Psicotico / Sano di mente

La domanda non è se si possa essere psicotici o sani di mente, perché quella è la domanda sbagliata. Finché la facciamo, accettiamo che il confine esista e che qualcuno abbia il diritto di tracciarlo. La domanda giusta è: chi decide cosa è realtà? Sano di mente, qui, non significa adeguarsi alla realtà esterna: significa mantenere la coerenza della propria visione abbastanza a lungo da costruirci qualcosa dentro.

Arte generativa: creatività o simulazione? (POV #30)

Hito Steyerl vs Mario Klingemann: tra critica e sperimentazione, la creatività diventa relazione tra umano e macchina. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui si producono immagini, e riguarda il modo in cui nasce la creatività. Nell’arte generativa, l’opera prende forma attraverso un dialogo con il sistema. Il prompt non descrive semplicemente un’immagine, ma apre un campo di possibilità. In pochi secondi, la macchina produce molte soluzioni diverse, spesso oltre l’idea iniziale. In questo passaggio, conta meno la creatività e di più la capacità di guidare un processo che resta in parte difficile da controllare. La distinzione tra arte e simulazione perde centralità. La simulazione costituisce l’ambiente operativo in cui si muove la creatività. Le immagini generate riorganizzano pattern e relazioni apprese da archivi che condensano decisioni umane. L’atto creativo si colloca nella selezione, nella curatela, nell’intervento su un flusso continuo. Il confronto tra Hito Steyerl e Mario Klingemann aiuta a capire meglio questo cambiamento. Steyerl legge l’AI a partire dalle sue condizioni materiali e politiche. Le immagini si inseriscono in infrastrutture economiche e militari; i dataset incorporano lavoro umano e memoria collettiva. La questione riguarda le relazioni di potere che attraversano ciò che viene prodotto. Klingemann assume invece la macchina come interlocutore e costruisce contesti in cui emergono forme inattese. L’algoritmo diventa uno spazio di co-produzione, pur privo di intenzionalità propria. Le immagini generate nascono da un intreccio di dataset, modelli, piattaforme e istruzioni. L’autore si distribuisce tra più agenti, alcuni visibili. L’intelligenza artificiale decentra la creatività e la colloca dentro un sistema di relazioni che include tecnologia, economia e politica. Si apre uno spazio per interrogare ciò che passa attraverso questa relazione, ciò che viene amplificato o escluso, ciò che prende forma senza una paternità univoca. La questione riguarda le forme di creatività che emergono quando il confine dell’autore diventa instabile.

Creatività strutturata e collaborazione trasversale

Tecniche di brainstorming e team cross-funzionali per l'innovazione organizzativa. Questo articolo era destinato a LinkedIn. Lo avevo concepito per quella platea, con il tono che la piattaforma richiede: un equilibrio calcolato tra competenza e autopromozione. Poi un recruiter mi ha chiesto, per l'ennesima volta, di inviargli il CV in formato Word per una valutazione di profili senior, dopo aver dichiarato di aver letto con interesse il mio profilo. Ho capito, ancora una volta, che il problema dei silos organizzativi inizia molto prima di quanto si pensi: inizia quando un'organizzazione non sa riconoscere l'informazione che ha già davanti. Così l'articolo è migrato qui, su Stultifera Navis, dove il lettore sa che l'esperienza sul campo e il rigore metodologico possono convivere senza bisogno di packaging promozionale. Quello che segue riguarda due strumenti concreti contro la frammentazione: le tecniche di brainstorming strutturato e la collaborazione cross-funzionale.

Intervista ImPossibile a Pablo Picasso (IIP #12)

Il minotauro e l’algoritmo Che cosa resta dell’istinto creativo nell’epoca delle immagini generate automaticamente? In che modo la tecnologia sta trasformando la nostra idea di autenticità, responsabilità e libertà artistica? Da una parte c’è il minotauro, la creatura metà uomo e metà animale che Picasso. Dall’altra parte c’è l’algoritmo, il simbolo della nostra epoca digitale, una logica impersonale che ordina, calcola e genera immagini decidendo cosa possiamo vedere ogni giorno. Accostare queste due figure significa raccontare la tensione tra ciò che nasce dall’esperienza umana e ciò che viene prodotto da sistemi che imitano tutto senza vivere nulla. Il Minotauro rappresenta la parte irrazionale, emotiva e imprevedibile della creazione, l’Algoritmo, la macchina che combina e simula. Pablo Picasso è stato un’esplosione di energia creativa e distruttiva al tempo stesso, che ha spesso usato come suo alter ego, il minotauro, una figura istintiva, capace di incarnare la forza creativa ma anche la violenza del mondo. Un artista che ha denunciato la violenza, ha rifiutato compromessi e ha sempre rivendicato la responsabilità dell’artista. La sua visione dell’arte è ancora attuale, come ad esempio l’idea che “l’arte sia una menzogna che ci permette di conoscere la verità”. Questa Intervista ImPossibile prova a interrogarlo per un confronto immaginario su arte, falsificazione, allucinazioni algoritmiche e potere delle immagini in un periodo in cui il confine tra vero e falso è diventato il cuore del dibattito sulla crisi dell’autenticità, sulla delega creativa e sul futuro della libertà artistica nell’era delle macchine generative.

L'ombra sul muro di pietra. Artisti al lavoro

Un artista, Andrea Martini, racconta come lui e il suo maestre Enzo Pituello hanno realizzato insieme una scultura. Il senso dell'opera -un toro- emerge nel corso del lavoro, sorprendendo gli stessi creatori. Appare così un modo di intendere l'arte: l’arte in realtà è in ognuno di noi e se è vero che “l’arte salverà il mondo”, questo potrà avvenire solo quando ciascuno di noi farà la propria parte.

Oltre il gregge: narrazione umanista digitale su libertà e volontà di potenza in Nietzsche

Nel vasto scenario della nostra epoca iperconnessa, in cui la rete domina l’esperienza quotidiana e la pressione sociale si insinua spesso come un’ombra silenziosa, emerge con forza il richiamo di un antico eppure eternamente attuale pensiero: quello di Friedrich Nietzsche sulla mentalità del gregge e la volontà di potenza.

Pensare il tempo

C'è un momento, nella giornata di ogni sviluppatore, project manager o consulente, in cui si ferma davanti al monitor e si chiede: "Quanto tempo ci vorrà davvero per completare questo task?" È un istante di vulnerabilità professionale, dove l'esperienza incontra l'incertezza, dove la metodologia si scontra con la realtà imprevedibile del lavoro umano. Quei numeri che abbiamo imparato a chiamare "story points" promettono di risolvere questo dilemma, di trasformare il caos della creatività in sequenze ordinate e prevedibili. Ma cosa accade quando la promessa non mantiene la realtà?

Generatividad creativa: dejar frutos, no solo rastros

Nel suo viaggio per i mari di tutto il mondo la Stultiferanavis sta incontrando persone in diverse parti del mondo. Questa visibilità che genera curiosità produce anche cose strane e interessanti. Sulla Stultiferanavis può capitare che un testo pubblicato sia apprezzato per i cuoi contenuti e per la qualità della scrittura e, per questo, tradotto in un'altra lingua. E' quello che ha fatto l'autore di questo testo, traducendo in spagnolo un articolo scritto in italiano da Calogero (Kàlos) Bonasia-

L’urgenza della creatività: educare al possibile, abitare il futuro

Questo ultimo articolo della serie si presenta in forma di dialogo, come esercizio di pensiero incarnato nel confronto tra due voci. F. è Fulgenzio, figura sapienziale e ricercatore del senso, voce narrativa che ha attraversato l’intero saggio. Non è un maestro dogmatico, ma un uomo che pensa camminando, dubitando, formulando ipotesi che restano aperte. G. è una giovane interlocutrice — studentessa, figlia, lettrice e coscienza inquieta — che pone domande essenziali, disarmate e attuali. La sua voce è quella di chi cerca un orientamento in un mondo che sembra non lasciare spazio alla possibilità di creare. Il dialogo si svolge in un luogo non definito — forse un’aula vuota, o una casa di campagna nel pomeriggio, un paesaggio mentale. Ma ciò che si dice in queste righe potrebbe dirsi ovunque ci sia ancora qualcuno disposto ad ascoltare davvero.

Creatività come comportamento sociale: oltre il mito del genio

L’idea di creatività è stata, nei secoli, progressivamente sequestrata da una mitologia individualista, che l’ha resa sinonimo di eccezionalità. Si è parlato, a lungo, del genio come di un essere eletto, solitario, dotato di facoltà misteriose, capace di operare l’impossibile al di là di ogni contingenza sociale. Questa figura, nutrita dal romanticismo e dall’estetica borghese, ha costruito attorno all’atto creativo un’aura di sacralità inaccessibile, alimentando una narrazione tossica e disabilitante: quella secondo cui “non tutti possono creare”.

Mutevolezza e potenza: il cambiamento come forma dell’essere

Viviamo immersi in una cultura che ha elevato la coerenza narrativa e la continuità logica a criteri supremi dell’identità, come se la stabilità fosse l’unico volto dell’autenticità. Eppure, la condizione umana, nella sua profondità ontologica, eccede questi confini artificiali. Ogni esistenza, se interrogata con sguardo fenomenologico, si rivela intessuta di fratture, discontinuità e metamorfosi — non come anomalie da correggere, ma come frammenti essenziali del suo disegno. Il cambiamento non contraddice l’identità: ne costituisce la premessa e la possibilità originaria.

I mostri della Creatività: una Fenomenologia del Silenzio Interiore

Un saggio sull’atto creativo come esperienza fragile e profondamente umana, spesso ostacolata da ferite invisibili e giudizi interiorizzati. Tra introspezione e analisi epistemologica, questo testo esplora i “mostri della creatività”, le dinamiche tossiche che inibiscono l’espressione, e il coraggio necessario per reclamare la propria voce in un’epoca di visibilità forzata e narcisismi digitali.