I pensatori del passato si confrontano con l'intelligenza artificiale
IIP – Interviste ImPossibili
Quando il pensiero del passato incontra l’AI
Questa serie nasce da una curiosità, che cosa direbbero oggi i grandi autori del passato di fronte all’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale non è solo tecnologia, ma anche un’opportunità per costringerci a rimettere in discussione ciò che credevamo acquisito, come l’idea di intelligenza, coscienza, responsabilità e relazione. In altre parole, il modo in cui definiamo noi stessi.
Ho scelto autori e intellettuali scomparsi di cui ho letto alcune loro opere in formato digitale, che hanno segnato il nostro modo di pensare - filosofi, scrittori, teorici - e ho provato a “riportarli in vita” per un dialogo sull’oggi. È un modo per riattivare pensieri ancora attuali, capire cosa resta vivo delle loro idee e scoprire come possano contribuire ad affrontare i dilemmi di oggi.
L’idea è quella di intervistarli come in un esercizio critico e, allo stesso tempo, come in un esperimento di immaginazione. L’obiettivo è riattivare il pensiero di questi autori, farlo dialogare con il presente e mostrare come le loro categorie possano ancora sollecitarci, aprendo nuove domande e prospettive utili alla nostra ricerca di senso.
In un contesto sempre più permeato da sistemi automatici, algoritmi decisionali e intelligenze addestrate sui nostri stessi linguaggi, l’AI diventa uno specchio. Non pensa al posto nostro, ma riflette ciò che siamo e pensiamo, attraverso le nostre categorie, pregiudizi e desideri. Per questo interrogare l’intelligenza artificiale significa, prima di tutto, interrogare l’essere umano per farne emergere le potenzialità, limiti e contraddizioni.
Come ho proceduto?
Il metodo segue questa stessa logica di rigore e immaginazione. Ho caricato su NotebookLM i loro testi, interviste e biografie per lavorare direttamente sulle fonti, senza tradirne il pensiero. A partire da quel materiale, ho costruito una traccia di domande sull’intelligenza artificiale, incrociandole con i loro concetti, temi e categorie ricorrenti nelle loro opere. Con l’aiuto di GPT, questa elaborazione è stata trasformata in un’intervista immaginaria che ne rispetta tono, stile e punto di vista dell’autore.
Se ti incuriosisce affrontare l’AI, come occasione per ripensare l’umano attraverso le idee di chi ha interrogato il mondo ben prima che lo facessero le macchine, queste interviste sono un invito a salire a bordo.
Intervista ImPossibile a Hannah Arendt (IIP #01)
Hannah Arendt (1906–1975) è stata una delle più importanti filosofe politiche del Novecento. Ebrea tedesca, allieva di Heidegger e Jaspers, dopo l’esilio negli Stati Uniti ha pubblicato opere fondamentali come Le origini del totalitarismo (1951) e La banalità del male (1963), che hanno cambiato il nostro modo di comprendere il potere, il male e la responsabilità individuale. La sua riflessione sulla fragilità della democrazia, sul linguaggio politico e sulla libertà rimane ancora oggi un riferimento imprescindibile. In questa “intervista impossibile” proviamo a immaginare cosa direbbe Arendt di fronte alle implicazioni dell’intelligenza artificiale.
Intervista ImPossibile a Susan Sontag (IIP #02)
Susan Sontag (1933–2004) è stata una delle più lucide e radicali voci critiche del Novecento. Scrittrice, saggista, attivista, ha esplorato i territori in cui arte, politica e dolore si intrecciano. I suoi libri Sulla fotografia (1977) e Davanti al dolore degli altri (2003) hanno cambiato per sempre il modo di guardare le immagini e di interrogarci sul loro potere. Per Sontag, fotografare significa appropriarsi del mondo, trasformare l’esperienza in oggetto, fissare la morte e il dolore in un fermo immagine. Ma le immagini non sono mai neutrali: “inquadrare vuol dire escludere”. Guardare il dolore altrui significa sempre misurare la distanza tra chi soffre e chi osserva, e diffidare del “noi” che si presume condividere. In questa “intervista impossibile” proviamo a immaginare cosa direbbe Sontag di fronte alle implicazioni dell’intelligenza artificiale.
Intervista ImPossibile a Gilles Deleuze (IIP #03)
AI e il desiderio di creare Gilles Deleuze (1925–1995) è stato uno dei filosofi più radicali e originali del Novecento. Tra le sue opere principali figurano Nietzsche e la filosofia (1962), Differenza e ripetizione (1968), Logica del senso (1969), L’Anti-Edipo (1972, con Félix Guattari), Millepiani (1980) e Che cos’è la filosofia? (1991). Il suo pensiero ha introdotto concetti chiave come il rizoma, il corpo senza organi, la deterritorializzazione, la critica alla psicoanalisi ed alla rappresentazione, e l’idea della filosofia come arte di creare concetti. Le sue analisi sul desiderio, sulla vita sociale e sulle “macchine” del capitalismo offrono ancora oggi strumenti utili per leggere e comprendere le tecnologie digitali. Che cosa direbbe oggi Deleuze, di fronte all’intelligenza artificiale?
Intervista ImPossibile a George Orwell (IIP #04)
L’AI come nuovo totalitarismo George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair, 1903–1950) è uno degli autori più influenti del XX secolo. Scrittore, giornalista e combattente antifranchista, ha denunciato i meccanismi del potere e della manipolazione con una chiarezza che ancora oggi inquieta. I suoi due romanzi più celebri – La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949) – sono parabole del totalitarismo moderno: il primo una satira contro la degenerazione del socialismo reale, il secondo una visione profetica della società della sorveglianza e del controllo mentale. Orwell credeva che la menzogna organizzata fosse la forma più alta di potere e che la verità, anche quando ridotta a una formula banale come due più due fa quattro, fosse l’ultimo baluardo della libertà umana. Cosa penserebbe il creatore del Grande Fratello davanti alla nascita di un’intelligenza che osserva tutto, capace di conoscere i nostri desideri prima ancora che li formuliamo?
Intervista ImPossibile a Italo Calvino (IIP #05)
Le città algoritmiche Italo Calvino (1923–1985) è stato uno degli scrittori italiani più visionari del Novecento. Dalla Trilogia degli antenati a Le città invisibili, fino alle Lezioni americane, la sua opera ha esplorato le possibilità del linguaggio e dell’immaginazione come strumenti per ordinare la complessità del reale. Tra i suoi concetti chiave vi sono Esattezza, Molteplicità, Leggerezza, Rapidità, Visibilità e Consistenza, qualità che sembrano descrivere perfettamente la natura stessa dell’intelligenza artificiale. Nei suoi scritti, Calvino si è confrontato con il pensiero combinatorio, con l’idea di letteratura come rete, con la possibilità di una “enciclopedia infinita del mondo”, anticipando molti aspetti della cultura algoritmica contemporanea. Come affronterebbe oggi Italo Calvino il tema delle città algoritmiche, dove dati, simulazioni e reti stanno progressivamente sostituendo la materia e la memoria delle città reali?
Intervista ImPossibile a Michel Foucault (IIP #06)
AI e il potere del sapere Michel Foucault (1926–1984), filosofo e storico delle idee, ha esplorato come la conoscenza e il potere si intreccino nei dispositivi che organizzano la vita sociale: il manicomio (Storia della follia), la clinica (Nascita della clinica), la prigione (Sorvegliare e punire), la sessualità (La volontà di sapere), l’economia e la sicurezza (Nascita della biopolitica). Nei suoi studi - da Le parole e le cose a L’archeologia del sapere, fino a Il pensiero del fuori - Foucault ha mostrato come ogni epoca costruisca la propria “verità” attraverso sistemi di classificazione, di esclusione e di controllo. Che cosa accade quando le forme del sapere si automatizzano? Chi controlla il sapere che ci controlla?
Intervista ImPossibile a Friedrich Nietzsche (IIP #07)
L’AI e la morte di Dio (e dell’uomo) Quale potrebbe essere oggi la risposta di Friedrich W. Nietzsche di fronte alla rapida affermazione dell’Intelligenza Artificiale? Filosofo tedesco tra i più influenti del XIX secolo, Nietzsche (1844–1900) ha rappresentato un punto di svolta nel pensiero moderno, elaborando il concetto di superamento dell’uomo e denunciando la profonda crisi dei valori occidentali. Critico severo della morale convenzionale e “profeta” della figura del superuomo, Nietzsche ha messo in luce le illusioni dell’Occidente, proclamando la “morte di Dio” e il conseguente senso di vuoto che ne deriva.
Intervista ImPossibile a Zygmunt Bauman (IIP #08)
AI e modernità liquida Come leggere l’intelligenza artificiale attraverso le categorie della modernità liquida di Zygmunt Bauman? Zygmunt Bauman (1925–2017), sociologo e filosofo polacco, è stato uno degli osservatori più acuti delle trasformazioni della società contemporanea. Con concetti divenuti ormai parte del nostro vocabolario ha descritto un mondo in cui tutto si fa instabile, fluido, provvisorio: relazioni, lavoro, valori, identità, persino la memoria collettiva. La sua opera, che attraversa oltre mezzo secolo di analisi critica, ha indagato gli effetti della globalizzazione, la precarietà esistenziale, il trionfo del consumo e l’erosione dei legami comunitari sotto la pressione di un mercato che trasforma persone e sentimenti in beni circolanti. In questa intervista impossibile, Bauman riflette su come l’intelligenza artificiale sia uno specchio della nostra epoca, un sintomo delle fragilità che abbiamo creato, delle paure che non sappiamo (vogliamo) nominare, e delle responsabilità che spesso preferiamo delegare alle macchine. Se la modernità liquida ha dissolto punti di riferimento e confini, che cosa rivela l’AI di noi, oggi? Da dove partire per comprenderla? Dalla tecnica o dalla nostra condizione umana?
Intervista ImPossibile a Stanley Kubrick (IIP #09)
AI, potere e fine dell’umano Come leggere l’intelligenza artificiale attraverso lo sguardo di Stanley Kubrick? Stanley Kubrick (1928–1999), regista, sceneggiatore e fotografo, è stato uno dei più lucidi interpreti del rapporto tra essere umano, potere e tecnologia. La sua opera ha raccontato il Novecento come un laboratorio di controllo e alienazione, ma anche come una tensione costante verso il mistero e l’insondabile. Da 2001: Odissea nello spazio a Arancia meccanica, da Shining a Full Metal Jacket, Kubrick ha osservato l’essere umano nel momento in cui la tecnica smette di essere strumento e diventa habitat, quando la macchina si fa specchio del suo creatore. Il suo cinema non immagina il futuro, lo interroga. Ogni film è un esperimento morale che indaga i limiti della ragione, la fragilità della coscienza e l’impossibilità di separare l’etica dalla conoscenza.
Intervista ImPossibile a Aaron Swartz (IIP #10)
Se la conoscenza può essere manipolata o generata da sistemi di AI che non controlliamo, che cosa resta davvero della libertà di accedere all’informazione? Aaron Swartz (1986–2013) è stato programmatore, attivista, teorico dell’accesso libero alla conoscenza. Coautore delle licenze Creative Commons, creatore dell’RSS, fondatore di Reddit e di Demand Progress, ha trasformato la rete in un contesto politico, un laboratorio di giustizia e partecipazione, non di profitto. Nel 2008, nel monastero di un eremo italiano, scrisse il Guerrilla Open Access Manifesto, un testo breve, militante, un appello per “liberare” la conoscenza scientifica dalle regole del copyright. Oggi, nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale rielabora e ridefinisce miliardi di dati - molti dei quali prodotti, condivisi o pagati da cittadini, ricercatori e comunità - chi controlla i dati controlla la realtà; chi controlla gli algoritmi controlla la sua interpretazione.
Intervista ImPossibile a Ivan Illich (IIP #11)
La dipendenza da AI Qual è l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla libertà individuale, sull’apprendimento, sul rapporto con il limite, sul corpo e sul futuro delle istituzioni? Per provare a rispondere, può essere utile tornare al pensiero di Ivan Illich (1926–2002), uno dei critici più lucidi della modernità. Storico, teologo e pedagogista, ha dedicato la sua vita a mostrare come molte istituzioni nate per aiutarci - la scuola, la medicina, l’economia industriale - abbiano finito per ridurre l’autonomia delle persone. Le sue opere principali, da Descolarizzare la società a La convivialità, da Nemesi medica a Energia ed equità, fino a Il genere e il sesso, hanno anticipato questioni oggi molto dibattute. Illich osservava che gli strumenti moderni, quando crescono senza limiti, diventano controproducenti. Invece di ampliare le capacità delle persone, le rendono dipendenti da servizi, professioni e apparati che si presentano come indispensabili. Secondo questa prospettiva, l’Intelligenza Artificiale non è soltanto una nuova tecnologia. Rappresenta il punto più avanzato di quella trasformazione che Illich descriveva come la tendenza degli strumenti a imporsi sulle persone, a definire ciò che è possibile fare e ciò che non lo è, a sostituire saperi e pratiche che un tempo erano parte della vita quotidiana. Per molti aspetti, l’“epilogo dell’età industriale” di cui parlava Illich è una condizione con cui ci confrontiamo ogni giorno.
Intervista ImPossibile a Pablo Picasso (IIP #12)
Il minotauro e l’algoritmo Che cosa resta dell’istinto creativo nell’epoca delle immagini generate automaticamente? In che modo la tecnologia sta trasformando la nostra idea di autenticità, responsabilità e libertà artistica? Da una parte c’è il minotauro, la creatura metà uomo e metà animale che Picasso. Dall’altra parte c’è l’algoritmo, il simbolo della nostra epoca digitale, una logica impersonale che ordina, calcola e genera immagini decidendo cosa possiamo vedere ogni giorno. Accostare queste due figure significa raccontare la tensione tra ciò che nasce dall’esperienza umana e ciò che viene prodotto da sistemi che imitano tutto senza vivere nulla. Il Minotauro rappresenta la parte irrazionale, emotiva e imprevedibile della creazione, l’Algoritmo, la macchina che combina e simula. Pablo Picasso è stato un’esplosione di energia creativa e distruttiva al tempo stesso, che ha spesso usato come suo alter ego, il minotauro, una figura istintiva, capace di incarnare la forza creativa ma anche la violenza del mondo. Un artista che ha denunciato la violenza, ha rifiutato compromessi e ha sempre rivendicato la responsabilità dell’artista. La sua visione dell’arte è ancora attuale, come ad esempio l’idea che “l’arte sia una menzogna che ci permette di conoscere la verità”. Questa Intervista ImPossibile prova a interrogarlo per un confronto immaginario su arte, falsificazione, allucinazioni algoritmiche e potere delle immagini in un periodo in cui il confine tra vero e falso è diventato il cuore del dibattito sulla crisi dell’autenticità, sulla delega creativa e sul futuro della libertà artistica nell’era delle macchine generative.
Intervista ImPossibile a Jacques Lacan (IIP #13)
Desiderio e AI Oggi viviamo circondati da tecnologie che classificano, predicono e ottimizzano. In questo scenario, l’insegnamento di Jacques Lacan torna sorprendentemente attuale. Che cos’è l’Altro nel contesto dell’intelligenza artificiale? Che forma assume il desiderio quando interagiamo con dispositivi che non parlano ma calcolano? E che ne è del soggetto quando il linguaggio diventa un’infrastruttura tecnica e automatizzata? L’opera di Lacan ha trasformato il modo di intendere la psicoanalisi, rendendola un discorso rigoroso sul linguaggio e sul desiderio. Per lui l’inconscio non è un luogo oscuro colmo di pulsioni, ma una struttura composta da parole, segni e connessioni che seguono una loro logica interna. L’intervista impossibile che segue prova a rimettere in circolo il suo pensiero, facendolo risuonare nel presente e mostrando come il suo discorso continui a sollevare le domande fondamentali del nostro rapporto con l’AI, il potere e il desiderio.
Intervista ImPossibile a Karl Marx (IIP #14)
L’AI e il futuro del lavoro Come cambia il capitalismo nell’epoca dell’intelligenza artificiale? È da questa domanda che nasce l’idea di interrogare Karl Marx come strumento critico per leggere un presente in cui lavoro, potere e tecnologia si stanno trasformando con una rapidità senza precedenti. Marx è uno dei pensatori più influenti dell’età moderna perché ha analizzato con rigore il legame tra struttura economica e rapporti sociali. Secondo lui, la produzione materiale non è soltanto un’attività tecnica, ma il terreno su cui si modellano le istituzioni, le identità e le idee. È l’“essere sociale”, afferma, a determinare ciò che pensiamo e il modo in cui viviamo insieme. Questa prospettiva è particolarmente utile oggi, quando l’intelligenza artificiale riorganizza la produzione, misura il tempo, automatizza il lavoro, governa il flusso dei dati e ridisegna i rapporti di forza tra chi possiede le piattaforme e chi vi lavora dentro. La sua analisi delle classi sociali, della produzione di valore e delle dinamiche di potere permette di leggere l’AI non come una semplice innovazione tecnica, ma come una nuova fase del capitalismo, con conseguenze profonde su lavoro, diritti e democrazia. Questa intervista impossibile adotta il metodo di Marx per interrogarlo sull’intelligenza artificiale non come semplice innovazione tecnica, ma come forza sociale. L’obiettivo è capire che cosa l’AI produce nella struttura della società, quali rapporti di potere rafforza, quali forme di lavoro trasforma, quali disuguaglianze accentua o ridisegna.
Intervista ImPossibile a Alan Turing (IIP #15)
I limiti dell’intelligenza Alan M. Turing non ha mai cercato di definire l’intelligenza in senso astratto. Non gli interessava stabilire che cosa sia il pensiero, ma capire come si manifesta, quali condizioni operative lo rendono osservabile, discutibile, misurabile.
Intervista ImPossibile a Roland Barthes (IIP #16)
L’autore è morto Roland Barthes è noto per aver insegnato a generazioni di lettori a diffidare di ciò che appare naturale. Il suo lavoro consisteva nello smontare i dispositivi che producono consenso. Barthes ha mostrato come il linguaggio racconta il mondo, ma allo stesso tempo lo organizza e lo semplifica spesso al prezzo di cancellarne i conflitti.
Intervista ImPossibile a Gregory Bateson (IIP #17)
Mente, natura e connessioni dell’AI Antropologo, biologo, cibernetico e filosofo del pensiero sistemico, Gregory Bateson (1904–1980) ha dedicato la sua opera a smontare la separazione tra mente e natura. Contro l’idea di una mente rinchiusa nel cervello o riducibile a un meccanismo logico, Bateson concepiva la mente come un sistema vivo di relazioni, diffuso nei circuiti che collegano organismi, ambienti, linguaggi e culture. Il suo obiettivo dichiarato era infatti «costruire un quadro di come il mondo è collegato nei suoi aspetti mentali», mostrando che il pensiero non è mai isolabile dal contesto in cui prende forma.