves recognition. His concern is clearly directed toward responsibility, judgment, and the conditions under which ethical agency remains possible in a technological environment increasingly shaped by automated systems. The difficulty lies elsewhere. His critique repeatedly misplaces the object under discussion, relying on a metaphor of enclosure that substitutes for analysis and attributes to my work positions it explicitly resists.

Tempi di "flottille", vascelli, navi, navicelle e di coraggiosi folli!

L’avventura della Global Sumud Flottilla è collegabile per me anche al progetto della Stultiferanavis, una iniziativa pensata per folli che nel mondo ignorante, insensibile e disumano attuale appaiono come saggi. - Questo è tempo di vascelli, di viaggi avventurosi e consapevoli, di naviganti coraggiosi e folli, resilienti ma soprattutto resistenti, persone comuni che sentono il richiamo etico e valoriale a fare delle scelte, sfidanti e rischiose, che vanno al di là delle appartenenze politiche, delle fedi e delle ideologie, per reagire alle ingiustizie, alla disumanità teorizzata e praticata e alle persecuzioni, esercitando la responsabilità per andare in soccorso di chi sta male o sta subendo una ingiustizia. In un mondo che va a rotoli siamo tutti alla ricerca di senso e di significati più profondi della nostra esistenza. Mettersi in mare aperto è un punto di partenza, anche per evitare il naufragio che si sta preparando sulla terraferma.

Caino non è il cattivo che pensi: le 6 lezioni (scomode) di Camilleri

Caino non è il cattivo che pensiamo. Rileggendo Autodifesa di Caino di Camilleri ho trovato sei lezioni attualissime su colpa, scelta e convivenza: come nasce la violenza (e come prevenirla), perché la responsabilità limita la vendetta, e come le istituzioni servono a riparare più che a punire. Non è un mito lontano: parla di noi, oggi—tra paura, conflitti e bisogno di regole giuste.

La trappola dell'empatia della leadership moderna

Ogni conferenza, corso MBA e sermone su LinkedIn alla fine raggiunge quel momento rituale in cui qualcuno dichiara solennemente che i veri leader devono essere "empatici". Le teste annuiscono, i consulenti sorridono, le stanze si illuminano di euforia autocelebrativa. Ma il culto dell'empatia non è saggezza, è per lo più una distrazione. La vera moralità richiede saggezza e responsabilità, non solo risonanza emotiva.

Segnalazione eretica in momenti drammatici

Drammatici sono i tempi di crisi e di guerra che stiamo vivendo. Lo sono sia per i fatti di cui siamo lontanamente testimoni, sui quali siamo costantemente e abilmente manipoltai, ma anche per la mancanza di reazioni di sdegno e per una passiva inazione che racconta molto del nostro mondo attuale e degli scenari distopici emergenti che si stanno preparando

Il valore della responsabilità nella comunicazione umana

In un mondo in cui la velocità rischia di travolgere la profondità, riportare attenzione alla responsabilità comunicativa è un atto controcorrente e rivoluzionario. Eppure è un atto alla nostra portata. Non c'è bisogno di fare grandi discorsi: basta iniziare dalle piccole interazioni quotidiane. Dalla prossima riunione. Dal prossimo messaggio. Dal prossimo conflitto. Dai figli.