NOVITA'[1626]
L’oggetto marginale come soglia epistemica
Ciò che appare marginale non è mai solo periferia: l’oggetto marginale diventa soglia epistemica quando l’osservatore assume la responsabilità di accoglierlo, trasformando ciò che era trascurato in nodo critico di riflessione, stimolo per il pensiero critico e apertura a nuovi orizzonti di conoscenza.
L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti
Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.
Quel che resta dell'ozio. Riflessioni sul vuoto che non riusciamo più a abitare.
Tra gite pianificate, selfie obbligatori e checklist di vacanza sempre aggiornate, sembra che il tempo non ci appartenga più. Ogni momento è già assegnato a un’attività, ogni pausa è una piccola performance da documentare. Ma se occupiamo tutto lo spazio con il fare, che spazio resta davvero per il pensiero, per quell’ozio che non produce nulla se non la possibilità di pensare?
Ontologie insorgenti. Città, codice e complessità oltre l’ordine moderno
Viviamo in un’epoca in cui l’ontologia – la domanda su ciò che esiste e conta – non è più dominio esclusivo della metafisica. Grazie a reti comunitarie, tecnologie accessibili e pratiche urbane distribuite, emergono nuovi modi di fare mondo. Ispirandosi alle riflessioni di John D. Barrow, questo articolo esplora il principio antropico come chiave per leggere non solo l’universo, ma anche città, codici e sistemi di governance. Le “leggi” che regolano l’esistenza non sono scoperte una volta per tutte, ma negoziate collettivamente, situate nei contesti. L’ontologia diventa un gesto progettuale: codificare condizioni di esistenza, proporre costanti locali, generare realtà vivibili. In questo senso, fare ontologia è oggi un atto radicale, creativo, profondamente politico.
Sei di cattivo umore? Colpa del social network!
Si frequenta il social network per passatempo, divertimento, voglia di socializzare e organizzare incontri e appuntamenti, per mantenere vivi contatti e forti le relazioni, per scambiarsi foto, commenti, testi ma anche nuove solitudini e sensazioni di malessere. A dirlo è una ricerca che associa il malumore di molti alla frequentazione di ambienti online come Facebook.
Furti di VIP e salvezza artificiale: chi ci crede davvero?
Un parallelo tra i furti improbabili ai danni di VIP in cerca di visibilità — come bagagli di lusso con gioielli e diamanti spariti sul treno oppure orologi da 200.000 euro persi dopo le vacanze — e le narrazioni utopistiche sull’intelligenza artificiale “benevola” che distribuirà ricchezza in modo equo. Entrambi i casi condividono lo stesso difetto: la sospensione del senso critico e l’accettazione di storie troppo perfette per essere vere. Con riferimenti ai lavori di Cathy O’Neil, Kate Crawford e Shoshana Zuboff, il testo invita a verificare, chiedere prove e diffidare delle narrazioni che promettono equità senza fornire basi concrete.
Quanti “idioti” incontriamo oggi?
Sto leggendo L’idiota di Dostoevskij.
Il dazio è tratto
Prima di iniziare una premessa e una rassicurazione. La premessa necessaria è che ciò che state leggendo null’altro è che un divertissement estivo, la cui origine è da ricercare unicamente nella ferma calura di un assonnato pomeriggio d’estate e il cui scopo è soltanto quello di saggiare se e come un pensiero rilassato, lieve, tendenzialmente sbadato, forse un po’ annoiato, diremmo quasi spiaggiato - insomma quella tipologia di pensiero che promana dalla tipica postura che si assume quando si sonnecchia comodamente sotto l’ombrellone o dondolandosi amabilmente su una amaca - possa essere in grado di contenere (più per un fatto casuale che causale) anche qualche spunto interessante.
Lasciate ogni competenza voi che entrate
In un’epoca in cui la complessità organizzativa paralizza l’azione, il metodo GE Work-Out si impone come strumento radicale e pragmatico per liberare energie e competenze. Nato all’interno di General Electric sotto la spinta di Jack Welch, questo approccio ha dimostrato come si possano abbattere burocrazie, accelerare le decisioni e valorizzare chi lavora “sul campo”. Il libro *The GE Work-Out*, scritto da tre dei suoi ideatori, racconta l’esperienza concreta di un cambiamento guidato dal basso, dove le persone propongono soluzioni e i manager decidono sul momento. Un modello ancora attuale per chi vuole rimettere al centro il sapere operativo e trasformare l’organizzazione in un organismo capace di agire, non solo di pianificare.
Macchine pensanti e pensiero umano: rileggere Louis Couffignal nell'era dell'intelligenza artificiale
Nel 1952, il matematico e ingegnere francese Louis Couffignal pubblicò un volume di dimensioni modeste ma dal titolo provocatorio: Les machines à penser. Un'espressione che, a distanza di oltre settant'anni, continua a interrogarci con rinnovata urgenza. Viviamo immersi in dispositivi che definiamo "intelligenti", eppure raramente ci soffermiamo a riflettere sul significato profondo del "pensare", né su quali aspetti di questa facoltà una macchina possa effettivamente replicare – o simulare.
I pani, i pesci e i manifestanti - Fenomenologia della politica in piazza (in Italia)
Qualche settimana fa, in viaggio, ascoltavo alla radio un interessante servizio sulle primarie americane: si parlava dell'affermazione dell'outsider Bernie Sanders nello stato del New Hampshire, e se ne sottolineava l'inusuale partecipazione popolare ai suoi raduni elettorali. Il tempo di accendere al tablet, alla prima area di servizio, e trovo le immagini di una sua uscita pubblica di particolare successo, in questo stadio di Los Angeles, qualche mese prima. Il dato sull'afflusso: 27.500 persone. Un grande successo, per Sanders e per tutti gli osservatori americani. Se giudicato con le misure italiane, sarebbe invece un flop.
La Notte della Repubblica: memoria di un’Italia in guerra con sé stessa
Tra il 1989 e il 1990 la Rai trasmise una serie destinata a restare nella storia del giornalismo italiano: “La Notte della Repubblica”, ideata e condotta da Sergio Zavoli.
Ingegneria sociale: studio dei comportamenti individuali alla ricerca di vulnerabilità umane
Parliamo di sicurezza informatica e di nuove tecniche finalizzate a carpire informazioni da usare per pratiche illegali e criminali. Sono descritte come tecniche di ingegneria sociale (social engineering) perché si basano sullo studio dei comportamenti individuali online alla ricerca (footprinting) di dati, informazioni e potenziali vulnerabilità per poi sferrare l’attacco. Sono tecniche cresciute in parallelo con il rafforzamento dei sistemi informatici e del software che rendono sempre più complicati un attacco informatico. L’essere umano presenta al contrario molte debolezze che possono essere sfruttate da un ingegnere sociale a proprio vantaggio.
Il recupero di una coscienza critica è auspicabile ma impossibile da produrre
𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐑𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨. - Viviamo tempi di alienazione ed estraniamento ulteriore dalla realtà. Per quanto artificiale e artefatta a causa delle convinzioni o credenze su cui si basa, con l’avvento dell’era digitale ci pone di fronte all’attacco più importante mosso alle nostre capacità cognitive. Le persone non sono preparate, ripiene di cumuli di sciocchezze e ridotti a meri consumatori, all’impatto della tecnologia sulla loro psiche. È come avere un televisore personale che ci portiamo sempre appresso e con quale crediamo di avere una relazione col mondo, ma non è così. Le APP di messaggistica sono lo strumento più importante di questo isolamento che porta le persone a credere di avere una relazione con qualcuno solo perché gli ha mandato un emoticon. - 𝑼𝒏𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒕𝒂𝒕𝒂 (𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒖 𝑺𝒐𝒍𝒐𝑻𝒂𝒃𝒍𝒆𝒕 𝒏𝒆𝒍 2021) 𝒎𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐.
L'intelligenza vegetale
Stefano Mancuso mostra come l’intelligenza non richieda un cervello, raccontando le sorprendenti capacità percettive, di apprendimento e memoria delle piante.
Intelligence offensiva: il metodo, non il mito
Ci sono libri che si leggono per svago e libri che si consultano per necessità. Poi ci sono quelli che si comprano per curiosità, e finiscono per lasciare un segno inatteso. Le Renseignement Offensif di Philippe Dylewski rientra in quest’ultima categoria. Non è una raccolta di aneddoti da spionaggio né un manuale scritto per specialisti. È un compendio di tecniche, strumenti e mentalità per cercare, verificare e usare informazioni in modo strategico. Non mi occupo più di OSINT dai tempi del mio congedo dall’Aeronautica Militare, ma il tema continua ad affascinarmi per la precisione metodologica che richiede. In Italia ho potuto conoscere e imparare da Giovanni Nacci, amico e ufficiale in congedo anche lui (Marina Militare), oggi il principale punto di riferimento in Italia per quanto riguarda la divulgazione sull’OSINT: capace di parlare a professionisti e pubblico generalista con lo stesso rigore che contraddistingue chi ha indossato una divisa.
Online siamo tutti diventati degli algoritmi
Da perfetti sconosciuti e presenze occulte sono diventati rapidamente oggetto di racconti, narrazioni, riflessioni e preoccupazioni. Chi è preoccupato pensa che possano, già oggi, condizionare e orientare le loro vite. Chi non se ne cura guarda con soggezione e simpatia la loro capacità di rendere le loro esperienze online piacevoli, convenienti e confortevoli.
"Mens sana in libro sano"
Mens sana in libro sano. Questo antico adagio, rivisitato per l'era moderna, non è solo un gioco di parole, ma la chiave per comprendere una profonda verità sul benessere della nostra mente. Mentre la saggezza classica legava la salute mentale a quella fisica, la nostra epoca ci obbliga a riconoscere un'altra essenziale fonte di nutrimento: il libro. Attraverso un'analisi lucida e profonda, esploreremo il concetto di "libro sano" e il suo ruolo vitale nella nostra dieta intellettuale. Scopriremo che la lettura non è un semplice passatempo, ma una vera e propria forma di terapia, un esercizio di resistenza cognitiva e uno strumento potente per la nostra autotrasformazione
Philiph K. Dick, how to build a universe that doesn't fall apart two days later, 1978
"Mi chiedo cosa sia 'reale'. Perché siamo incessantemente bombardati da pseudo-realtà create da persone molto sofisticate che utilizzano meccanismi elettronici molto sofisticati. Non diffido delle loro motivazioni, diffido del loro potere. Ne hanno molto. Ed è un potere sorprendente: quello di creare interi universi, universi della mente."
Ontologia punk. Versioni del reale e sintesi radicali nella progettazione contemporanea
Il reale non costituisce un dato. Si configura quale versione. E solo decidendo quali versioni consideriamo stabili possiamo affermare di possedere una visione del mondo. L'ontologia, in questo senso, non si riduce a una branca astratta della filosofia: si manifesta quale pratica collettiva e quotidiana che plasma continuamente il nostro modo di abitare il mondo. La cultura cyberpunk lo aveva intuito con straordinaria lucidità: la realtà costituisce un'interfaccia instabile, un campo semantico in costante riconfigurazione. Progettare – un piano strategico, una norma sociale, un sistema informativo – significa agire su quella instabilità. Ogni backlog è una dichiarazione implicita su ciò che conta. Ogni struttura di accesso e autorizzazione disegna una mappa invisibile del potere. Ogni metrica definisce cosa merita di essere misurato e, implicitamente, cosa può essere ignorato.