NOVITA'[2469]
Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?
Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?
Quando la sovranità perde il territorio
All’inizio avevo pensato di raccontare un’Italia poco visibile: quella delle imprese che provano a costruire intelligenza artificiale, a sviluppare competenze proprie e a misurarsi con il tema, sempre più discusso, della sovranità digitale. Avevo raccolto testimonianze, esperienze e casi concreti. Poi quel percorso si è interrotto, prima che potesse diventare un articolo. Forse è stato un bene: mi ha permesso di evitare un’altra disputa destinata a consumarsi fra entusiasmi, scherno e appartenenze, e di tornare su un terreno più vicino alla mia esperienza, quello delle infrastrutture, della continuità operativa e della responsabilità delle decisioni.
Per dimostrare di essere umani dovremmo scrivere peggio?
Il curioso paradosso di un'epoca in cui una subordinata, un trattino lungo o una citazione latina possono bastare a farci sospettare di essere macchine.
Magnifica Humanitas: un cantiere nascosto
L'enciclica di Papa Leone “Magnifica Humanitas” fornisce un ritratto dell’intelligenza artificiale tutt’altro che immateriale o magico. Dietro ogni elaborato dell’intelligenza artificiale si nasconde una rete intricata di cavi, centri dati, infrastrutture energivore e, soprattutto, persone.
Intelligenza artificiale: chi guida le danze?
Negli ultimi anni ci siamo scoperti incoerenti e confusi. Capaci di gesti di solidarietà e ancora assetati di guerra. Coltiviamo inquietudini e domande, politica e amore, pane e rose. La risposta a queste fragilità può essere affidata alle macchine pensanti?
Forgetting how to say “Thou”: artificial intelligence and the crisis of relation
Debates about artificial intelligence often focus on whether advanced systems might become conscious, sentient, or deserving of moral standing. While philosophically important, such debates can obscure a more immediate ethical transformation already underway: artificial intelligence is increasingly reshaping human relational life.
Meditazione cartesiana sulla razionalità aliena
Una 'Meditazione' sviluppata a partire da un confronto con un'AI, alla maniera di Cartesio, sul tema del confronto tra "razionalità umana" e "razionalità aliena"
Nei tempi dell'intelligenza artificiale, vivere in case appoggiate su palafitte. In margine al saggio di Palma Sgreccia
Il saggio 'IAetica su palafitte', prefazione di Tiziana Catarci, Armando, 2026, di Palma Sgreccia, invita ad assumere, di fronte all''intelligenza artificiale', una posizione saggia e critica, lontana dalla sudditanza. Ogni essere umano -non solo il tecnologo, il filosofo- è invitato ad assumersi il peso della scelta, della responsabilità morale e del dubbio esistenziale, rinunciando a ogni facile sicurezza.
I misteri di Dialog Society riaprono il dibattito sui contenuti (e il controllo) dei think tank che si occupano di Ai.
La recente fuga di notizie a proposito di un think tank altamente riservato denominato Dialog Society sta facendo discutere poiché secondo quanto riportato da una parte della stampa durante gli incontri si discuterebbe, fra l'altro, del futuro dell'Ai con la partecipazione di membri di alto profilo fra cui numerosi multimiliardari tra i quali i celebri Elon Musk e Peter Thiel come pure personaggi legati alla pubblica amministrazione americana (bipartisan), Governatori e alti funzionari della Difesa. Sembra interessante cercare di capire i "come" e i "perché" dello sviluppo dei think tank, strumento di partecipazione, spesso esclusiva che si è molto accreditato negli ultimi anni. Evitando però le facili tentazioni delle teorie cospirative in omaggio a un realismo più pragmatico. In particolare nel momento in cui i lavori riguardino una tecnologia così trasformativa e essenziale come l'Ai.
La grammatica che ci giochiamo
A partire dal report JPMorgan Beyond the Benchmarks e dal commento di Paolo Benanti, l'articolo entra nel merito della tesi secondo cui la competizione USA-Cina sull'IA si decide più su energia, capillarità di diffusione e governance militare che sui benchmark di performance dei modelli. A questa lettura geoeconomica l'autore affianca un piano linguistico complementare: l'espressione stessa "intelligenza artificiale" è un esorcismo linguistico mai del tutto interrogato, e le scelte grammaticali con cui si racconta il rischio "flash war" già concedono all'IA un ruolo da agente attivo. La conclusione propone di anticipare la domanda di Benanti su "chi scriverà le regole": i valori in gioco si stanno già incorporando ora, nella grammatica con cui chiamiamo questa competizione una gara.
Crescere con un consigliere artificiale
Per la prima volta nella storia, una generazione sta crescendo con un consigliere artificiale sempre disponibile. Un'opportunità straordinaria che solleva nuove domande su educazione, pensiero critico e formazione delle future generazioni.
La città: uno spazio che pensa
Questo saggio mette insieme due oggetti che di solito si tengono separati: la città e il modello linguistico. La tesi è che siano lo stesso tipo di cosa. Non in senso metaforico: sono entrambi ambienti cognitivi relazionali, spazi in cui si entra per pensare, ed entrambi sono costruiti, senza dirlo, intorno a un utente implicito che decide chi è incluso e chi resta fuori. Chi ha imparato a leggere il dominio iscritto nella forma di una città possiede già lo strumento per leggere quello iscritto nella forma di un modello. Non è un atto d'accusa contro la tecnologia. La tecnologia non è il pericolo: lo è l'attribuzione di un giudizio a sistemi che non ne hanno. Quello che segue è un esercizio di lettura, nella convinzione che stiamo costruendo l'ambiente cognitivo più pervasivo della storia a una velocità che supera la nostra capacità di leggerlo.
L'IA ci Presenta il Conto. Non Sono Sorpreso.
Chi ha vissuto l'alba dei social sapeva già come sarebbe andata a finire. Il copione è identico, cambia solo la posta in gioco. Quando hanno cominciato a circolare le notizie sui bilanci di OpenAI, molti hanno alzato le mani al cielo scandalizzati, come se qualcuno avesse loro sottratto qualcosa di prezioso senza preavviso. Io invece ho fatto quello che faccio spesso davanti alle grandi rivelazioni del mondo digitale: ho annuito, lentamente, con quella soddisfazione amara di chi ha già visto questo film.
Il Cursore Lampeggiava e Io Non Avevo Paura
Quarant'anni a braccetto con l'informatica, e adesso arriva lei: l'intelligenza artificiale. Che non è la fine della storia. C'era una volta un cursore che lampeggiava nel buio. Ricordo ancora il momento esatto in cui ho capito che la mia vita sarebbe stata per sempre diversa da quella degli altri, e non parlo di una rivelazione mistica né di uno di quegli episodi che nei film vengono accompagnati da violini commoventi e luce radente sul viso del protagonista, perché la realtà era molto più concreta, molto più rumorosa e profumava di plastica riscaldata e di quel particolare odore chimico che avevano i primi computer quando li accendevi e sembrava quasi che anche loro avessero bisogno di qualche minuto per svegliarsi, proprio come noi la mattina.
GEREM.IA
Mio racconto di fantascienza
Conceptual Proportions in Cognition
Indeed AI needs to be disarmed
L’umano custodito, l’umano che emerge
Una risposta epistemica alla Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV
Un passo ancora, Santità
"Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: disarmare. Disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L'IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale." Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 110.